LE PERFORMANCE DI CHI RAPPRESENTA IL POTERE E L’OPPOSIZIONE
Constatazioni dei comportamenti pubblici della vita politica italiana
di Ernesto Bodini
È risaputo che ambire ad una carica sociale, ancor più se politica con l’obiettivo di rappresentare il potere, rientra nella
maggior parte degli obiettivi umani. Questa indole (forse innata, o forse
spinta da chissà quali fattori esterni) a volte fa perdere l’orientamento e
anche la razionalità, sia nel perseguire il relativo ruolo e sia nel
comportamento “esteriore” di fronte alla platea dei propri sostenitori e non.
Si prendano ad esempio quei politici che davanti ai riflettori e saliti sul
palco, ostentano espressioni tra le più varie e retoriche e soprattutto accompagnate
da una gestualità che rasenta la megalomania e a volte anche il ridicolo. Mi
riferisco ai politici di queste ultime generazioni, alcuni dei quali sono
soliti “applaudire se stessi”, innalzando il pugno, il dito pollice, oppure l’indice
e il medio in segno di vittoria…, ma vittoria di cosa? Per non parlare di quel battersi
sul petto dalla parte sinistra con la mano destra: a questo riguardo
immaginiamo un presidente della Repubblica di oggi e di altri tempi comportarsi
in questo modo... Per quanto riguarda la discesa in piazza avvicinandosi alla
gente e sottoporsi alle infinite richieste di selfie, a me sembra che il più
delle volte essere espressione di quel laconico buonismo che rasenta
l’ipocrisia; un accostarsi ai loro fan-elettori e curiosi come voler garantire
loro solidarietà con la promessa di una vita politico-sociale migliore. Ma
stando ai fatti quotidiani ciò non si verificherà mai: sono sempre più in
aumento gli infortuni mortali sul lavoro, le vittime di incidenti stradali, i
pluri reati contro la persona e il patrimonio, le Forze dell’Ordine sempre più
“bistrattate” e anche loro stesse a rischio, per non parlare delle mai risolte
questioni (spesso anche gravi) relative alla sanità e all’assistenza, il tutto
condito dalla irreversibile permanenza e deleteria burocrazia. Se poi si vuole
proseguire si mettano in conto tutti i problemi internazionali che coinvolgono
il nostro Paese, affrontati ogni giorno da chi ci rappresenta salendo sul palco
e di fronte alle telecamere esprimendosi con toni particolarmente accesi, come
se urlando, il messaggio che si vuole far giungere fosse più chiaro e convincente,
ma non si tiene conto di quel detto popolare che recita: “chi per aver ragione è solito alzar la voce, vale meno del contenuto di
una noce”, una frase banale ma che rende molto il concetto. Forse, in tutta
la storia della Repubblica c’è stato un solo Presidente che per “imporsi” usava
toni particolarmente accesi, mai poiché è passato a miglior vita per rispetto ne
ometto il nome. Queste mie osservazioni e/o considerazioni non hanno nulla di
provocatorio, ma l’onestà intellettuale di evidenziarle e non sottovalutarle
poiché al contrario, chi pontifica nei modi su descritti, crederà di essere nel
giusto ma in realtà sarebbe da individuare in quale Girone dantesco sia da collocare a fine vita.
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