Cosa favorisce la burocrazia...

 

INDIFFERENZA E RINUNCIA FAVORISCONO LA BUROCRAZIA

Se nascesse un corpus sull’esempio dei templari in “versione moderna” si potrebbe 

far fronte alle ingiustizie, a patto di essere sempre dalla parte della ragione

di Ernesto Bodini

C’è indifferenza o rassegnazione di fronte ai molteplici eventi funesti che accadono ogni giorno in Italia, tanto per non uscire dai confini? Indubbiamente in taluni casi la popolazione, sia pur nel suo insieme, non può far nulla o comunque molto poco. A parte i disastri che ci procura la Natura, anche se in parte causati dall’uomo, sono da mettere in conto i molteplici reati commessi dallo stesso, come pure le sue disattenzioni: delitti e infortuni stradali e sul posto di lavoro. A fronte di questi ultimi io credo che gli esseri umani sono essi stessi direttamente o indirettamente responsabili, non solo quali autori ma anche coloro che sono o sarebbero preposti (almeno in parte) alla prevenzione, quindi non solo gli addetti ai lavori ma potenzialmente anche tutti noi. Un quadro a dir poco desolante che vede impoverirsi la nostra collettività, la quale attraverso movimenti vari e associazioni contesta con iniziative che di fatto non portano a nulla come, ad esempio, fiaccolate, cortei e manifestazioni di piazza, sitin, etc. Tralasciando questa prima introduzione, vorrei spostare la mia attenzione sui mali e gli effetti della burocrazia, una cariatide che ci perseguita da decenni spesso con conseguenze spiacevoli e se non anche dannose. A questo riguardo, in tutti questi anni non mi risulta siano mai state intraprese iniziative per farvi fronte, se non sporadicamente e da parte di qualche singolo caso; eppure tale sistema non coinvolge non solo il cittadino comune, ma anche gli stessi burocrati anch’essi cittadini fruitori di beni e servizi. Della burocrazia e dei suoi effetti in realtà si è scritto molto e quindi la letteratura non manca; ma non conosco paladini, magari una sorta di “templari in versione moderna” (e questa non è una provocazione) dediti a combattere il “nemico burocrate”, o meglio l’azione burocratica commessa dallo stesso, a tutela del cittadino sovente inerme, indifeso e rinunciatario: classico è l’esempio di tutti quelli che per le ragioni ormai a tutti note, non hanno potuto curarsi a causa delle fatidiche e mai superate liste di attesa. Secondo la  mia esperienza di “anti-burocrate” ormai da almeno tre decenni, l’italiano medio non ha mai voluto affrontare di petto e con piena consapevolezza gli ostacoli posti dalla burocrazia, e sembra addirittura che ogni volta che sente pronunciare questa parola voglia dire: «Vade retro Satana!». Ma non è certo così che se ne esce anche perché si tratta non solo di rivendicare la mancanza del rispetto della propria dignità quale persona, ma anche un diritto calpestato dal sistema burocratico vigente perpetrato proprio dal dipendente pubblico, sia esso graduato o meno. A fronte di questa innegabile constatazione, c’é anche da dire che gli ostacoli sono incrementati anche dalla cosiddetta “burocrazia difensiva”, ossia quell’atteggiamento per cui il funzionario o il dirigente di una qualunque P.A. rischia di interrompere, di astenersi dalle azioni o dal firmare una pratica e di prendere decisioni perché magari non è chiaro il quadro normativo o una procedura, e questo, a discapito del cittadino-utente al quale egli si è rivolto per ottenere di diritto un certa prestazione, o più semplicemente una mirata informazione. Inoltre che dire della sempre più imponente informatizzazione di cui sono ormai dotate tutte le P.A.? Per molti è un ulteriore  “ostacolo” che, non riuscendo ad adattarvisi, per molti cittadini costituisce ulteriore elemento burocratico: per certi versi è inconcepibile “dialogare” con il call center o interpretare quel linguaggio informatico non comprensibile da tutti. Ecco che continua a delinearsi e a incancrenirsi un sistema penalizzante, il più delle volte ripetibile nel tempo e magari senza giungere ad una definizione.

Se ciò riguarda il cittadino comune, molto più penalizzate sono le persone particolarmente anziane e per certi versi più vulnerabili, una popolazione sempre più in aumento che si vuole o vorrebbe tutelare, ma purtroppo non affrontando le contestabili procedure burocratiche. Egoismo? Incompetenza o che altro ancora? A mio avviso gli italiani (a parte rarissime eccezioni e per di più a carattere personale) non hanno mai voluto prendere in esame ciò che essi stessi contestano un giorno si e l’altro pure, ma lamentandosi sempre e comunque sia verbalmente che attraverso lo “sfogatoio” offerto dalle rubriche dei mass media. Non è certo questo il sistema per rivendicare un diritto o una esigenza negata, proprio in ragione del fatto che non sono i mass media gli interlocutori diretti interessati ma gli stessi esponenti della P.A. e quindi proprio i burocrati. Infine, si dà sempre più importanza al volontariato ma, a mio dire, non ho mai saputo che qualcuno si sia prodigato a favore dei bisognosi affrontando la burocrazia... nei fatti e non a parole. Dal canto mio posso garantire, sia pur con alcuni limiti, che prendere il toro per le corna non solo è razionale ma è l’unico atteggiamento per addivenire ad una soluzione; mentre per i casi più ostici si può far ricorso alla consulenza del Difensore Civico regionale e, in caso di ipotetico reato, alla consulenza di un legale privato civilista o penalista. In fatto di previsione sono dell’idea che nessuna riforma istituzionale potrà migliorare questo sistema perché, per quanto riguarda il nostro Paese, come sono solito rammentare, è sempre più costante la lungimiranza di Alessandro Manzoni (1785-1873): «Noi italiani in genere siamo fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo sdegnati e in silenzio sotto gli estremi».


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