Perchè "studiare" la burocrazia

 

PERCHÈ “STUDIARE” LA BUROCRAZIA 

Anche se non è una vera e propria materia di studio considerare origini, evoluzione e attività aiuta a prevenire o a ridimensionare gli effetti negativi

di Ernesto Bodini 

Dedicare il proprio tempo, o parte di esso, allo studio o comunque al sapere cosa è la burocrazia e cosa essa comporta, non è una fissazione o una mania, ma una necessità quasi quotidiana per essere preservati da tutte quelle assurdità e paradossi che penalizzano i nostri diritti e, a volte, ledono anche la nostra dignità. Personalmente me ne occupo da oltre sei lustri sia come cittadino-utente e sia come divulgatore, in ragione del fatto che il mio acquisire costante sia di esempio con finalità sociali. Sin dalla più giovane età ho recepito che la mia esistenza sarebbe stata “condizionata” da più eventi, e quindi proprio anche dalla burocrazia, e anche se nel periodo di giovane adulto (anni ’70-’80) della burocrazia non ne concepivo ancora significato e consistenza, successivamente mi sono trovato a dover affrontare i primi ostacoli, sia dal punto di vista delle relazioni con le P.A. e sia per “impormi” a tutela della mia salute (e disabilità) e sia per accedere ad un posto di lavoro. In pratica per diverse ragioni mi sono trovato solo di fronte a questo muro di gommapiuma, imparando a conoscere l’uomo burocrate di questa o quella P.A. Ma contemporaneamente agli eventi pratici si imponeva la necessità di conoscere anche la teoria, ad esempio prendendo in considerazione la Costituzione, qualche nozione sui Diritti e Doveri, come pure altrettante indicazioni relative alla Educazione Civica. Questi argomenti non sono mai stati approfonditi in nessun ambito scolastico, ma soltanto in modo sintetico impartite nozioni di Educazione Civica... magari fosse bastato. Ma con il passare degli anni e divenendo adulto e con la maggiore età (21 anni alla mia epoca), i rapporti con le P.A. sono diventati sempre più difficili e, in merito alle difficoltà burocratiche, ho imparato che se non ci si difende da soli nessuno ti soccorre, nemmeno l’associazionismo (a tutt’oggi non mi risulta che esista un’associazione di volontariato dedita esclusivamente a tutela dei cittadini contro la burocrazia). Devo precisare, però, che nel burocrate non ho mai visto un nemico ma una sorta di “avversario” con cui confrontarmi ottenendo un colloquio in presenza, il cui confronto visivo e verbale ci poneva sullo stesso piano..., ma oggi non è più così ad eccezione dei piccoli Comuni, dove tutti si conoscono... Nel contempo ho approfondito le mie ricerche sul vasto mondo delle P.A. soprattutto a livello locale, più invalicabile il mondo dei Ministeri peraltro non sempre disponibili a rispondere alle missive, come pure oggi, come ripeto, è sempre più difficile essere ricevuti da un funzionario o da un dirigente. È indubbio che la mentalità dei burocrati delle ultime due generazioni sono peggiorate, avvalendosi dei moderni mezzi di comunicazione: internet, tablet, cellulari, call cneter, Pec, etc. Un automatismo che sta invadendo sempre di più la sfera umana, tanto da ridurre al minimo il rapporto diretto tra cittadino e burocrate. Ovviamente i più penalizzati sono gli anziani, i gravi disabili e tutti quelli che non si sono “adeguati” acquisendo un mezzo informatico, o comunque non avendo dimestichezza nel relativo uso. Ma non è finita. Avere a che fare con la burocrazia è inevitabile incorrere nella sfera politica, sia pur indirettamente, proprio perché le figure apicali solitamente sono schierate e, a seconda della loro posizione politica anche se solo dal punto di vista ideologico, a volte il rapporto con il cittadino-utente ne viene compromesso... Ma per vivere in un regime democratico ci dovrebbero essere più trasparenza e disponibilità fra le parti, condizione questa che ridurrebbe tensioni e faciliterebbe la soluzione dei problemi del cittadino. Ma come ben si sa la burocrazia è tale in quanto implica una miriade di Leggi i cui linguaggio e interpretazione (burocratese doc!) spesso non ci compete, ma purtroppo (o a ragione) vige quel principio che dice: “La Legge non ammette ignoranza”; principio che di per sé ha una sua ratio, ma allo stesso tempo “impone” al cittadino la conoscenza di norme giuridiche che “regolano” proprio la burocrazia; e quando una Legge non esiste vale il principio: “Tutto ciò che non è legiferato (o normato) è opinabile”. Paradossalmente, nel primo ventennio post conflitto in Italia vi erano oltre 5 milioni di analfabeti (oggi sono circa 4 milioni quelli di ritorno...), e ciò nonostante le relazioni sociali e burocratiche erano più consone e rispondenti alle esigenze del cittadino, a differenza di oggi avendo molte fonti di immediata e mirata comunicazione. Allora la domanda è la seguente: è necessario studiare o sapere tutto ciò (o quasi) ruota attorno alla burocrazia? A mio parere sì, in caso contrario si continuerà a subire per ignoranza e non curanza, con le conseguenze del caso. Un’ultima osservazione: la letteratura, in versione cartacea e online, è assai cospicua e ricca di interessanti ed utili spunti storico-culturali, ma piuttosto scarna per quanto riguarda suggerimenti particolarmente utili per superare gli ostacoli che la burocrazia stessa produce un giorno si e l’altro pure. 

 

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