L’INFINITO DISSESTO DEL
SSN
Ogni possibile
soluzione per ridurre difficoltà e inadempienze continua ad essere
insufficiente… e intanto molti pazienti continuano a subire rinunciando ad ogni
prestazione… con le relative conseguenze
di Ernesto Bodini
È inconcepibile e
inaccettabile, a dir poco, che i cittadini italiani rinuncino a farsi curare:
in Italia in questi ultimi anni pare essere stati oltre quattro miloni e, più
recentemente, in Piemonte la cronaca informa essere 390 mila quelli che hanno rinunciato
ad una o più prestazioni. Pur considerando le diverse carenze in ambito sanitario,
ormai a tutti note, la nobile Legge della Riforma Sanitaria 833/1978 e gli
artt. 32 e 3 della Costituzione fino a prova contraria sono tuttora in vigore;
pertanto, va da sé che devono essere rispettati. Ma evidentemente le
Istituzioni (Stato, Governo e Regioni) non fanno nulla (o comunque molto poco)
in concreto per rimuovere gli ostacoli, come appunto prevede l’art. 3 della
Costituzione, in quanto la ratio e il principio giuridico vogliono che quando
una Legge attiva non può essere rispettata per una qualsiasi ragione, dovrebbe
essere abolita o modificata, diversamente non ha alcun senso tenerla in vigore
(anomìa procedurale legislativa). E
per questo concetto non mi sembra sia necessario essere avvocati o giudici: la
razionalità solitamente è dettata da fatti obiettivi e dal buon senso. Ma come è
altrettanto noto, chi sta bene non si muove, o si muove ben poco come i
politici-gestori che ci fanno credere di essere competenti e gravati da
responsabilità… E proprio riguardo alle rispettive responsabilità, chi dovrebbe
essere responsabile nel caso di pazienti che non avendo potuto farsi curare in
tempo utile, per le ragioni di cui sopra, nel frattempo si sono aggravati o
addirittura sono deceduti? Una ulteriore conseguenza penalizzante per i
cittadini-pazienti è data anche dal ritardo (magari notevole) nel refertare un
esame istologico e/o citologico. La cronaca di oggi, ad esempio, riporta il
decesso della paziente Maria Cristina
Gallo, un'insegnate di 56 anni di Mazara del Vallo (TP) la quale denunciò un ritardo di 8 mesi per il referto di una
biopsia…, con la conseguenza che nel frattempo sono comparse metastesi e il
relativo esito infausto. E in questo caso viene da chiedersi se tra la carenza
di medici rientrano anche gli anatomo-patologi o, in sub-ordine, se a monte vi
sono carenze strutturali, di mezzi, etc. In seguito a questa triste vicenda pare siano stati individuati altri tre casi analoghi (sic!).Pur nella massima comprensione e
rispetto per tutte quelle popolazioni estremamente disagiate e prive di mezzi
per la tutela della loro salute, resta il fatto che nei Paesi democratici e
all’avanguardia come il nostro è inconcepibile, ripeto, non essere garantiti
nella salute anche in casi di una certa urgenza… Personalmente, da sempre
sostengo che i lor signori-decisori dovrebbero individuare ogni possibile
soluzione anche confrontandosi con chi la sanità la vive sul campo (pazienti
compresi), e non solo con esperti ma anche con il semplice cittadino: un tempo
si diceva che anche dalla bocca (spontanea) di un “semplice ignorante”, nel
senso buono del termine, può uscire una soluzione che mai sarebbe venuta in
mente ad esperti. Inoltre, io credo che un po’ di umiltà e meno prosopopea
siano le basi essenziali per un buon amministratore, rendendosi più disponibile
nel dialogare di persona con i cittadini, e non invece tenere le distanze, come
accade da alcuni anni, invitandoli ad inviare e-mail o fax facendosi filtrare
dalle segreterie. Un orientamento, questo, che anticipa non di poco,
l’imminente presenza del robot-umanoide, ad onta delle relazioni umane che si
esplicano attraverso i doni naturali della parola, dell’udito e della vista. A
costoro, che regnano sovrani sulle nostre teste e sulla nostra salute,
verrebbe da dire: «Dio esiste già, non
siete voi!».
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