COMMENTO AL MESSAGGIO DI FINE ANNO 2025 DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA
di Ernesto Bodini
Va da sé che ogni figura istituzionale è da rispettare a
priori, specie se a livello apicale, e qualunque sia la loro “posizione”
politica e/o ideologica anche, se quest’ultima, da parte nostra non è
condivisibile. In primis, ovviamente il Capo dello Stato, attualmente il
presidente della Repubblica prof. Sergio Mattarella. Fatta questa doverosa premessa
vorrei cimentarmi in un breve commento al messaggio di fine anno (2025), andato
in onda sulle Reti Rai unificate e Canale 5. Come negli anni precedenti, anche
quest’anno ho seguito attentamente il suo intervento della durata di circa 15
minuti: impeccabile come sempre nella presenza, senza particolari inflessioni, in
piedi, quasi sempre immobile e con poche battute cigliari, oltre alla consueta
“abitudine” di toccarsi per tutto il tempo la fede nuziale: questa osservazione (che probabilmente sfugge a pochi),
a mio modesto avviso non vuole essere un appunto, bensì una conferma auto-affettiva
inconscia comprensibilissima che lo tiene ancorato ai suoi valori personali... e
istituzionali. Detto questo il presidente ha brevemente rievocato i più
importanti trascorsi che hanno turbato la serenità del Paese, come pure ha
fatto cenno ai problemi internazionali (conflitti bellici e non) che proseguono
ad oltranza. Incisivo è stato il suo richiamo alla pace (ovvia conseguenza),
menzionando pure quanto esortato dal Pontefice a conclusione del Giubileo
della Speranza. Un po’ retorico l’invito: “cosa
posso fare io?”, dando per scontato la necessità di inseguire pace e
serenità che, come la libertà, rientrano nei principi della nostra Costituzione
confidando nel dialogo reciproco e costruttivo, in quanto si tratta di essere
cittadini. Questi richiami-invito in ossequio agli 80 anni (nel 2026) della
Repubblica, che ricorda essere stati decenni di grande significato, onorando il
grande impegno dei padri della Costituente, senza trascurare alcuni progetti di
riforma come quella agraria. Nel citare l’istituzione del Servizio Sanitario
Nazionale a garanzia dell’universalità dello stesso, mi sarei aspettato un
richiamo a chi di dovere per la non efficienza giacché 6 milioni di italiani
hanno dovuto rinunciare a farsi curare, e questo non è garanzia di universalità
e tanto meno porre al centro la dignità della persona con diritto di uguaglianza:
coloro che non possono essere curati evidentemente non sono uguali... Per
quanto riguarda l’informazione ha rammentato il concetto di pluralismo, ma non
ha fatto cenno, alle conseguenze (negative) dovute, ad esempio, alla abolizione della censura cinematografica,
e in merito ai giovani che cadono per mano di ideologie con conseguenti
comportamenti di violenza, mentre sarebbe stato “doveroso” rievocare le varie
cause che vanno oltre i messaggi televisivi e cinematografici. È pur vero che
le Istituzioni si dimostrano più forti del terrore, ma è altrettanto vero che
se non si rimuovono le cause la nostra incolumità sarà sempre più a rischio.
Bene ha fatto comunque a ricordare il sacrificio dei magistrati Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino, grandi figure istituzionali decedute per mano
criminale nel 1992, ma altrettanto bene avrebbe fatto a ricordare anche il
magistrato Rosario Livatino, anch’egli deceduto nel 1990 per analoga causa...
con la differenza di aver rifiutato la scorta per “non lasciare vedove e orfani”.
Ovviamente non sarà stata una dimenticanza, ma ciò non toglie il fatto
che una “sottolineatura rievocativa” sarebbe stata più che opportuna. Per quanto riguarda la menzione a
lacune e contraddizioni sul basso livello di istruzione, mi sarei aspettato un
intervento con maggior vigore, non solo ricordare che ancora oggi sono 4
milioni gli analfabeti di ritorno, ma per il comparto istruzione che andrebbe
rivisto in molte su parti come ad esempio suggerendo iniziative per tutelare il
corpo insegnanti e gli stessi allievi da episodi di bullismo e aggressioni, che
peraltro avvengono anche in ambito sanitario. Il presidente ha precisato che la
grandezza del nostro Paese è data dalla forza e dalla coesione sociale nella
libertà e democrazia, e anche per questi aspetti mi sarei aspettato una
giustificazione in merito ad alcuni articoli della Costituzione che sono elusi
(es. artt. 3 e 32), venendo meno la trasparenza tra P.A. e cittadini in quanto
i reciproci contatti non sono più “de visu” ma virtuali (online). In merito ai
citati concetti di povertà, ingiustizie e disuguaglianze avrei avuto “conforto”
se il presidente fosse stato più incisivo nello stimolare le forze politiche di
Governo ad adottare le opportune misure per contrastare questi mali la cui
rimozione, appunto, è suggerita dall’art. 3. Ma poiché molte inottemperanze ed
ingiustizie sono causate dalla burocrazia, Egli non ne ha fatto minimo cenno,
come pure il fatto che i ministri non rispondono alla corrispondenza dei
cittadini (che peraltro mi risulta non essere copiosa). Anche se ciò, credo che
lo avrebbe reso “impopolare”, a mio dire un Presidente che rappresenta un
popolo, non solo sulla Carta, dovrebbe prendere una posizione più diretta mentre,
come sappiamo, nel 2024 ha firmato il Decreto sulla abolizione dell’art. 323
del C.P. relativo all’abuso d’ufficio. Ma anche di un altro problema non ha
fatto menzione, ossia la realtà che riguarda i detenuti innocenti a causa di
errori giudiziari, che in 30 anni sono stati circa 100 mila; come pure i problemi
delle persone disabili non sono stati menzionati, e a riguardo avrebbe dovuto
“spronare” i rappresentanti degli industriali che spesso disattendono la Legge
relativa alla assunzione delle categorie protette. Verso la fine del suo
messaggio ha precisato: «Nessun ostacolo è
più forte della nostra democrazia»; una affermazione forte ma la cui
consistenza troverebbe riscontro se tutti gli articoli della Costituzione
fossero rispettati contemporaneamente dai cittadini e dalle Istituzioni. E,
rivolgendosi ai giovani in particolare, l’invito finale tra l’altro è stato: «Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro
futuro. Siate responsabili come la generazione che, ottant’anni fa, costruì
l’Italia moderna». Un invito non privo di senso paterno, oltre che
istituzionale, ma che a mio avviso quale osservatore ed esperto di tematiche
sociali, allo stato attuale troverà ben poca accoglienza... e le cause sono
tante, davvero troppe!
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