Lettera aperta ai soldati...

LETTERA APERTA A TUTTI I SOLDATI IMPEGNATI NEI CONFLITTI 


Pur non avendo alcun titolo accademico specifico, ma quale attento osservatore e divulgatore degli eventi quotidiani, mi permetto di rivolgermi a voi con questa mia, affinché possiate rivedere in voi stessi cosa comporta indossare una divisa, imbracciare un’arma e partire per il fronte; e ciò, indipendentemente da chi ve lo ha ordinato. È indubbio che ogni Paese sia dotato di ogni precauzione per quanto riguarda l’autodifesa, ma è altrettanto indubbio che ciò debba essere proporzionato ai rischi... Per questa ragione, e purtroppo per le successive conseguenze, con la modernità e l’evoluzione dei tempi i produttori di armi si sono sempre più intensificati costituendo solide aziende sino a diventare delle vere e propria lobby. Questa continua produzione è altresì costante e addirittura incontenibile, il cui fiorente mercato raggiunge, direttamente o indirettamente, anche la criminalità. Ma tornando al vostro ruolo, che immagino abbiate scelto di assumere con senso di responsabilità, è espresso (a seconda delle politiche dei vari Paesi di appartenenza) con precise indicazioni operative laddove nascano dissidi fra i popoli e conseguenti conflitti; ed ecco che siete “comandati” a recarvi laddove c’é da affrontare i vostri “nemici” (si notino le virgolette) e, in ogni caso, per difesa o per offesa affrontarli e a sopprimerne la vita, come del resto la stessa sorte per la vostra: chi uccide si aspetti di essere ucciso! Tralasciando le questioni di carattere religioso, io credo che le rivalità vadano oltre lo strapotere di chi vi domina e comanda, poiché il delirio di onnipotenza e la cupidigia a mio parere sono le prime armi micidiali dell’uomo contro l’uomo. Da tempo vado sostenendo che a parer mio (e sarebbe consigliabile oltre che razionale) il Pontefice, proprio perché la massima rappresentanza della Divinità sulla Terra, dovrebbe invitarvi e se il caso supplicarvi, a depositare le armi e se lo faceste in massa i vostri comandanti in capo (despoti e tiranni, e non vado oltre) resterebbero automaticamente isolati e nulla potrebbero fare oltre... Mi rendo perfettamente conto che queste osservazioni e questi suggerimenti, per quanto razionali, sono recepite come utopia ma al tempo stesso è una questione di volontà: come c’é la volontà di andare a combattere c’é anche la volontà di rifiutare. Inoltre, credo siate ben coscienti dei Diritti Universali dell’Uomo emanati dalle Organizzazioni internazionali, ma gli stessi sono continuamente elusi proprio da voi che “obbedite” ai despoti che vi ordinano di combattere per questo o quel fine.

Quindi, mi pare superfluo richiamare l’attenzione sul diritto e dovere del rispetto per la vita umana e, a questo riguardo, il filosofo Albert Schweitzer (1875-1965), Nobel per la Pace, precisava: «Ogni violenza ha in sé il proprio limite in quanto richiama altrettanta violenza che prima o poi la eguaglia o la supera. La gentilezza, invece (quindi il rispetto altrui) agisce con mezzi semplici e continui; non provoca resistenze che pregiudichino la sua opera, mentre mitiga quelle che già esistono. Mette in fuga la diffidenza e l’incomprensione, e si rafforza attirando altrettanta gentilezza. Quindi, di tutte le forze è la più intensa e la più efficace». Detto questo, non vado oltre per i miei limiti di conoscenza di politica e cultura internazionale; tuttavia, con la mia spontaneità e con il mio anticonformismo, ho creduto opportuno dedicarvi la presente permettendomi, inoltre, di suggerirvi di leggere il pensiero e la vita di A. Schweitzer, e di altri autori che hanno dedicato la propria esistenza al rispetto della vita di ogni essere vivente, animali compresi. Ben augurando, Ernesto Bodini (giornalista e biografo).


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