Quanto resta ancora da fare per risalire la china...

 

QUANTO SI DOVRÀ ANCORA SCRIVERE DI

 UN PAESE CHE NON RIESCE A RISALIRE?

C’è poco da essere ottimisti di fronte a realtà quotidiane che 

ci penalizzano nei nostri diritti come l‘incolumità personale e 

collettiva. La burocrazia è un costante ed ulteriore nemico.

di Ernesto Bodini

Si continua a constatare assurdità e paradossi, oltre ad inefficienze che nel nostro Paese forse pochi notano o sono indifferenti. In questi giorni il presidente della Repubblica ha ricevuto al Quirinale gli atleti italiani in partenza per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026, assegnando loro (sia pur simbolicamente) il Tricolore. Inoltre, ha firmato 5 provvedimenti di Grazia a cinque detenuti e, pur non entrando nel merito delle motivazioni che solo a Lui competono, non riesco a concepire perché mai una parola per le migliaia di detenuti innocenti a causa di errori giudiziari; così mai una parola per i molti disabili che non riescono ad ottenere un posto di lavoro e ciò, nonostante le garanzie della Costituzione e di una specifica Legge. Stesse carenze le rilevo anche da parte del Pontefice e, quale attento osservatore da decenni, l’indignazione mi assale ancor più quando i suddetti ed altre figure istituzionali analoghe non spiegano, ad esempio, in cosa consiste l’evergetismo e quando magari pronunciano la parola eroismo (titolo che ogni tanto attribuiscono a qualche cittadino per una buona azione compiuta), non spiegano che non esiste l’eroe dell’azione ma unicamente della rinuncia e del sacrificio. I nostri rappresentanti ci ripetono sino alla “nausea” i concetti del diritto alla pace, ma non spiegano come potervi giungere non solo a livello internazionale, ma anche soltanto al nostro interno dove tutti i giorni si verificano reati d’ogni sorta contro la persona e contro il patrimonio. Sia ben chiaro che non è certo mia intenzione insegnare ai suddetti, ma non sarebbe  male se ascoltassero la voce e i pareri anche di chi “non conta”: è risaputo che a volte anche dalla bocca di una persona ignorante può uscire un suggerimento saggio, sia pur inconsapevolmente. La mai risolta questione degli immigrati in Italia sta diventando sempre più un problema sociale: attualmente i residenti sono oltre 5 milioni e, anche se una discreta percentuale si è ben inserita, un’altrettanta percentuale vive di espedienti e continua a delinquere: quanti nostri connazionali (di qualunque età) sono morti o hanno subito gravi lesioni per cause violente commesse da loro? Tutti quei morti sapevano che stavano uscendo di casa, ma non avrebbero mai immaginato che non sarebbero più tornati. Personalmente sono stato sempre propenso per l’unione fra i popoli (del resto il mondo è di tutti) ma nel nostro caso ad esempio, la promiscuità etnica, politica e religiosa non è stata certo un successo. Per quanto si continui a dibattere in Parlamento i molteplici problemi del nostro Paese non si risolvono: ogni corrente ha diritto ad esprimere la propria opinione e a fare proposte, ma per quanto si faccia la vita politica e sociale italiana è in permanente stallo... se non in continuo peggioramento (sic!).

È evidente che nessuno ha la bacchetta magica, ma proprio per questo mi chiedo: che certezze abbiamo noi “sudditi” che chi ci rappresenta abbia le necessarie competenze politico-gestionali oltre alla presunta buona fede? Va da sé che gestire un Paese implica molti requisiti (anche di cultura) che noi cittadini non abbiamo l’opportunità di verificare, se non deducendo dai risultati dell’operato di chi ha avuto l’ambizione di raggiungere quel potere e, come quanto su espresso, non si possono fare che determinate deduzioni. E intanto, tutti i giorni e un po’ ovunque si continua a morire per mani violente che solo in pochissimi casi si riesce a fermare... non certo a prevenire. Personalmente ho vissuto l’epoca del post ’68 in forma ovviamente passiva (ero molto giovane), e a seguire ricordo i determinati diritti conquistati; ma ricordo anche che allora non si considerava la burocrazia per quanto presente, e tanto meno la poliburocrazia, come un “ostacolo istituzionale”, ossia l’intreccio perverso fra politica e amministrazione che affligge da anni la macchina pubblica. Volendo elencare ulteriori problemi ed inefficienze all’italiana ci sarebbe da perdersi, ma per sintesi suggerirei la esaustiva pubblicazione “Riprendiamoci lo Stato. Come l’Italia può ripartire” degli autori Tito Boeri e Sergio Rizzo (Ed. Feltrinelli, 2020, pagg. 329, euro 18,00). Un lavoro copioso, ricco di constatazioni e dati di cui non vantarsi e che non mi sono stupito di rilevare; ma ho avuto e continuo ad avere seri dubbi sulle possibilità di una risalita, anzi, a mio avviso un declino ulteriore è assicurato anche perché in questi decenni, sono venute a mancare onestà e responsabilità civile in ogni ambito, sia da parte di molti cittadini che di diversi politici.


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