SCUSARSI DI AVER SBGLIATO E PECCATO
IN OGNI
AMBITO È SEMPRE LECITO?
Anche in politica non è raro e i “proseliti” non mancano
di Ernesto Bodini
Io credo che in politica i pentiti
e i falsi pentiti siano sempre esistiti, come pure coloro che commettono un
reato, qualunque esso sia, e poi una volta scoperti accampano scuse d’ogni
sorta sperando nella comprensione e nel perdono. Di primo acchito si potrebbe
dire che è fin troppo facile agire con leggerezza in qualunque ambito, e poi
correre ai ripari abusando della “non curanza” altrui del momento, magari con
l’illusione di non essere mai scoperti. È il caso, ad esempio, di chi commette
omicidi (femminicidi in particolare), in seguito ai quali una volta individuati
i responsabili fanno affermazioni come: «Ho
perso la testa...», «Non mi rendevo
conto di quello che facevo...», «Ho
avuto un raptus...» (da notare che in psichiatria tale affermazione è
impropria), ed altre giustificazioni che dal punto di vista penale hanno ben
poca (se non nulla) giustificazione, e tanto meno credibilità. Per quest’ultimo
esempio non vado oltre non essendo uno stretto addetto ai lavori, ma piuttosto
riprenderei in considerazione quel ricredersi di taluni politici che, scoperti con
la mano nella marmellata, o negano anche di fronte all’evidenza oppure chiedono
comprensione e clemenza in quanto non era nelle loro intenzioni... Questo
malcostume comportamentale che in questi ultimi decenni ha visto protagonisti
alcuni esponenti politici e amministratori pubblici di rilievo, non solo sono
entrati nel circuito della infedeltà e della non etica, ma hanno anche deluso i loro
elettori e chi li ha promossi sul campo. Ma a parte l’ambizione di ricoprire un
ruolo di prestigio e di godere di una certa visibilità popolare, cos’altro li
spinge ad inseguire la meta del “podio numero uno” e magari sino a raggiungere
elevati gradi di responsabilità? Generalmente sono persone che a monte avevano
(ed hanno) mantenuto un mestiere o una professione, al cui pensionamento
andranno ad aggiungere il cosiddetto vitalizio dopo un certo periodo di militanza
politico-istituzionale. Quindi, a coronamento di tutto ciò, l’ulteriore fascino
che li accarezza è quello che io definisco "vil pecunia" e, come se non bastasse,
il più delle volte l’ingordigia è senza fine tanto che per raggiungere un
maggior possesso di denaro o altri beni (anche per restituire certi favori a
chi li aiutati a scalare la vetta del potere), la circostanza che favorisce l’occasione
per commettere un reato è quasi inevitabile... Queste mie considerazioni non
devono essere intese quale accusatore tout court, ma come obiettive
constatazioni di tali eventi gran parte dei quali sono divulgati e approfonditi
costantemente dai mass media, e anche se questi ultimi a volte vanno un po’
oltre la realtà dei fatti, la verità resta indiscutibile. A questo punto come
libero cittadino anticonformista mi chiedo: quanto c’é da credere e fidarsi di
questi personaggi che farebbero carte false pur di raggiungere l’ambìto
potere? È pur vero che se si vuole e si deve (come è giusto che sia) essere
governati per non incorrere in una sorta di “anarchia”, un po’ di fiducia
bisogna averla, ma il dubbio rimane: a chi credere? E su quali prove concrete
basare il nostro e credere e la nostra fiducia? A mio modesto parere, proprio
perché non ho mai avuto queste velleità (di potere e denaro) nemmeno
nell’ambito del non profit, diventerebbe troppo facile dare per scontata una
risposta accusatoria e di sfiducia, ma al tempo stesso la prudenza non è mai
troppa tant’é che la somma dei casi discutibili (gravi e meno gravi) nel nostro
Paese sono stati fin troppi, quasi a “coprire” il buon operato di molti altri.
A tal riguardo mi sovviene quanto affermava Piero Calamandrei (1889-1956), uno
dei padri della Costituente: «Per fare
buona politica non c’è bisogno di gradi uomini, ma basta che ci siano persone
oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie: la
buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la
coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga
con l’essere un buon affare». Morale: dietro ogni premeditata realtà
negativa, c’é sempre qualcosa di tragico, ossia l’insicurezza propria che tende
a destabilizzare la sicurezza altrui.
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