RIEVOCHIAMO E VALORIZZIAMO LA SAGGEZZA
DEI VERI
PROTAGONISTI DELL’UMANITÀ
Troppo censo si dà a star dello sport e dello spettacolo, ed è anche per questo che le nuove generazioni risultano essere sempre più lontane dai reali valori esistenziali. Qui di seguito alcune considerazioni e sagge affermazioni dei veri eroi della rinuncia e del sacrificio.
di Ernesto Bodini (giornalista freelance ed esperto in tematiche sociali)
E se dessimo censo ad alcuni protagonisti del bene umanitario anziché alle star dello sport e dello spettacolo? Questa proposta, che non vuole essere provocatoria, non è una inversione di rotta ma un tentativo per rivedere certi valori esistenziali in quanto stiamo andando incontro ad un decadimento sociale senza limiti... La perdita di una identità culturale e di certi valori nella nostra società italiana, tanto per stare in casa nostra, è in corso da alcuni decenni, basti pensare a quando non esistevano i vari social e la televisione si stava imponendo per superare ogni barriera delle serate più soporifere, e le azioni inneggianti una maggiore libertà stavano dilagando tra tutti i ceti sociali. Rivoluzioni culturali, una maggior presenza del femminismo, ambiziosi progetti d’ogni sorta si andavano sommando sino a coinvolgere varie fasce di età senza limiti alcuni. Sempre da quell’epoca iniziale in poi i mezzi di comunicazione si sono moltiplicati, dando sempre più spazio a varie espressioni di carattere sportivo e ludico in senso lato; per contro minori spazi e considerazioni ai protagonisti della solidarietà e quindi al loro operato, tanto che questi ultimi risultano essere più “soffocati” dai primi e con essi i loro obiettivi di conquista come fama e denaro. Tutto ciò avveniva ed avviene nonostante la letteratura abbia contribuito (ma non più di tanto) a mantenere inalienabile ciò che è rimasto dell’esempio di quanto hanno fatto personaggi come il dottor Albert Schweitzer (1875-1965), medico-filantropo in Gabon e premio Nobel per la Pace nel 1953; Don Carlo Gnocchi (1902-1956), sacerdote milanese (oggi Beato), padre dei mutilatini e dei poliomielitici; il prof. Albert B. Sabin (1906-1993), medico, scienziato e filantropo. Anche molti altri meriterebbero essere menzionati, ma mi soffermerei su questi tre esempi che conosco meglio in quanto degli stessi mi ritengo essere loro biografo da molto tempo. Questi autori del bene e per il bene dell’umanità, oltre al loro operato nel corso della loro attività hanno coniato espressioni di saggezza su basi non solo filosofiche, ma anche concettuali e spirituali rapportate ai loro tempi e che personalmente ritengo ancora valide da apprendere e mettere in pratica; citazioni sia pur in sintesi che fanno riflettere e, chi è nella posizione più adatta, dovrebbe prodigarsi raggiungendo quelle persone che sono allo sbando, avendo però l’accortezza di distanziarsi un pochino da quei personaggi che loro malgrado creano emulazione, illusione e delusione... Nel porre l’attenzione su Albert Bruce Sabin citerei quanto da lui affermato in più occasioni. 1) «La vita non ha senso se non facciamo qualcosa per il nostro prossino». 2) «Non cercare un premio, perché tu hai una grande ricompensa su questa terra: la gioia spirituale che soltanto il giusto possiede». 3) «Non basta lavorare per migliorare sé stessi, bisogna essere in grado di farlo anche per aiutare gli altri, specialmente coloro che ne hanno più bisogno». Lo scienziato polacco, ebreo, naturalizzato statunitense, salì agli onori per aver realizzato il vaccino contro la poliomielite, una scoperta rivoluzionaria che non ha mai voluto brevettare per farne dono alle popolazioni più povere e, per questo, oggi oltre 2,5 miliardi di persone non hanno corso il rischio di contrarre il virus. Il sacerdote ed educatore spirituale ambrosiano, Don Carlo, ha dedicato la sua esistenza all’accoglimento e alla rieducazione fisica e spirituale dei minori mutilati a seguito dell’ultimo conflitto (durante e dopo), e contemporaneamente ai poliomielitici che hanno contratto il virus prima dell’avvento dei vaccini. Tra i suoi numerosi scritti dedicati alla restaurazione della persona umana, ebbe ad affermare: 1) «... quello che importa maggiormente e più urgentemente è di rendere gli uomini più attenti e più docili alla voce della coscienza, cercatori soltanto della sua approvazione nel bene e timorosi soltanto della sua condanna nel male commesso...». 2) «Molti si preoccupano di star bene, assai più che di vivere bene. Per questo finiscono per vivere molto male. Cerca di fare tanto bene nella vita e finirai anche tu per stare tanto bene». Queste affermazioni sono tra le tante che compongono il suo impegno come educatore spirituale delle migliaia di giovani sventurati colpiti dalla malvagità dell’uomo e dall’incontro con i responsabili delle malattie invalidanti. Non meno profonde, e più filosofiche, le affermazioni di Albert Schweitzer: 1) «Qualunque siano i diritti fondamentali degli uomini, si possono garantire pienamente soltanto in una società stabile e ben ordinata; in una società disordinata l’uomo, con il suo desiderio essenziale di vivere bene, spesso determina l’indebolimento dei suoi diritti fondamentali». 2) «L’unica cosa importante quando ce ne andremo, saranno le tracce che avremo lasciato». Molti richiami si potrebbero fare ancora, sia di questi autori che di altri che hanno vissuto nei secoli scorsi e, se dimenticati e non presi ad esempio, si andranno sommando i comportamenti più blasfemi e lesivi alla collettività. Vorrei concludere riportando alcune considerazioni della scrittrice pisana Silvia Nelli (classe 1973) che, a parer mio, ben contribuiscono alla chiosa di questo mio articolo: «Troppe cose ci deludono e per questo cominciamo a non credere più a niente. Troppe persone ci feriscono e per questo cominciamo a non fidarci più di nessuno. Troppe cose sembrano e poi non sono. Ecco perché cominciamo a pretendere i fatti senza farci bastare più le parole».
Nella foto: da sinistra a destra A. Sabin, Don C. Gnocchi, A. Schweitzer
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