Quando all'informazione contribuiscono anche le Farmacie

 

QUANDO ALL’INFORMAZIONE CONTRIBUISCONO ANCHE LE FARMACIE 

Un esteso “foglio illustrativo” in distribuzione gratuita su tutto ciò

che c’é da sapere sulla prevenzione alla violenza contro le donne

di Ernesto Bodini 

Solitamente in farmacia ci si reca per acquistare farmaci e/o prodotti sanitari, o anche semplicemente per avere qualche consiglio dal farmacista. Recentemente mi sono recato in una di queste di Torino e tra i depliants illustrativi in distribuzione gratuitamente ho trovato e preso un (lungo) foglio illustrativo recante il titolo in caratteri cubitali: ”No alla volenza contro le donne per il benessere e la salute della società”, con l’invito a leggere attentamente le moltissime informazioni contenute nello stesso prima di dire: “Non mi riguarda”, e conservarlo perché si potrebbe avere bisogno di rileggerlo. Scorrendo tutte le voci si legge quanto segue. 1) Che cos’é la violenza di genere, la cui prima definizione di violenza contro le donne basata sul genere  in ambito europeo è contenuta nella Convenzione di Instanbul del 2011, ratificata dall’Italia con la Legge n. 773/2013; quindi, in sintesi, tutti gli atti di violenza fondati sul genere (maschile e femminile) che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, sia nella vita pubblica che nella vita privata. 2) Componenti, ossia relativi a maltrattamento: condotta attiva o omissiva che sottopone abituali vessazioni, provando sofferenze fisiche e/o morali, avvilimento e soggezione. L’elenco prosegue spiegando le voci di molestia di genere, violenza psicologica, violenza economica, atti persecutori (stalking), violenza digitale: cyber dating abuse (ossia accesso senza consenso a profili social o e-mail, e cyberstalking, doxing (pubblicazione in violazione della privacy), revenge porn (diffusione non consensuale di materiale a contenuto sessuale esplicito, sextortion (ricatto anche a fini di deanro per non pubblicare immagini intime, catfishing (creazione di un account con falsa identità per ingannare. 3) Cosa è necessario sapere per conoscere i sintomi, ossia riconoscere i campanelli d’allarme per capire come farsi aiutare, e a tal riguardo è consigliabile utilizzare i siti on line e gli strumenti di consapevolezza e di autovalutazione in merito ai diritti di tutela.  4) Bambini e adolescenti: violenza assistita, tale è stata definita dal CISMAI, ossia come il “fare esperienza da parte del minore o della minore di qualsiasi forma di maltrattamento compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre affettivamente significative, adulti e minori”. In questi casi “fare esperienza” per il diritto conta la percepibilità dell’atto non solo con il senso della vista, ma coinvolge tutte le componenti sensoriali con le quali un individuo è in grado di registrare e interiorizzare gli stimoli esterni; non solo vedere ma anche sentire e accorgersi di essere esposti agli effetti della violenza. 5) Violenza, sostanze e alcool, ciò è riferito all’assunzione di sostanze psicotrope, psicofarmaci e/o alcool da parte dell’aggressore rappresenta un fattore importante di rischio e può essere scatenante, rendendo la persona offesa più vulnerabile. 6) Come agire individualmente per prevenire e contrastare, e poiché la violenza maschile contro le donne  è una questione pubblica,  l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere (WOMEN) indica alcune azioni efficaci che sono le seguenti: approfondire la conoscenza  delle radici storiche e culturali del fenomeno, diventare  protagonisti di sensibilizzazione nella Comunità, educare le giovani generazioni al rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere, sostenere e credere alle persone offese, riconoscere i segnali di violenza e abuso, promuovere la cultura del consenso, rifiutare la normalizzazione e minimizzazione della violenza, isolare i violenti, richiedere anche collettivamente risposte e servizi adeguati, sostenere le organizzazioni che promuovono i diritti e la tutela delle donne. Inoltre, questo “vademecum” sottolinea l’importanza della denuncia proprio perché silenzio, sacrificio, illusione di cambiamento e non indipendenza economica sono gli alleati naturali della violenza di genere, specialmente domestica, e quando l’aggressore non è uno sconosciuto. 

Il foglio illustrativo è scaricabile anche sul sito www.womenandthecity.it

Personali considerazioni

Ovviamente nulla da eccepire  su questi suggerimenti che, se messi in pratica, dovrebbero preservare i rischi dal subire una violenza di genere, soprattutto nei confronti della donna... ancorché di minore età. Ma al tempo stesso mi chiedo: tutto ciò basta, o basterebbe a prevenire eventi di tale ignominia? Probabilmente sì, direbbero gli esperti che hanno studiato tale fenomeno, peraltro sempre più emergente. Ma a mio modesto avviso ci sarebbe da aggiungere quanto segue. Come ebbi modo di scrivere e divulgare un po’ di tempo fa, per quanto riguarda “il potere aggressivo maschile”... con licenza anche di uccidere, essendo la componente compulsiva prevalentemente di carattere sessuale, non mi pare si sia mai presa in considerazione, ad esempio, la fisiologia sia femminile che maschile. Per quanto particolarmente delicato questo aspetto mi permetto di evidenziare che mentre per la donna generalmente l’orgasmo ha una durata più consistente e in un eventuale susseguirsi..., per l’uomo la stessa è molto più breve e solitamente con una ben ritardata ripresa... Una differenza che forse apparentemente per alcuni dice poco o nulla, ma a mio parere non è priva di consistenza. Ecco che allora l’uomo si sente per certi versi inferiore, ma allo stesso tempo superiore perché favorisce la donna nella soddisfazione di concretizzare la procreazione, un dono prevalentemente suo e del quale decide  di avvalersi solo se lo vuole... Una specie di affronto per l’uomo che per antonomasia si reputa padrone assoluto della specie e, nonostante ciò, si sono ottenute conquiste come l’abolizione del reato di adulterio, il riconoscimento del diritto di abortire, e l’abolizione del delitto d’onore. Tutti provvedimenti che hanno di fatto reso la parità dei diritti, ma in parte sono stati uno “schiaffo” per l’uomo il quale ritiene sia venuto meno il senso del “suo” potere e del possesso. Inoltre, si aggiunga la carenza culturale e l’eccessiva libertà di agire in ogni luogo e circostanza, come pure la scarsa repressione degli eventi (con i suggerimenti su citati si spera in una più fattiva prevenzione), per non parlare della non certezza della pena detentiva per questi autori. Ma le mie riflessioni vanno oltre. Sarebbe oltremodo utile  che a seconda di certi atteggiamenti, inclusi quelli espressi dai mass media a cominciare da certe pubblicità (con l’aggravante della abolizione della censura cinematografica), in taluni soggetti dalla mente particolarmente labile vi è carenza della razionalità e quindi della scarsissima distinzione tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. Inoltre, è pur vero che la libertà di costumi (pensiero, parola, abbigliamento, modo di relazionare, etc.) sono stati una conquista, ma è altrettanto vero che vi sono donne che probabilmente non sono in grado di intuire sufficientemente le ingannevoli personalità di certi uomini, ancor peggio se conosciuti online.

È così che, in parte, sono nati i falsi miti e i falsi valori, un tempo inimmaginabili (o comunque poco) per la nostra cultura, per un’era moderna, sia pur non trascurando i tempi “bui” dei secoli scorsi. Mi rendo conto che l’argomento è particolarmente complesso e, non volendo prevaricare la sfera degli esperti, mi limito a rammentare quanto sosteneva Arthur Shopenhauer (1788-1860 – nella foto): «... ogni innamoramento (...) per quanto voglia mostrarsi etereo, ha la sua radice solo nell’istinto sessuale, anzi è in tutto e per tutto soltanto un impulso sessuale determinato, specializzato in modo prossimo e rigorosamente individualizzato. Già la vista della figura femminile insegna che la donna non è destinata a grandi lavori né spirituali, né fisici.  Essa sconta la colpa della vita non agendo, ma soffrendo coi dolori del parto, con la cura per il bambino, con la sottomissione all’uomo. del quale dev’essere una compagna paziente e serena». Ho letto più volte la vita e la personalità del filosofo tedesco, misogino e profondo ragionatore che, detto per inciso, non ha mai odiato una donna, e mi rendo conto essere per certi versi superato sui concetti della donna, ma ciò nonostante i fatti attuali ci dimostrano che ancora oggi la donna rappresenta il “capro espiatorio sacrificale”, in quanto primo essere umano erede (secondo la Genesi) del peccato originale, ma questa ovviamente non è una ragione per condannarla rendendola inferiore all’uomo, e tanto meno sopprimerla. Un'ultima osservazione: si sollecita continuamente l'educazione per il rispetto dell'una e dell'altro, a cominciare dagli adolescenti, ma il dilemma è se costoro non vogliono essere educati o rieducati, come intervenire?


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