LA DIGNITÀ DELL’ANTICONFORMISTA
In difesa della cultura talvolta
“disturbata” da iniziative politiche
precostituite eludendo chi si propone “non profit” anche se meno noto ai più...
di Ernesto Bodini
Da tempo alcuni (tra cui
chi scrive) si chiederanno quali siano le ragioni per le quali privati e
Istituzioni (eccezioni a parte) eludono proposte operative socio-culturali non
profit, come se ciò fosse un disturbo alla loro vita professionale e/o personale.
Non ho conoscenza diretta di particolari casi, ma per quello che mi riguarda
sono convinto che sussistano determinati pregiudizi, e da parte di taluni
proponenti anche il fatto di non avere un indirizzo politico o comunque di non
far parte di un preciso schieramento. Inoltre, come più volte ho ipotizzato,
oggi più che mai sussiste la necessità di essere presentati da qualche
personaggio “che conta” e, come se non bastasse è penalizzante il fatto di
essere anticonformisti. A questo riguardo devo precisare che conformarsi alla
massa è ulteriormente penalizzante, in quanto significa pensare e decidere
secondo il volere altrui... mettendo al bando l’inestimabile valore della propria
dignità. Oggi a Torino e provincia, per esempio, per le cosiddette “minoranze
anticonformiste” vengono sempre meno le condizioni di poter essere nemmeno
interlocutori, penalizzando la buona volontà e la professionalità che non è
detto essere inferiori a quelle di personaggi più noti al pubblico. A mio
avviso la società culturale subalpina predilige per il pubblico manifestazioni
ludiche e sportive, mentre da alcuni
decenni ad oggi il concetto di cultura ha sempre più un ”condizionamento”
politico, di business e di immagine; una vera e propria ipocrisia camuffata
anche da iniziative relative a particolari ricorrenze di rito come da
calendario e quindi a seconda delle date. A mio suffragio e a quei pochi che
ancora hanno una dignità non si piegheranno mai al “volere istituzionale”, un
rifiuto convertito nella rievocazione di alcuni saggi della filosofia e della
razionalità, i quali avrebbero ben da insegnare a coloro che si atteggiano al
dominio del voler essere padroni assoluti di scelte socio-culturali anche se
non di rado non sono prive di costi... mentre la “vera cultura non dovrebbe averne!
Questa realtà che sto conoscendo sempre meglio in una Regione in cui vivo (con tutto il rispetto per le poche eccezioni) getta
più ombre che luci anche per il futuro, e quindi a mio avviso non intravedo un
possibile spiraglio in fondo al tunnel arrugginito, come ripeto, dall’ipocrisia
e dall’opportunismo che sono elementi in simbiosi, non certo favorevoli al
reale sviluppo di una comunità che avrebbe tanto bisogno di più trasparenza, di pari merito, onestà
intellettuale e quindi di una cultura meno condizionata.... Detto questo, non
resta che lo studio e la lettura in quanto impegni di scelta non condizionati e
condizionabili, e non vorrei essere al posto di coloro che ho dato ad intendere
quali responsabili (almeno in parte) di una evoluzione socio-culturale
retrograda. Un’ultima osservazione: ogni anno (o biennio) in Italia una città
viene designata quale capitale della cultura, affermando che la cultura fa
impresa alla quale “non contribuiscono” i cultori anticonformisti non designati.
Inoltre, che dire sulla candidatura di Torino a capitale europea della Cultura
per il 2033? Ogni previsione è possibile ma a parer mio, resta sempre il fatto
delle minoranze propositive che se non favoriscono impresa, come gli
anticonformisti, le stesse non potranno ritenersi europee... almeno dal punto
di vista culturale!
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