IL PARTICOLARE RUOLO DEL GIORNALISTA FREELANCE
In alcuni casi esiste ancora una “dicotomia” all’interno della categoria,
a maggior ragione se si è anche opinionisti non noti al grande pubblico.
di Ernesto Bodini
In questi anni mi sono sempre chiesto quanti sono i
giornalisti italiani che praticano come freelance. Non è solo una curiosità
numerica, ma è per capire quali difficoltà, o meno, incontrano esercitando la
professione, ossia il riuscire a proporre i propri articoli e/o reportage.
Personalmente, a parte qualche collaboratore giovane agli inizi per riuscire ad
“imporsi” in questo ambito professionale, non ho mai avuto l’occasione di
incontrare colleghi freelance, con i quali poter scambiare qualche
considerazione in merito al nostro ruolo, non tanto per essere maggiormente
considerati dai lettori quanto invece da altri “colleghi” dipendenti di una
testata (si notino le virgolette) ed eventualmente dagli stessi editori di
testate nazionali e locali. Ma perché questo preambolo? Semplicemente (si fa
per dire) per evidenziare le difficoltà nell’intrattenere rapporti con le
Istituzioni civili e religiose, sia per avere informazioni e sia per ottenere un
semplice riscontro ad una missiva di informazione e/o suggerimento anche in
veste di giornalista e di lettore. In questi ultimi anni ho avuto l’opportunità
di scrivere ad un quotidiano nazionale “offrendo” suggerimenti in risposta a
lettori che lamentavano, sulla opportuna rubrica, le difficoltà nell’ottenere
determinate prestazioni sanitarie, spiegando le relative modalità al fine di
superare la difficoltà; in un altro caso chiedendo di essere messo in contatto
con i protagonisti citati nei loro articoli, e ciò al fine di poter dedicare
anch’io un articolo. In ambedue i casi non ho avuto alcun cenno di riscontro.
Anche il Pontefice, al quale ho inviato due email non mi ha mai fatto pervenire
un riscontro, nonostante nelle mie missive mi sia permesso un paio di suggerimenti
su come giungere, sia pur tenuamente, alla pace tra i popoli in eterno
conflitto. Presunzione la mia? Niente affatto, forse utopia ma il non
rispondermi non mi ha certo reso più cristiano. E intanto, però, le Sue
invocazioni quotidiane (peraltro con espressioni che rasentano la retorica)
continuano a cadere nel vuoto... Altrettanta delusione da parte di assessori e
ministri ai quali più volte ho scritto sia in qualità di cittadino che di
giornalista per sollevare determinati problemi di interesse comune e quindi per
avere delucidazioni e/o giustificazioni, ma anche in questo caso i riscontri
sono stati molto rari. In merito a tutto ciò potrei fare diverse deduzioni ma
una primeggia su tutte: il più delle volte per essere ascoltati, letti ed avere
dei riscontri da questi lor signori, colleghi compresi, taluni affetti da
presunzione e poco umiltà, evidentemente bisogna essere delle “firme
importanti” o appartenere ad un certo Editore e se non a una certa casta; e non
di rado si è recepiti come troppo invadenti nel sollecitare una risposta,
specie se la risposta risulta essere troppo impegnativa... Per quanto riguarda
i colleghi non ho mai avuto nemmeno da essi una sorta di mutua collaborazione,
anche in più occasioni di un mio ruolo di addetto stampa di congressi, un
distacco che mi ha visto come una sorta di appartenente ad una “famiglia
estranea”, mentre l’etica professionale vuole, o vorrebbe, più solidarietà
senza per questo essere in alcun modo rivali e, in questo senso, personalmente
non ho mai inseguito la meta dello scoop. Tale rapporto è stato ed è un po’
diverso con qualche collega collaboratore di testate cosiddette minori,
solitamente non-profit, e comunque non sempre perché pure in questi casi anche
se il collega direttore responsabile di quella testata esercitava a titolo di
volontariato, a volte non mancava di supponenza ed egocentrismo. Il nostro
mondo professionale risulta quindi essere ancora assai variegato, e proprio per
questo non si può parlare di estesa pluralità dell’informazione, la quale
richiede alleanza, solidarietà e ovviamente più umiltà. La mia esperienza ha
superato i sette lustri negli ambiti della critica d’arte, della letteratura in
senso lato, delle problematiche sociali in genere, e dell’informazione
sanitaria e medico-scientifica in particolare, con il “privilegio” di aver
potuto varcare più volte la soglia di ospedali e in diretta descriverne
l’operatività; un’esperienza che dal punto di vista sistematico e della continuità
probabilmente non ha eguali. In buona sostanza non intendo fare ad alcuno un
vera e propria reprimenda, ma più semplicemente invitare i colleghi “più
distanti” da noi freelance a considerarci uguali: con o senza “padrone”,
affinché l’informazione loro e la nostra viaggi sullo stesso binario... onde
evitare di “disorientare” i lettori... anche se non si accorgono di questa
nostra dicotomia.
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