UNA CITTÀ
CHE NON C’E PIÚ...
Non sono pochi gli aspetti di “degrado” urbano, aggravato dalla scarsa trasparenza e possibilità di comunicare “de visu” con le P.A.
di Ernesto Bodini
Com’era la coreografica Piazza Carlo Felice prima della Metropolitana
Se si volesse girare per tutta Italia alla ricerca di qualche città che si possono definire un fiore all’occhiello, io credo che non siano molte, a differenza di quelle che hanno subìto una metamorfosi innovativa nel rispetto del decoro urbano e sociale. Tra le più disdicevoli, a mio avviso, per diversi aspetti sarebbe da citare anche Torino che un tempo, oltre ad essere stata capitale d’Italia, vantava per meriti definizioni come la “Città magica”, la “Parigi italiana”, “Città d’Arte” grazie al suo glorioso passato storico, e al ricco patrimonio culturale come le Residenze Reali e il Museo Egizio. Ora, fin qui c’é da esserne fieri, ma come si è potuto notare in questi ultimi tre decenni, la città ha subito una serie di metamorfosi sia dal punto di vista ambientale, industriale e della costante promiscuità degli abitanti. Ma a parte quest’ultimo aspetto sul quale ci sarebbe molto da discutere, i continui cambiamenti strutturali incrementati con la realizzazione della metropolitana, l’incuria e il traffico disordinato (ma anche disorientato), hanno reso il capoluogo subalpino una residenza caotica non solo a causa dell’operato discutibile delle diverse amministrazioni, ma anche per la notevole percentuale di criminalità e vandalismo soprattutto in certi quartieri. E va da sé che tali effetti dipendono anche dalla inciviltà degli abitanti (italiani e stranieri), dove un giorno sì e l’altro pure i residenti (in gran parte persone a modo) sono soggetti ad una serie di lesioni fisiche e materiali verso se stesse, le loro personali proprietà e quelle comuni. Anche questa città, come diverse altre, giustamente riserva spazio e attenzione per il turismo, ma anche per eventi sportivi, ludici e manifestazioni varie di grande respiro tanto da impegnare quasi sempre le Forze dell’Ordine. Tra i vari provvedimenti intrapresi dalle varie amministrazioni comunali, ad esempio, le piste ciclabili che però sono percorse da pochissimi, i sempre più estesi imbrattamenti degli edifici pubblici e privati, come pure i ripetuti episodi di inefficienza dei mezzi di trasporto, tra i quali emerge la costante interruzione (per guasti) della metropolitana. Per quanto riguarda il Servizio Sanitario cittadino e regionale, ci sarebbero da fare alcune osservazioni, come pure in merito ai rapporti relazionali tra i cittadini e le Amministrazioni locali, i quali sono peggiorati in ragione del fatto che vi è meno trasparenza e il dialogo fra le parti è preferibilmente “virtuale”: e-mail, fax e telefono in palese ed “odiosa” sostituzione dei colloqui "de visu" come erano in voga sino a non molti anni fa. Per quanto riguarda le iniziative culturali a mio dire gran parte di esse sono preordinate e finalizzate, ossia argomenti da esporre e le relative figure preposte fanno parte di determinate scelte, sia a carattere politico che di mera opportunità...; mentre un discorso a parte è da farsi per le iniziative private. Oltre a questa sintesi, anche a Torino le relazioni sociali in genere sono mutate sensibilmente, in quanto prevalgono incomprensioni, diffidenze, pregiudizi e opportunismi tanto che anche le espressioni sorridenti più sincere e spontanee vanno scemando. Colpa della crisi, della trascorsa pandemia o di che altro? A mio parere non v'é dubbio che amministrare una città, ormai multietnica, è assai gravoso e quindi oneroso, ma ci vuol un bel po’ di presunzione per candidarsi politicamente soprattutto con la pretesa di garantire anche un minimo di miglioria dal punto di vista della vivibilità, sia perché non esiste la “Facoltà di Tuttologia” e sia perché nessuno ha la sfera di cristallo. Pertanto, io credo che quando non si è in grado di trovare il massimo delle condivisioni sulla base delle competenze e della razionalità, il futuro di una città come Torino non sarà certo tra i più rosei, come si è potuto appurare (se si vuole essere obiettivi) in questi ultimi anni. Ma vorrei fare un ulteriore appunto di non minore importanza, ossia con l’avvento della tecnologia e quindi dei vari social, le amministrazioni non hanno provveduto a sostenere gli anziani e le persone più indigenti che non hanno dimestichezza con l’utilizzo di questi mezzi, se non addirittura esserne sprovvisti, con tutte le conseguenze del caso.
Ulteriori inosservanze per l’ambiente cittadino
Anni fa facevo parte, come giornalista scientifico, di una associazione che si occupava di Patologia Ambientale, in particolare delle cause ad essa correlate. Nel corso di questa attività è stato spiegato che la patologia ambientale riconosce anche il concorso di comportamenti colposi, per insipienza, o dolosi, in quanto basati su scelte deliberate o poco accorte per fini non certo di utilità sociale... Un esempio, come avviene ogni anno anche a Torino, è dato dalla irresponsabile abitudine (non è un eufemismo) di accumulare le foglie secche in autunno nelle strade mediante quegli strumenti a soffio (soffiatori d’aria, appunto) che contemporaneamente sollevano nell’aria microparticelle di asfalto, di amianto, di silice, di piombo che derivano dal traffico veicolare e che, sottoforma di P.M. 2,5 o P.M. 10,0, vanno a finire nei polmoni dei passanti, non certo a beneficio delle cellule tracheobronchiali ed alveolari dell’apparato respiratorio. Questi attrezzi diventano quindi micidiali se usati sul suolo pubblico nelle vie con intenso traffico veicolare. Gli stessi operatori ecologici (dipendenti della P.A. o di cooperative) che manovrano tali strumenti risultano spesso sprovvisti di maschera per polveri. Nel contempo, durante queste operazioni irresponsabili, i cittadini ignari ma “felici” di passeggiare o pedalare nei viali cittadini in un giorno festivo o feriale, inalano P.M. a pieni polmoni. Questa situazione, che peraltro ho notato personalmente più volte, è abbastanza ricorrente e, come se non bastasse, altra incuria riguarda il fatto che le foglie cadute non vengono raccolte e in caso di pioggia o neve bagnandosi si trasformano in sottili lastre di ghiaccio, la cui conseguenza per i pedoni è di scivolare e procurarsi una lesione. A fronte di questa particolare incuria c’é da immaginare quante microparticelle abbiamo inalato durante la pandemia da Covid-19. Ecco dunque un quadro parziale negativo di una città, che sicuramente non è la sola, la cui gestione non è totalmente affidabile nel garantire la tutela della salute dei suoi abitanti, turisti compresi. Una osservazione-invito: il titolo dell’articolo non deve trarre in inganno il lettore, poiché lo stesso sotto intende un glorioso passato, ed è implicito un suo ritorno... politica permettendo!
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