Siamo tutti uguali...

 

DI FRONTE ALLA VITA E ALLA MORTE SIAMO TUTTI UGUALI 

Perché dare troppo censo alla dipartita di una star? Anche le persone non famose durante la loro esistenza hanno lasciato un’orma... indelebile 

di Ernesto Bodini

La vita, come si sa, è costellata di nascite e decessi: una realtà talmente palese che non ci sarebbe bisogno di alcun commento. Ma quando si danno notizie dei decessi tendenzialmente si dà più risalto ai lieti eventi come appunto le nascite oltre, giustamente, anche a notizie delle costanti morti per qualsiasi causa... o quasi. Ma spesso si dà particolare risalto al decesso di una star, un'enfasi (proprio se eccessiva) che a mio avviso non sarebbe razionale poiché l’uno e l’altro aspetto della vita in realtà hanno gli stessi valori e la stessa importanza. Ma quando viene a mancare (a qualunque età) un personaggio noto al pubblico, mass media e opinionisti fanno quasi a gara a chi scrive meglio e di più per dimostrare quanto è il loro sapere di quel personaggio (solitamente un divo dello spettacolo, dello sport o un politico), e questo per ottenere maggiori lettori e telespettatori. In questi casi si spendono una infinità di parole per rievocarne la vita professionale e/o artistica, senza badare alla citazione di verbi e aggettivi come fiumi in piena tanto da caratterizzarne meglio la figura. Se da questo punto di vista è normale, a mio avviso molto meno lo è quando per tutti i vip si usano gli stessi termini e le stesse espressioni, come se tutti indistintamente avessero gli stessi meriti sia pur appartenenti alla stessa disciplina. Per non parlare delle interviste in occasione delle quali molti si lasciano andare con espressioni che dire retoriche è un eufemismo. Onore e rispetto comunque a tutti a questi “famosi” che ci hanno preceduto, ma quasi mai un cenno alla dipartita dell’uomo di strada, dell’anziano deceduto in una casa si riposo, o del vicino della porta accanto; evidentemente non citare con più o meno la stessa rilevanza persone non famose e “sconosciute” non farebbe (anzi non fa) notizia. Questa che personalmente definisco “sistematica indifferenza per la minoranza”, induce ad un minimo di riflessione, e se anche è impensabile non poter dedicare pagine e pagine per tutti, varrebbe la pena (e per me doveroso) dedicare un certo spazio sia più generalizzando, ossia di tanto in tanto pubblicare qualche considerazione umana anche per chi è morto in solitudine su una isolata panchina di una città. Anche quando muore un detenuto, per quanto abbia meritato la pena cui è stato sottoposto, spesso non si spendono parole se non una scarna prece in una brevissima omelia. E che dire di tutti i caduti nel corso dei conflitti? Certo, la cronaca ci aggiorna sempre, ma a mio modesto parere con una modesta partecipazione emotiva forse perché oggi sono ormai troppi... Anche di un modesto lavoratore e padre di famiglia deceduto durante il suo lavoro, meriterebbe far conoscere qualche sua peculiarità ovviamente non banale..., ma come torno a ripetere casi come questi non fanno troppa notizia. In buona sostanza, ciò che vorrei sottolineare è che tutti gli esseri umani hanno avuto un'esistenza, e se anche taluni non hanno dato il meglio di sé, io credo che l’obiettività dovrebbe garantire loro un pensiero, magari raccomandando la loro anima a Dio (mi scusino gli atei e gli agnostici); anche se mi rendo conto che ciò non rientra nel ruolo di chi fa informazione. Personalmente in questi anni ho dedicato articoli e qualche considerazione di persone “non famose” alla loro dipartita, ma che a vario titolo hanno lasciato una sia pur modesta impronta del loro lavoro e magari anche della loro generosità, od azione di volontariato. Mi rendo altresì conto di essere un “impenitente” anticonformista, ma non per questo intendo esimermi da queste riflessioni sia di comune cittadino che comunicatore sociale. Vorrei concludere suggerendo di avere un pensiero unito da opportune riflessioni anche verso quelle persone detenute, vittime innocenti per errori giudiziari e, anche se ancora in vita, averle private della libertà e dei loro affetti più cari, è come se si anticipasse il loro decesso...; mentre restano in vita in virtù della loro coerenza (innocenza) e della dignità che nessuno può togliere loro, nemmeno la morte fisica stessa. Una doverosa precisazione: da diverso tempo il Corriere della Sera tutti i giorni (meno la domenica) dedica un quarto di pagina ai ricordi delle persone che ci hanno appena lasciato scritti dalle firme del Corriere Torino. Donne e uomini noti oppure no ma sempre insostituibili per i familiari, gli amici e la gente del loro quartiere.


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