L'ESTREMA ASSURDITA' DELL'INGIUSTIZIA ITALIANA

 

L’ESTREMA ASSURDITÀ DELL’INGIUSTIZIA ITALIANA 

È sempre più facile incorrere in una ingiusta detenzione a causa di errori giudiziari... 100 mila in trent’anni in Italia le vittime dell’ingiusta detenzione

di Ernesto Bodini

È sempre molto triste e preoccupante quando si ha a che fare con la Giustizia, sia in bene che in male. Al di là di non commettere reati bisogna sempre tener conto che nel nostro Paese il dover varcare la soglia di un tribunale, io credo comporti uno stato di angoscia anche soltanto nel ruolo di testimone. Le persone inquisite e a processo di fronte alla Corte sono sempre vulnerabili, fanno eccezione gli spavaldi incalliti e quelli che “non hanno nulla da perdere”, ossia i recidivi. Ma lo stillicidio si fa sempre più pesante quando l’iter giudiziario diventa interminabile, in quanto le udienze vengono rimandate di volta in volta e non di rado con sorprese... Chi scrive non ha mai avuto esperienze del genere, ma quale osservatore e divulgatore degli eventi sociali credo sia un “dovere” provare a valutare questa realtà, soprattutto per capire i limiti del comportamento umano sia da parte di chi deve rispondere delle proprie azioni, di chi deve “discolparsi” per non aver commesso alcun reato, e sia da parte di chi è preposto a giudicare le parti in questione. Osservando alcune sequenze di carattere giudiziario diversi sono i drammi umani a confronto, sovente con colpi di scena che risaltano maggiormente le vicende in discussione, per non parlare poi dei “veri” drammi umani manifestati dai famigliari delle vittime presenti in aula. Durante tutte queste fasi si percepiscono potenzialità e soprattutto limiti dell’essere umano, come ad esempio quando si tratta di comunicare la sentenza, la quale ha coinvolto uomini con la grande responsabilità di decretare il destino delle persone. A questo punto vorrei intuire lo stato d’animo degli operatori giudicanti, ossia il loro stato d’ansia ma in particolare la loro coscienza, senza esprimere da parte mia alcuna ipotesi intuitiva... Inoltre, quando viene emessa la sentenza in aula, oltre al pubblico sono maggiormente presenti i famigliari della parte lesa e quando il responso non soddisfa le loro aspettative, le reazioni sono di comprensibile disperazione a volte con pianti e sfoghi senza contegno; per contro quando la sentenza ha invece soddisfatto le parti interessate, nella maggior parte dei casi l’esultazione (urla, abbracci, applausi) è anch’essa incontenibile... come voler proclamare una vittoria. In quest’ultimo caso a mio modesto parere in nessun caso ci sarebbe da festeggiare: gli effetti dei drammi umani andrebbero vissuti con più compostezza, anche perché non è detto che la sentenza di una condanna corrisponda sempre al vero: nel tempo è stato dimostrato che molte sono state le condanne ingiuste a causa di errori giudiziari. A questo riguardo particolarmente esaustiva è la pubblicazione “Innocenti. Il libro bianco dell’ingiusta detenzione” a cura dei giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, (ed. Giappichelli, 2025, pagg. 118, euro 19,00). Un minuzioso lavoro di ricerca ricco di cifre e dettagli che, in sintesi, ci portano a conoscenza che negli ultimi trent’anni in Italia sono state 100 mila le vittime dell’ingiustizia. Eclatante il caso più recente ha riguardato il pastore sardo Beniamino Zuccheddu, il quale dopo 30 anni di detenzione è stato scarcerato e poi assolto definitivamente per non aver commesso nessun reato. Un esempio ai limiti, e comunque non il solo, indipendentemente dalla durata di ingiusta detenzione, per non parlare poi del dramma del diritto di risarcimento che non viene facilmente riconosciuto a tutti i ricorrenti, previa dimostrazione di alcune condizioni e, in ogni caso, per poter ottenere il risarcimento danni occorrono mediamente dagli 8 ai 10 anni e, come se non bastasse, la maggior parte delle richieste vengono respinte. Insomma, un dramma nel dramma  (per il quale si indignerebbe anche William Sakespeare...) se si considera inoltre che ogni risarcimento a causa di un errore giudiziario corrisponde un danno erariale, che nessun giudice sarà chiamato a “rimborsare”, come pure non dovrà mai rispondere personalmente della sentenza punitiva non addebitabile alla persona lesa dall’ingiustizia. «Da quando esiste l’istituto di riparazione per ingiusta detenzione – fanno notare gli autori del libro –, soltanto un magistrato è stato condannato in quanto riconosciuto responsabile di aver causato un danno alle casse dello Stato... Nel giro degli ultimi trent’anni e più, lo Stato italiano ha speso oltre 900 milioni di euro in indennizzi per coloro che hanno subìto un’ingiusta detenzione». È un libro da leggere per rendersi conto di una situazione che nel tempo si è sempre più incancrenita, probabilmente anche per lo zampino della burocrazia quale ostacolo sempre presente un po’ ovunque e, indipendentemente dagli esiti delle vicende giudiziarie, c’é poco da esultare. Anche perché come precisano gli autori... «nel nostro Paese si prospetta un lungo percorso per diventare uno Stato in cui la libertà del cittadino sia sacra e inviolabile, se quando viene ingiustamente violata nessuno muove un dito, nessuno si scandalizza, nessuno interviene. E anzi, chi ha commesso questa ingiustizia viene promosso a più alti incarichi». Per ulteriori approfondimenti si possono consultare i seguenti siti:

www.errorigiudiziari.com

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