ONORE
AL MERITO PER OGNI INIZIATIVA SOCIO-CULTURALE
Ma non venga meno l’attenzione per chi non riesce ad usufruirne i frutti
di Ernesto Bodini
Se la vita è un mistero da vivere, come sosteneva un profondo filosofo, l’eresia politico-commerciale-istituzionale è una incongruenza da capire e soppesare... Da tempo si continua a parlare della povertà nel mondo le cui cause sono molteplici, una realtà che riguarda anche l’Italia che, tra diatribe ed eventi funesti d’ogni ordine e grado, non perde occasione per dare “sfoggio” alle sue evoluzioni anche attraverso slogan pubblicitari. È il caso, ad esempio, della incisiva pubblicità che in questi giorni campeggia un po’ ovunque che recita: “Io amo la cucina italiana. Riconosciuta patrimonio culturale, immateriale dell’umanità. La prima al mondo”. Una conquista gastronomico-culturale davvero lodevole vista sotto l’aspetto del progresso nella coltivazione dei nostri prodotti, e di conseguenza come utilizzarli tali da soddisfare ogni palato. No, anzi, non tutti i palati se si considerano i 6 milioni di poveri residenti in Italia, e moltissimi altri nel resto del mondo, i quali tutti i giorni non riescono ad unire il pranzo con la cena, e colazione e merenda neanche a parlarne. Detto ciò, non si vuole togliere i meriti a chi lavora nell’ambito dell’agricoltura e in tutti i settori correlati, anche per far conoscere la validità dei nostri prodotti, della nostra terra e dei nostri sacrifici. Per contro, però, diffondere con largo censo questa “ricchezza” a mio avviso stride nei confronti di chi non potrà mai usufruire di questi successi che, ad onor del vero, sono anche garanzia di posti di lavoro e di un estensibile commercio nazionale e internazionale.
Ma allora, come “mediare “ questa
comunicazione che ci eleva con onore nel mondo, ma allo stesso tempo assistiamo
a bocche affamate e a stomaci mai sazi? Apparentemente è un dilemma, ma a ben
riflettere si potrebbe ipotizzare di dare anzitutto meno risonanza dal punto di
vista pubblicitario e quindi mediatico, e parallelamente da questi esiti così
“fastosi” detrarre una cospicua percentuale di introiti per sfamare chi non
potrà onorare il decantato patrimonio mondiale. Se ciò non avviene, o comunque
molto poco, viene da dire che pancia piena non pensa a quella vuota, un monito
che dal mio punto di vista di anticonformista suona più o meno così: “Prima di
festeggiare certe (sia pur meritevoli) conquiste, si abbia il coscienzioso
dovere di garantire tutti i giorni un pezzo di pane e un piatto di minestra a
tutte le bocche vuote e silenziose, un silenzio colmo di dignità che solo loro
possono avere!” A questi, vada il mio pensiero di solidarietà... non
diffondendo tale eccessiva ostentazione pubblicitaria.
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