L'era che soffoca ogni semplicità

 

L’ERA CHE SOFFOCA OGNI SEMPLICITÀ

Burocrazia e Ufficio Complicazioni Affari Semplici sono

il contestabile dominio della nostra vita quotidiana.

di Ernesto Bodini

Da sempre, anch’io quale cittadino-utente (del resto come tutti), ho avuto a che fare con vari Enti pubblici, nonché le cosiddette Pubbliche Amministrazioni (P.A.). Anni addietro i vari iter affrontati hanno richiesto procedure da esprimersi verbalmente (”de visu”) o in versione cartacea, e solitamente vi era più comprensione e conseguentemente la definizione di tali iter. Ma in questi ultimi tre-quattro decenni, ossia da quando è iniziata l’era digitale comprensiva di tutti gli apparati informatici, gli stessi iter sono stati “stravolti”, sia perché non tutti erano e sono dotati delle relative apparecchiature, e sia perché non tutti sono in grado di comprendere e adattarsi a tali esigenze informatiche. Mi riferisco, ad esempio, alla attuazione e gestione dei sistemi informativi nelle Pubbliche Amministrazioni che, va detto, a tutti si presenta come un processo di rilevante complessità interpretativa ed applicativa, regolato dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) incentrato (pare) sull’efficienza, l’interoperabilità e la sicurezza. In pratica le P.A. devono progettare e gestire (molte lo hanno già fatto) i propri sistemi in conformità a regole tecniche, assicurando la cooperazione tra Enti e il miglioramento del servizi al cittadino attraverso, appunto, la digitalizzazione e la dematerializzazione come anche per le ricette mediche. Figure chiave di riferimento sono il Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD) e il Responsabile della Sicurezza Informatica (RSI/CISO) che guidano questa trasformazione, la quale include l’adozione di piattaforme come PagoPA, SPID, CIE, e l’implementazione di un sistema di gestione documentale per la digitalizzazione dei flussi amministrativi. A mio avviso questa evoluzione all’interno delle P.A. equivale al mantenimento e al “rafforzamento” del cosiddetto Ufficio Complicazioni Affari Semplici (UCAS), una realtà (mai sopita) e che è stata più volte descritta da vari autori con articoli e pubblicazioni editoriali, non per ironizzare ma per evidenziare  i sempre più difficili rapporti di comunicazione tra cittadino e P.A. Alla luce delle innovazioni di questi decenni i “ben pensanti” (decisori responsabili) hanno creduto (e credono) di aver contribuito ad interventi di semplificazione, ma a parte qualche procedimento amministrativo più semplicistico, gli effetti della burocrazia paradossalmente non sono diminuiti. Si prenda ad esempio la comunicazione telefonica tramite i call center, i cui addetti sono deputati a dare il minimo di una informazione perché se si vogliono ottenere le ulteriori informazioni o approfondimenti, bisogna mettersi in contatto con altri interlocutori, e seguire le successive indicazioni: digiti uno se..., digiti due se..., digiti tre se..., come dire che se si è in grado di capire bene, diversamente bisogna arrangiarsi! Tutte queste imposizioni comportamentali da parte di chi rappresenta le P.A. e quelle relative alla informatizzazione, non hanno tenuto e non tengono conto del cittadino-utente suo malgrado più sprovveduto con una serie di conseguenze. Volendo fare un esempio di una assurdità burocratica, recentemente ho contattato Istituzioni pubbliche per proporre, con una semplice e-mail, di organizzare conferenze, ma mi è stato chiesto di compilare il cosiddetto format, ossia una laboriosa modulistica, non semplice da comprendere e compilare... se non si è fatto un corso accelerato; mentre un tempo bastava inviare una semplice domandina ed ottenere a breve la dovuta risposta di operatività; una modalità che rientra in quel maledetto UCAS. Perciò non è vero che la tecnologia ha migliorato la vita del cittadino-utente, anche perché circa il 30% della popolazione non è dotato di mezzi informatici e tanto meno li saprebbe usare.

Va dunque preso atto che il tutto rientra nella elefantiasi della burocrazia al cui interno primeggia sempre quell’Ucas, e poi le Istituzioni lamentano se i cittadini manifestano avversioni, o non svolgono i propri doveri nei confronti della P.A. e, quel che è peggio, è che nessun cittadino contesta ufficialmente queste difficoltà. Personalmente sarei il primo ma, a parte questo articolo, purtroppo debbo desistere non avendo la certezza di essere seguito dai miei concittadini, e la mia unica voce cadrebbe nell'oblio. Un’ultima osservazione. Di questo passo, e in previsione di ulteriori peggioramenti del sistema di comunicazione con la P.A., mi domando: vale la pena spendersi con proposte e iniziative socio-culturali coinvolgendo le Istituzioni dovendo cimentarsi con queste “assurdità” tecnologiche che nessuno ci ha preparato ad accogliere, ed insegnato a metterle in pratica? Nel concludere, io credo che il mondo che stiamo vivendo attualmente è troppo complesso per capirlo, e soprattutto adattarvisi e viverlo. anche perché una gran parte degli italiani preferiscono vivere con un problema che non riescono a risolvere, piuttosto che accettare una soluzione che non riescono a comprendere. E se a breve i nostri simili umani verranno sostituiti (per diverse mansioni) dai cosiddetti robot-umanoidi, allora significa che verrà sempre meno il valore della Persona e della vita umana. Amen!

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