La cultura del dire e del fare...

 

LA CULTURA DAL DIRE AL FARE…

C’é sempre meno considerazione per chi si propone autonomamente,

e anche nella solidarietà conta sempre di più l’apparire e non l’Essere...

Anche per queste ragioni la società tende a non migliorare.

di Ernesto Bodini

È con grande desolazione che continuo a rilevare ogni volta che proporre (a titolo non profit) alle Istituzioni culturali in genere, soprattutto in Piemonte, sembra di dover sormontare una montagna. E questo, sia per lungaggini nell’avere una risposta e sia per il fatto che quando non si appartiene ad alcun filone, o non si è presentati da qualcuno, tale proporsi cade nel vuoto. Mentre sino a non molti anni fa era sufficiente fare una proposta a questo o a quell’Ente senza dover seguire particolari procedure, oggi le stesse sembrano essere simili a quelle ministeriali. Questa evoluzione “in negativo”, nonostante le semplificazioni di ogni iter favorite dalla tecnologia, non può che allontanare ogni buona intenzione propositiva soprattutto del singolo cittadino, con la conseguenza di allontanarlo dal sentimento di solidarietà, ovviamente dal punto di vista culturale. A mio avviso questo è un fenomeno che rispecchia i tempi non solo della evoluzione tecnologica-organizzativa, ma soprattutto il modo di concepire un buon rapporto comunicativo tra cittadini e Istituzioni e, il fatto che le P.A. non ricevono più “de visu” il cittadino-utente anche per discutere di una personale questione, è il colpo di grazia che si vuol dare all’utenza, nonostante le buone intenzioni e i buoni propositi per migliorare la vita in comune. Purtroppo in questi anni si è venuto a creare quell’imperante voler apparire e non quello più saggio dell’Essere, peraltro fagocitato anche dai mass media, televisione in particolare, dai quali si producono falsi miti: è sufficiente urlare due versi scanzonati (e anche volgari) e fare due piroette che il successo è quasi garantito. E sono proprio questi ultimi protagonisti dell’ultima ora ad emergere in poco tempo essendosi creati una miriade di follower, ossia sostenitori altrettanto senza arte e né parte… Poi vi sono casi in cui qualche anima generosa decide di fare una donazione a questo o a quell’Ente, ovviamente con finalità benefiche, per cui proporre al seguito un incontro pubblico con intrattenimento le porte si spalancano “bai passando” gli orpelli delle incertezze e della burocrazia. Ma questa realtà credo che sia un po’ generalizzata sull’intero territorio italiano (salve rare eccezioni), un  sistema che non fa certo onore ai princìpi di un Paese che si reputa aperto al sociale… Ma c’é ancora un altro aspetto da rilevare: il nostro Paese  è sempre stato una fucina di associazioni di volontariato, i cui aderenti per la maggior parte si allineano al “sistema” odierno, e trova maggior ascolto chi è già noto e chi si adegua… Ora, già è difficile convivere e adeguarsi alla burocrazia per esigenze ordinarie, non mi sembra il caso di rendere più ostiche le procedure per volersi proporre nel bene e per il bene. E questo sarebbe progresso? Niente affatto, proprio perché si tende a non comunicare e, quel che è peggio, è che quando chi ci rappresenta (a vario titolo) sale sul palco si elargiscono applausi a non finire. In buona sostanza, oggi più che mai, è ulteriormente considerato chi è in lista di una certa gratificazione ufficiale: pergamene, medaglie e altro ancora. Se questa non è ipocrisia socio-culturale che cos’é? Sono certo di non trovare condivisioni in tutto ciò, ma sono altrettanto certo che questi riconoscimenti (il cui merito è a volte discutibile) non aprono la strada per quella destinazione senza ritorno. Un’ultima considerazione: il conformismo, dal quale da sempre mi astengo, è il carceriere della libertà e il nemico della crescita! Ma vorrei concludere con quanto affermava il padre della Costituente Piero Calamandrei (1889-1956): "La Legge è uguale per  tutti è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo della aule di giustizia; ma quando si accorge che, per invocar  la uguaglianza della Legge a sua difesa, è indispensabile l'aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria".



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