La Legge non è uguale per tutti...

 

IL DOVERE DELLA COMPRENSIONE E DEL

 PERDONO DEVE ESTENDERSI ANCHE AD ALTR...

Quelli che non hanno avuto e non hanno colpa meriterebbero altrettanta 

attenzione… invece languono nelle patrie galere e nessuno si occupa di loro 

in modo concreto. Un’ingiustizia che grida vendetta al cospetto di Dio.

di Ernesto Bodini

 

Per quanto rientri nei poteri del nostro presidente della Repubblica, come quello di concedere la Grazia ad alcuni detenuti (ben quattro in questi ultimi mesi), come si fa a non pensare ad una ipotesi per liberare (questo sarebbe il verbo pertinente) i reclusi innocenti a causa di errori giudiziari? Quest’ultima azione non rientra certo nelle sue competenze, ma sarebbe ipotizzabile sollecitare le figure preposte (compresi associazioni e movimenti vari) a rivedere in toto la realtà giudiziaria che ha coinvolto questi sventurati, anche se la condanna è divenuta definitiva e quasi sempre irrevocabile… Io credo che ciascuno di noi, ma soprattutto gli addetti ai lavori, prima di coricarsi ogni sera dovrebbe dedicare un breve pensiero (e magari anche una breve preghiera) per quelle povere anime che hanno vissuto l’ennesima giornata da segregati, spogliati della loro dignità, sapendo di non aver commesso alcun reato e, si badi bene, parliamo di diverse migliaia di esseri umani il cui stato d’essere griderebbe vendetta al cospetto di Dio! Personalmente nulla contro la decisione del presidente che in questi giorni ha firmato la grazia ai quattro detenuti, avendo giustificato tale decisione secondo gli elementi giuridici in suo possesso con la fattiva collaborazione di chi preposto a tale ruolo, ma come libero pensatore, anticonformista e, mi si lasci precisare, di “indole socratica”, questo mio articolo vuole essere un, seppur modesto, contributo nel sollevare la voce del diritto non riconosciuto ai più deboli e indifesi, la cui privazione della libertà non può che gravare sulla coscienza di chi ha sbagliato… sia pur incolpevolmente e forse anche in buona fede. Di tanto in tanto si richiama alla memoria il saggio “Dei delitti e delle pene” (del 1764) dell’illuminista Cesare Beccaria (1738-1794), il quale sosteneva che il diritto penale deve essere laico (cioè separato dalla religione) e che tutti i cittadini devono essere uguali di fronte alla legge, quindi sottoposti alle stesse pene, qualunque sia la loro classe sociale. Non a caso si continua a discutere del famoso problema relativo alla “separazione delle carriere”, il cui superamento sembra coinvolgere interessi e coscienze! Ora, se i cittadini devono essere tutti uguali, non si capisce come mai una parte di essi (alcune migliaia, ripeto) hanno subito una condanna e che da tempo si sostiene essere innocenti a causa di errori giudiziari; come pure il fatto che chi ha emesso la condanna (come è noto) non ne risponde in prima persona…, bensì lo Stato con eventuale indennizzo, ossia tutti noi! Lungi da me un “processo alle intenzioni” verso chicchessia, rispettandone il lavoro e comprendendone i limiti umani…, ma va da sé che sinora sono esistiti ed esistono diversi Meleto, Anito e Licone in versione moderna, ma in altrettanta versione moderna nessuno dei detenuti innocenti ha rappresentato e rappresenta il Socrate… in grado di difendersi smantellando le accuse poiché infondate. Per concludere, anche se l’esempio del Beccaria ha ben poco a che vedere con le condanne ingiuste a causa di errori giudiziari, non è detto che non si possa farlo “riemergere” quale esempio di saggezza e garantismo, come pure il Sommo del “non sapere” unico esempio di una sapiente autodifesa… azione che se dovesse essere concessa anche se solo ad alcuni dei nostri concittadini, probabilmente sarebbero in grado di smantellare le accuse loro rivolte. Ma questa è utopia in quanto secondo il nostro Ordinamento Giuridico soprattutto in ambito penale è d’obbligo avere un difensore (di fiducia o d'ufficio); mentre non è utopia la Giustizia ultima che non richiede tribunali e nemmeno pubblici ministeri e difensori… senza rinvii e senza appelli! (Personalmente, ogni sera rivolgo un pensiero a questi sfortunati che da tempo, e chissà sino a quando, non vedono la luce del sole e poter riabbracciare i loro cari). 

 

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