Generosità, ipocrisia e crisi di coscienza...

 

GENEROSITÀ, IPOCRISIA E CRISI DI COSCIENZA SI RIPETONO

Anche se soddisfare le esigenze di tutti è utopia, sarebbe più utile

e razionale poter ridurre il fenomeno degli aventi bisogno...

di Ernesto Bodini

Come ogni anno, anche quest’anno le richieste di donazioni per finalità sociali si sommano da parte di molte associazioni ed enti, proprio per sostenere una causa piuttosto che un’altra. Per quanto siano tutte lodevoli le intenzioni a ben riflettere ciò per certi versi rappresenta un dilemma, sia per il fatto che moltissime sono le realtà (nazionali e internazionali) da “sostenere”, e sia perché nei destinatari sollecitati per “l’obolo” si manifesta quella che io definisco essere una crisi di coscienza: perché sostenere questa associazione piuttosto che un’altra? E con quale criterio addivenire ad una scelta? A queste domande nessuno mi ha mai saputo rispondere, anche perché risposte non ci possono essere  dal punto di vista razionale, e quindi la nostra generosità (o presunta tale) rischia di restare nel limbo, se non nella pratica quanto meno nella ideologia, al massimo i più determinati decidono di fare una scelta, mirata o meno e spesso senza riflettere ulteriormente e a volte con poca convinzione.. Ecco che, alla resa dei conti, ci saranno associazioni che avranno avuto più attenzioni e altre meno, e i fruitori di queste ultime di conseguenza saranno le più penalizzate... Ma a parte l’essere generosi elargendo denaro, qualunque sia l’entità, a mio avviso non ci si mette ugualmente al riparo dalla crisi di coscienza, mentre sarebbe più utile e razionale responsabilizzare chi ha determinati poteri decisionali nei confronti di coloro che hanno particolari necessità, e trovo assai retorico se non anche ipocrita dare lustro ad iniziative festaiole quando non vengono rimossi i molti problemi esistenziali all’origine che, detto per inciso, non sono sempre necessariamente di carattere economico. Poi vi sono Enti pubblici (religiosi e laici) che una o due volte all’anno, solitamente  a ferragosto e a Natale, organizzano un pranzo sociale invitando al desco poveri e in solitudine, offrendo loro non solo un pasto caldo ma anche l’idea di una accogliente convivialità... condita di espressioni colme di umanità: amicizia, fratellanza, cristianità, etc. In questi casi, nonostante la generosa iniziativa, i bisognosi di quel pasto e di quella accoglienza sarebbero molti di più, oltre al fatto che l’esigenza di saziarsi si ripeterà anche nei giorni successivi e, poiché ciò non avverrà, anche in questo caso l’ipocrisia si ripete. Nel loro insieme i drammi sociali sono rappresentati da malattie, povertà e abbandono, e costituiscono un bacino imponente che dovrebbe essere preso in considerazione da chi ha determinati poteri facendo rispettare ad esempio l’art. 3 della Costituzione, e quindi attuando una politica più altruistica, concreta e responsabile che vada ancora al di là  del dovere istituzionale: il rispetto di quel concetto che si chiama uguaglianza. È pur vero che povertà ed emarginazione sono sempre esistite, ma non è mai troppo tardi considerare gli esseri umani sul piano della cristianità; un dovere che riguarda tutti noi e la politica e, a questo riguardo, per quanto possa non essere condiviso, non si faccia leva sempre sollecitando il popolo a donare anche una piccola somma, mentre  è bene cominciare a considerare l’essere umano cercando di inserirlo in un contesto sociale attraverso le varie opportunità... che non mancano. Ovviamente, fanno eccezione coloro che per scelta rifiutano tutto da tutti (ma non sono molti), ossia i cosiddetti misantropi. In buona sostanza, proprio perché il dovere-esigenza della solidarietà dura da sempre, meno pranzi conviviali di ricorrenza ma programmi più estesi e duraturi per garantire a queste fasce deboli un pasto e un tetto tutti i giorni, e il rispetto della loro dignità... senza interruzioni, sempre!

 

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