A QUANDO PIÚ COSCIENZA PER I DIRITTI DI TUTTI?
Molto tempo, spazio
e denaro per le attività ludiche
allontanano dai diritti di uguaglianza e giustizia sociale
di Ernesto Bodini
Le statistiche ci ricordano spesso
che in Italia sono oltre 5,6 milioni le persone che hanno varcato la
soglia della povertà, ed altre ve ne saranno. Un dato che, per la verità è
ridondante da un bel po’ di tempo, ma ciò nonostante sinora nessuna gestione
politica ha saputo gestire il problema, o quanto meno nel tentativo di
ridimensionarlo. Per contro, non passa giorno che si dà sempre pù spazio e
lustro a vip e sportivi iper ricchi, e non mancano fan che vanno in visibilio
per seguirli tanto da non badare a spese; e a questo riguardo c’è da credere
che questi loro beniamini non sono certo tutti benestanti, anzi, taluni pur di
seguire le loro performance sarebbero disposti a rinunciare a qualcosa di più
necessario... Il culmine di tutto ciò è che tutti i mass media dedicano quasi
tutti i giorni pagine e filmati a queste “calamite” tanto che, quando
raggiungono ragguardevoli traguardi, vengono ospitati al Quirinale e osannati
con l’appellativo: “Siete l’orgoglio
della Nazione”. Ma per quanto costoro contribuiscano ad alimentare varie
forme di commercio e opportunità di lavoro soprattutto per l’indotto, non mi
sembra il caso di dare tutta questa attenzione poiché è psicologicamente
dimostrato che particolari attrattive allontanano dai problemi sociali di gran
lunga più importanti, proprio come la povertà e la difficoltà per molti di
farsi curare. Insomma, è l’eterno mondo del consumismo e dello svago che
rientra in quella realtà definibile in “panem e circenses”, ossia, a molti
italiani basta dare una qualche distrazione per allontanarli dalle reali
problematiche quotidiane. E anche se non si può fare di tutta un’erba un
fascio, sono sufficienti anche pochi casi (decine di migliaia) per identificare
un’Italia meno attenta verso chi vive con grandi disagi. Inoltre, siamo
sollecitati a rammentare e rispettare i princìpi e i valori della Costituzione,
ma all’atto pratico viene sempre meno (come da tempo rammento) il rispetto di
alcuni articoli da parte delle stesse Istituzioni, ma non si pensa mai a
trasmettere ai cittadini come poter collaborare più concretamente per una
società migliore. E mentre le persone agiate pensano ad incrementare i loro
beni, e i politici a mantenere salda la loro posizione sino al raggiungimento
del vitalizio ivi inclusi alcuni benefit, tutti gli altri boccheggiano: poveri,
anziani, disabili, emarginati, etc. A questo punto mi chiedo: come si può di
fronte ad uno scenario del genere distinguersi gli uni dagli altri, mentre la
sopravvivenza (senza stenti) sarebbe un diritto di tutti? Per la verità è una
domanda un po’ retorica la cui risposta vuole essere meno retorica, e
soprattutto meno ipocrita. È evidente che il concetto di uguaglianza da sempre
non fa parte di questo mondo, tanto meno del nostro Paese in quanto utopia, ma
ciò non toglie che si debba venir meno nel reclamare il senso di giustizia
sociale e cristiana; e in fatto di solidarietà secondo la mia esperienza non
c’é volontariato che tenga se non si rimuove il primo “ostacolo” che in ogni
circostanza è rappresentato proprio dalla burocrazia, anche se c’é chi sostiene
che in parte deve esistere per l’andamento iniziale delle attività
istituzionali; ma a costoro vorrei chiedere come intendono agire qualora
dovessero superare una ingiustizia (a causa della burocrazia), senza però
dover ricorrere alla difesa di un legale... non certo accessibile a tutti. Quindi,
sarebbe saggio, per quanto possibile, dedicare meno distrazioni ludiche e più
spazio per la tutela dei propri diritti. Del resto non ho mai saputo che un vip
o un benestante si siano prodigati per affrontare la burocrazia, ed è noto che i
più abbienti in tali situazioni godono del “salvacondotto”
economico-finanziario. Il resto non conta, o molto poco!
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