Una società in continua disgregazione...

 

UNA SOCIETÀ IN CONTINUA DISGREGAZIONE...

Non servono encomi per chi ha compiuto il proprio

dovere, ma più tutela per la loro e la nostra incolumità

di Ernesto Bodini

Più la criminalità aumenta e più crescono le preoccupazioni, come pure aumentano anche le vittime e le relative conseguenze, come il fatto che parte di esse erano ancora in età di lavoro, alcune hanno lasciato figli orfani, aumento delle pensioni di reversibilità,  ulteriori costi diretti e indiretti, etc. Tra queste vittime anche i tutori dell’Ordine, quindi riduzione del personale, peraltro sempre più insufficiente rispetto al dilagare dei molti problemi da affrontare di loro competenza. Per contro, coloro che si sono particolarmente “distinti” vengono designati per un encomio e, in casi particolari (ma quali?), proposti per una dedica alla memoria e magari con una via o una lapide. Ma a mio avviso credo sia più necessario incrementare il numero dei tutori dell’Ordine e nello stesso tempo predisporre azioni di maggiore tutela anche per loro, ma purtroppo allo stato attuale ciò non è sufficiente: si continua a contare morti caduti sul campo ed ulteriori invalidi. A questo punto mi chiedo: quanto può appagare una medaglia, una pergamena o una menzione d’onore se per tutelare l’incolumità di noi cittadini rientra nel loro dovere, e ovviamente garantire loro maggiore sicurezza nell’esercizio delle loro funzioni? Ogni volta che un tutore dell’Ordine (non servitore dello Stato come popolarmente si è soliti affermare, ma al servizio della collettività avendo lo Stato come datore di lavoro) muore per causa di servizio alle esequie l’omelia è un rito dalle espressioni che rasentano il pleonasmo, mentre sarebbe più razionale dedicare poche parole e strettamente “personalizzate”, anche se di fronte a Dio (persone oneste e criminali) siamo tutti uguali. Quindi lo sforzo delle Istituzioni dovrebbe comprendere una maggiore considerazione della Persona, sia pur con quel lieve distinguo che non deve però spersonalizzare. E ora che anche una certa fascia di minorenni entra a far parte della società del malaffare, la convivenza diventa sempre più difficile e problematica e, dai dati che emergono, è compito della politica, o per meglio dire di chi ne è preposto, studiare più a fondo come arginare il fenomeno e in caso di insufficiente capacità, sarebbe bene rivedere sia la Costituzione che determinate Leggi. Ad aggravare il tutto sono convinto che da quando le Istituzioni dialogano direttamente sempre meno con i cittadini, doveri e diritti da ambo le parti si sono ridotti al minimo, tant’é che sino a non molti anni fa questi problemi erano poco più che percettibili, anche perché, diciamolo pure, a quei tempi avevamo meno ospiti che hanno creato una promiscuità incontenibile e ingestibile di molte etnie... si noti che non ho usato volutamente il termine razze: si tratta di essere garantisti sino a prova contraria, ma il garantismo viene a vacillare quando chi di dovere non è in grado di gestire la vita del Paese. Ma come ben si sa, bisogna acquisire la propria coscienza e, in attesa di tempi e possibilità migliori, poco censo ad encomi e riconoscimenti vari e, ovviamente, una prece non la si nega a nessuno! Queste mie considerazioni, espresse con convinto anticonformismo, vogliono essere nel contempo un invito al rispetto dei diritti e doveri di tutti, e solo chi non ha mai sbagliato può scagliare la prima pietra. Quindi nessuno. Concludo affermando che in attesa della Riforma definitiva della Giustizia (separazione delle carriere in primis), si provveda con urgenza a riconsiderare la posizione di tutti i detenuti innocenti (tuttora ancora molte migliaia) a causa di errori giudiziari. Esseri umani ai quali si è tolta indebitamente la libertà, ma per fortuna non la dignità. E se tale dignità va rispettata anche a chi è deputato ad emettere sentenze, sarebbe bene che rammentino che “condannare un innocente” equivale a “favorire la recidività del colpevole”.

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