FARE
CULTURA OGGI A TORINO E IN PIEMONTE
Prevale
sempre più il concetto di appartenenza e, in più casi, prevale la vil
pecunia
come relativo sostegno... sia pur con le debite e doverose eccezioni
di Ernesto Bodini
Sono certamente lodevoli le iniziative
riguardo ai temi culturali in senso lato, e le proposte possono essere le più
svariate, indipendentemente dalla notorietà o meno degli autori preposti ad
esporre la materia di loro competenza. Ma nella maggior parte dei casi soprattutto
in questi ultimi tre decenni, almeno in Piemonte, la possibilità di essere
relatori in conferenze o convegni dipende spesso da chi organizza (e invita) e
quindi dalla sua influenza, ossia se il corpus proponente-organizzatore
appartiene ad una entità Associativa e/o Istituzionale, se non anche Accademica
o politica, ed è a sua discrezione scegliere l’ospite e concordare le relative
modalità, e anche se autorevolmente competenti per questa o quella materia ma
non si è “nelle maniche di qualcuno influente”, molto di rado si è considerati e
tanto meno invitati. Personalmente in questi ultimi anni in più occasioni spesso non
sono stato considerato pur proponendomi (non profit) per le materie di mia
competenza, ed ancor peggio alcuni interlocutori a cui mi sono rivolto non si
sono nemmeno degnati di rispondere. E questa sarebbe crescita culturale? Pur
non serbando rancore per questi soggetti presuntuosi, e detentori di un potere
perché referenti di un Ente pubblico o di una Associazione, ritengo di poterli
identificare responsabili (sia pur indirettamente) della sotto cultura,
ancorché con scarso riguardo della considerazione umana oltre a confinarli nei
meandri dell’ipocrisia... per non dire in uno dei Gironi danteschi... Ma quel
che è peggio, come ho avuto modo di divulgare tempo fa, ad un convegno storico-medico-sanitario
organizzato da una importante Società italiana, al momento dell’iscrizione come
relatore esplicitamente invitato avrei dovuto versare una quota di
partecipazione, sia pur modesta. Questo è ciò
che io definisco una “indelicatezza” e quindi un “insulto” alla mia dignità
professionale e di persona, come se il mettere a disposizione gratuitamente il
proprio sapere avesse una maggior importanza per chi organizza; mentre
solitamente e ovunque, la propria disponibilità professionale non solo ha un
suo valore intrinseco, ma per certi versi potrebbe meritare addirittura un
“compenso” (come solitamente avviene in altri Paesi), cosa che peraltro non ho
mai preteso, ed ho rifiutato quelle rarissime volte che mi è stato offerto:
quello che io definisco un “presente di circostanza”. Va detto per inciso
che se a quel convegno fosse stato invitato un luminare, sicuramente nessuno si
sarebbe osato fargli tale richiesta (gratuita ipocrisia!). Insomma, anche in Piemonte fare Cultura ha
un prezzo per chi organizza, ma in taluni casi anche per chi viene invitato a corrispondere
una quota di partecipazione...
In realtà la maggior amarezza sta nel fatto che
si tende a valorizzare la Cultura, sia a seconda dell’importanza di chi deve
esporre e sia per il profitto che ne può derivare... con la giustificazione
(tutta da dimostrare) quale contributo per le spese di carattere organizzativo.
In questi lunghi anni più onesti e disinteressati di giornalismo freelance e di
comunicatore sociale, ho avuto molte altre soddisfazioni che mi hanno appagato
e mi appagano maggiormente in quanto non condizionate da alcuno e da nulla: povero ma libero! In
buona sostanza, fare Cultura oggi a Torino è diventato una sorta di “business”
e se non anche di ipocrisia specie se in ambito istituzionale: si fa, si parla,
si divulga ma non c’è più posto per gli “sconosciuti” e non venali sia pur non
meno autorevoli per il loro sapere, perché quello che conta non è l’Essere ma
l’apparire. Lo scotto imprescindibile? È presto detto: l’essere
anticonformisti! Un’ultima osservazione: in questi casi la partecipazione del
pubblico è quasi sempre condizionata anche da chi organizza l’evento e dalla
“notorietà” dei relatori e non sempre dal loro sapere.
Nella foto in basso: durante la presentazione di una Mostra d'Arte alla Galleria Ruffolilla di Torino il 7 maggio 1999
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