L’EVOLUZIONE ESISTENZIALE TRA FATTI E MISFATTI
È l’irrazionalità che spesso condiziona gli esseri umani,
come pure la mancanza di rispetto degli uni verso gli altri
di Ernesto
Bodini
La nostra era
politico-sociale va sempre più peggiorando: ex presidenti di nazione
condannati, ministri senza un titolo di laurea, pubblici amministratori
infedeli e/o incompetenti, rappresentanti di Governo che non sanno dialogare
tanto da insultarsi a vicenda, neo parlamentari dal passato burrascoso,
amministratori pubblici che non rispondono ai cittadini che nemmeno vengono
ricevuti, e come se non bastasse condizionandoli ad adottare mezzi informatici per
comunicare, per non parlare poi della quasi imminente intelligenza
artificiale (imposta da menti geniali e facoltose). Se poi ci verranno imposti
i robot-umanoidi non resta che decretare il genrere umano (o parte di esso) un
“agglomerato” di figure animate da teatrino. Ma non basta. In questo percorso
si mettano in conto tutte le varie cause che portano al decesso repentino
(spesso quanto mai assurdo) di molte persone, una conseguenza che è in antitesi
con il calo della natalità e dello scarso ricambio generazionale. Questa
esposizione è solo un modesto elenco degli eventi che ci coinvolgono giorno
dopo giorno e, nonostante iniziative e provvedimenti vari per risalire la china,
la situazione tende a non migliorare, ma addirittura a peggiorare. Pessimismo gratuito?
No davvero, se non si vogliono negare i fatti quotidiani e, per quanto
riguarda il nostro Paese, le spirali della burocrazia completano il quadro
delle conseguenze esistenziali. Ora io mi chiedo: a cosa serve insegnare in
ambito accademico materie come filosofia, sociologia, psicologia, antropologia,
ed altro ancora, se non si tenta nemmeno di prendere spunto dai saggi del
passato? È pur vero che questi hanno vissuto in epoche diverse dalla nostra, ma
è altrettanto vero che la loro saggezza se recepita ed applicata potrebbe
sortire qualche benefico effetto… A questo punto mi si taccerà di persona illusa,
affetta da mero sentimentalismo e se non anche di utopia; e mi si dica pure
tutto ciò (tanto ho le spalle larghe come tutti gli anticonformisti), ma sta di
fatto che il coro delle lamentele è sempre più vasto, e purtroppo il popolo sa soltanto
vociare nelle piazze ma non agire se non, purtroppo, con atti di violenza e
vandalismo e, per consolarsi, affolla arene e stadi per farsi “ubriacare” dai
loro fan le cui performance aiutano a dimenticare la realtà quotidiana… complici i vari social, e i
non di meno i vari assurdi e beceri programmi televisivi che, attraverso quiz ed
esibizioni coreografiche di dubbia moralità, attirano concorrenti come mosche
al miele (vincite in denaro o gettoni d’oro). Ma tutto ciò non contribuisce a risolvere i vari
problemi esistenziali. Fin qui mi è stato fin troppo facile esporre, proprio
perché in sintesi, il quadro di una società che a mio avviso si sta sgretolando,
e anche in quest’era dalle grandi modernità, gli esseri umani si vanno sempre
più “materializzando” venendo meno alla considerazione e al rispetto gli uni
degli altri. Il buon Dio ci ha dotati di un intelletto e altri doni correlati,
ma non se ne fa buon uso, giacché in molti casi la vita umana sta perdendo
sempre più il suo valore originale: si nasce di meno, e si muore più facilmente
e precocemente, e quando questo avviene, quella massa vociante di cui facevo
cenno ipocritamente esprime dolore sconforto con applausi e palloncini al cielo ad ogni dipartita,
indipendentemente dal vissuto di chi ci ha preceduto. Aggiungo, inoltre, che si
parla tanto di lotta alla povertà, alle malattie rare, alla criminalità, alle
molteplici ingiustizie, etc., ma la stessa risulta essere sempre più impari. Il primo concetto di povertà, io credo, va inteso come il non saper (e voler) vivere secondo quanto stabilito sin
dalle nostre origini considerandoci tutti uguali: l’unico aspetto inconfutabile
è il termine dell’esistenza, una fine non sempre dignitosa per molti,
soprattutto per quelli che non hanno saputo vivere e hanno impedito ad altri di
vivere nel bene e per il bene comune. ("Dare rispetto, guadagnare rispetto").
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