44a GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE DISABILI
In Italia siamo ancora lontani per cultura, umanità e
razionalità specie nell’ambito della politica e della imprenditoria privata
di Ernesto Bodini

Trascorrono anni e decenni e
ad ogni evento solitamente corrisponde una ricorrenza che, politici ed altre
figure interessate, si prestano a ricordare, onorare (fare moniti) e
all’occorrenza promettere eventuali migliorie. È il caso, ad esempio, del 3
dicembre di quest’anno (44°) per ricordare la Giornata internazionale delle persone disabili, un tasto dolente
non solo per gli interessati e per le loro famiglie, ma anche per i
politici-amministratori (a tutti i livelli) preposti ad affrontare i loro
molteplici problemi: in Italia sono circa 13 milioni le persone di tutte le età
affette da una disabilità fisica e/o psichica; un piccolo-grande esercito della
sofferenza e spesso anche della emarginazione, privato in molti casi anche dei
più elementari diritti (peraltro previsti dalla Costituzione e da apposite
Leggi): accesso allo studio con la garanzia dell’insegnante di sostegno, il
poter superare le ancora molte barriere architettoniche, come anche di poter
avere una occupazione lavorativa. A questo riguardo vi è la Legge n. 68/1999 che disciplina l’inserimento
nel mondo del lavoro degli individui appartenenti alle categorie protette,
supportandolo con appositi sostegni per le aziende, anche di tipo economico,
e collocamenti mirati
per i lavoratori. All’interno delle categorie protette
rientrano i soggetti
con disabilità, ma anche quelli affetti da gravi patologie,
oppure che vivono invalidità
psicologiche o situazioni sociali particolarmente gravi e
compromettenti, che minano la loro possibilità di inserimento nell’ambiente
lavorativo. Ma purtroppo su questo fronte vi sono ancora lacune, ovvero, gli
imprenditori privati in particolare non hanno ancora maturato la considerazione
e il rispetto della dignità umana, favorendo invece quella dei propri profitti
che, secondo loro, sarebbero maggiormente garantiti da maestranze fisicamente e
psichicamente integre; mentre non si rendono conto (e non vogliono) che vi sono
persone disabili che spesso hanno dei pregi che nemmeno il più illuminato degli
industriali immagina. Ora, un appunto va fatto anche ai politici che hanno
promosso la Legge 68/99, in quanto consente per gli imprenditori una
scappatoia: secondo l’Istat nel 2024 le assunzioni agevolate per le categorie
protette sono state appena 828, rispetto alle 250 mila totali; un dato sottolineato
dal fatto che centinaia di imprese hanno preferito pagare una multa piuttosto
che assumere un disabile e, ad oggi, tale multa pare essere stata in totale 82
milioni di euro. Da notare che la Legge precedente (analoga) la n. 482/1968, non prevedeva
questa “agevolazione” per gli imprenditori quindi, oggi, la Legge attuale è
meno garantista. Forse un po’ diversa è la situazione per quanto riguarda le
assunzioni da parte della Pubblica Amministrazione, la quale per “convenzione
istituzionale” non avrebbe alcuna ragione per non assumere persone con disabilità,
avendo partecipato o meno ad un bando di concorso pubblico.

Chi scrive si ritiene un esperto su
questo argomento ed altri correlati, e saprebbe come far fronte a tale
indecenza (disumanità), e pur non appartenendo ad alcuna associazione e/o
movimento politico, ha sempre agito
in piena autonomia. Va da sé che in casi come questi non basta che le
Istituzioni ci rammentino di conoscere e rispettare la Costituzione e le Leggi,
poiché sono loro le prime a doverle rispettare! Ora, richiamando la Giornata internazionale
delle persone disabili quale momento di attenzione, a mio avviso sarebbe più
utile che le Associazioni imprenditoriali di categoria e le Istituzioni
predisponessero incontri mirati, spiegando bene la cultura delle disabilità, ma
soprattutto non riconoscendo titoli di “Cavalierato” agli industriali che si
sono ingranditi elevando i loro profitti... e magari non aver mai assunto una
persona disabile. In buona sostanza o si è persone umane e responsabili o non lo si è; e in
quest’ultimo caso ci sarebbe da invocare il ritorno di una figura nobile come
Don Carlo Gnocchi (1902-1956, vedi foto in basso) che, come ben si sa, nel
dopoguerra accolse molti mutilatini e poliomielitici dando loro una formazione
spirituale, e preparandoli ad affrontare la vita dopo anni di collegio. In
effetti, documenti e dati alla mano, la stragrande maggioranza di loro hanno
avuto una occupazione e si sono formati una famiglia... alla faccia degli
(taluni) ignobili imprenditori. Concludo affermando che la vera cecità non è quella
visiva, ma quella interiore e in questi casi non c’é innesto che serva... se
non un bagno di umiltà, e il datore di lavoro che non intende assumere una persona disabile, un giorno potrebbe ritrovarsi ad essere un suo dipendente!
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