Cittadinanza onoraria quando e perché

 

CITTADINANZA ONORARIA QUANDO E PERCHÈ

Alcune “severe” considerazioni di un anticonformista

di Ernesto Bodini

Ben vengano i riconoscimenti pubblici quando però le motivazioni hanno un senso di razionalità e non di “convenienza” che a volte equivale a ipocrisia. Mi riferisco, ad esempio, al riconoscimento della Cittadinanza Onoraria da parte dei Comuni una volta che hanno avuto la segnalazione del destinatario prescelto. Solitamente i cosiddetti meritevoli appartengono a diverse classi sociali, che si sono distinti in campo culturale, sociale, scientifico o umanitario, e adesso anche sportivo. Per quest’ultima disciplina pare che a breve il Comune di Torino riconoscerà la Cittadinanza Onoraria al 24enne Jannik Sinner, che tutti conoscono quale campione mondiale di tennis. Sia ben chiaro, personalmente non ho nulla contro questo signore, che neppure conosco, ma per il solo fatto che con i suoi risultati sportivi ha entusiasmato le folle (oceaniche), non mi sembra giustificato tale riconoscimento come se non bastasse la popolarità raggiunta... oltre ai notevoli guadagni. Ho sempre saputo che riconoscimenti e benemerenze solitamente si elargiscono a persone che non siano in verde età, e il solo fatto di aver contribuito (indirettamente) ad ampliare la vetrina di una città, ritengo essere una sorta di forzatura e magari con qualche altra motivazione... Una città come Torino che allo stato attuale presenta molti problemi politici e sociali di varia natura, non dovrebbe “distrarsi” dagli stessi con una iniziativa del genere che, seppur di breve durata, quel riconoscimento sarà immortalato nell’Albo delle Cittadinanze Onorarie torinesi e, i posteri che non hanno conosciuto i “beneficiati", crederanno di aver avuto concittadini importanti..., non importa per cosa se non l’essere annoverati in quell’Elenco. Ma per dirla sino in fondo, ai fini morali ed intimi quale valore può avere il fatto di aver ricevuto la Cittadinanza Onoraria da un Comune? La risposta più diretta la possono dare gli interessati, ma se posso azzardare una interpretazione, credo che gli effetti appaganti siano alquanto effimeri e non credo sempre di esempio per i contemporanei e soprattutto per i posteri, specie se i designati si sono distinti in discipline “ludiche” come lo sport che ha creato loro notevoli guadagni e popolarità oltre un certo limite... manco avessero salvato il mondo. Io credo che questi personaggi, anche se sono rari, non se ne abbiano a male se non prescelti per una simile onorificenza, mentre per contro un certo ritorno di immagine l’avrebbero le Istituzioni promotrici, in quanto condivise dalla popolazione residente che ritengono tale iniziativa degna di un Comune, di una Regione e di uno Stato. Ricordo che nel settembre 1986, in occasione di un convegno scientifico internazionale, il Comune di Torino riconobbe la Cittadinanza Onoraria al medico scienziato Albert. B. Sabin (scopritore del vaccino antipolio), e la cerimonia durò pochi minuti anche se l’autorevole personaggio avrebbe meritato una più estesa acclamazione per i meriti che tutti conosciamo, o dovremmo conoscere.

Ma poiché l’umanità vive anche di riconoscimenti, sarebbe bene che i politici-amministratori trasmettessero ai loro concittadini gli esempi di vita che hanno dato certi protagonisti, in particolare se di grandi azioni umanitarie e non ludiche come lo sport. A questo riguardo sarebbe più razionale e giustificato dare censo alle azioni filantropiche, ossia a coloro che per loro natura hanno privilegiato quell’evergetismo di cui solitamente non si vantano. Un comportamento di rara imitazione, proprio perché il loro operato umanitario ha tutt’altri orizzonti! Un’ultima constatazione: nel corso della storia molti autorevoli protagonisti pro-umanità, sono caduti nell’oblio; tra questi il cattedratico torinese prof. Pietro Giani (1904-1963), insigne oculista, primario per venticinque anni all’ospedale Maria Vittoria di Torino, che prima dell’avvento dei farmaci antivirali, negli anni ’40-’50, si dedicò ad innesti di cornea animale (cani e cavalli) in esseri umani affetti da cheratite herpetica, ridonando loro la vista. Anche per questa ragione (della quale sono molto documentato), per ricordarlo ho il piacere-dovere di riproporne qui l’immagine.

 

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