LE DISDICEVOLI DIFFERENZE SOCIALI
È certamente utopia l’abolizione delle stesse
ma non per
questo si deve dare eccessiva ridondanza alle classi agiate
di Ernesto Bodini
Da sempre il mondo è diviso in gioie e dolori: da una parte c’é chi gioisce e si rallegra non solo per essere in buona salute, ma anche per godere di una o più agiatezze della vita; dall’altra c’é chi oltre a soffrire per patimenti vari (fisici e psichici) vive nella indigenza più assoluta. Io credo che questa bilancia pesi molto di più nel secondo caso e verrebbe da rammentare il detto popolare: “pancia piena non pensa a quella vuota”. Di primo acchito il riferimento sarebbe alle differenze economiche, mentre si dovrebbero considerare le differenze tra persone sia pure della stessa etnia; diverso il discorso di altre etnie per ragioni religiose e culturali le cui radici sono all’origine della specie e, data la complessità, questo aspetto meriterebbe un approfondimento a parte. Anche se è un diritto far conoscere la vita dai riscontri positivi delle persone più fortunate, personalmente ritengo lesivo o disturbante verso chi non può vantare gli stessi riscontri, come dire che c’è chi piange e c’é chi ride. Si pensi, ad esempio, a tutte quelle persone che hanno subito (e magari continuano a subire) le più gravi avversità della vita, ossia coloro che hanno perso tutto per un terremoto o una alluvione: restare senza casa e tutti gli effetti personali e vivere di carità, è come essere morti in anticipo. Queste persone, che in questi anni anche nel nostro Paese non sono poche, hanno però ancora una dignità e quindi il senso del dovere (oltre alla necessità) di ricominciare, sia pur a prezzo di notevoli sacrifici! Inevitabilmente in questi casi si fa spesso ricorso alla solidarietà che può esprimersi in vari modi, anche se a volte non è sufficiente sia per la moltitudine dei casi caduti in disgrazia e sia anche per il nostro egoismo..., ma ciò che è peggio, a mio dire, è il fatto che i mass media danno molto censo agli eventi ludici d’ogni sorta e alle conquiste dei vari protagonisti, e questo è una sorta di divaricatore sociale che nemmeno il Clero riesce a contenere. Ovviamente è utopia cercare di stabilire un equilibrio, perché se così fosse la vita terrena non avrebbe senso dal punto di vista delle sue origini; come dire che il tutto si riconduce ai misteri della stessa che ovviamente nessuno mai svelato e svelerà mai. Ma tornando alla disparità sociale, molti esseri umani hanno conosciuto l’ingiusta privazione della libertà personale a causa di giudizi ed azioni dei propri simili, un ulteriore tassello della malvagità umana che non ha compreso e non vuole comprendere l’inestimabile valore della vita umana e del suo rispetto, la quale comprende anche quella degli animali e dell’intero regno vegetale e minerale. In questo ultimo secolo la mente umana è molto progredita con invenzioni varie e idee illuminanti, ma non tutte a beneficio dell’umanità, anzi spesso con conseguenze lesive e distruttive della stessa: la continua produzione delle armi nucleari ne sono un esempio. Ecco che, paradossalmente, siamo alla mercé di noi stessi e quando entreranno in vigore i cosiddetti robot-umanoidi (l’intelligenza artificiale funge da anticipazione), allora il genere umano si dissolverà come neve al sole e la parte restante lascerà la Terra in quanto saranno i primi ospiti di un altro pianeta. Da buon credente non è ciò che il buon Dio si fosse prefisso, che si creda oppure no, ma il concetto di “prevaricarlo” attraverso il processo di autodistruzione è nettamente in antitesi con quanto hanno potuto analizzare i più insigni filosofi della storia. Questi ultimi, ad eccezione di casi rari, non hanno vissuto nella agiatezza, e se anche l’avessero conosciuta l’hanno ben presto abbandonata, come Tolstoj, Kierkegaard, etc. Con il presente articolo non intendo insegnare nulla a chicchessia, ma più semplicemente essere un invito a riflettere sulle differenze descritte, e rifuggire da tutte quelle notizie che evidenziano incessantemente chi sta troppo bene rispetto a chi sta troppo male. A questo riguardo mi sovviene l’invito di Don Carlo Gnocchi (1902-1956), non un filosofo ma un benefattore dell’umanità sofferente: «Molti si preoccupano di stare bene assai più che di vivere bene e, per questo, finiscono anche per stare molto male. Cercate di fare tanto bene nella vita e finirete anche per stare tanto bene».
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