IL DRAMMA DELLA CONVIVENZA”FORZATA”
TRA ITALIANI E OSPITI STRANIERI
La prolungata ed estesa promiscuità tra molti
popoli non
è mai una garanzia assoluta per una buona convivenza.
di Ernesto Bodini
Premetto che non ho
alcuna particolare preclusione nei confronti degli stranieri (mentre un
discorso a parte meritano gli irregolari e i criminali), ma è bene rivedere il
problema della notevole promiscuità nel nostro Paese sotto tutti gli aspetti. È
un dato di fatto che molti reati sono commessi anche da parte loro, tant’é che
tra i detenuti nelle carceri italiane circa il 40% sono proprio stranieri ed
extra comunitari in particolare. Ora, immaginiamo che questa popolazione venga
espatriata (senza rientro...), la vita carceraria per i restanti sarebbe più
accettabile con tutta una serie di vantaggi; ma il continuo ingresso in Italia di
questi “disperati” non fa che aumentare una serie di problemi esistenziali a
tutti e, a farne le spese, non sono loro stessi ma anche i nostri connazionali:
truffe, sfruttamenti, aggressioni, omicidi, etc., per non parlare anche dei
danni al patrimonio pubblico. Questo primo quadro sintetico della situazione
nostrana preoccupa non solo i politici, ma anche noi tutti, con la differenza
che i primi hanno il potere e la responsabilità di gestire, contenere e magari risolvere
il problema, i secondi sono destinati a subire ciò che sino a qualche decennio
fa non si sarebbero immaginati. È pur vero che nel frattempo sono state emanate
apposite Leggi ma ciò nonostante la situazione perdura e va peggiorando giorno
dopo giorno, e non bastano nemmeno le contestazioni di piazza od azioni
popolari varie con il risultato che, a mio avviso, proporzionalmente la nostra
realtà potrebbe essere paragonata ad epoche in cui vigeva l’anarchia più totale.
Rievocando brevemente la “Legge Martelli” (n. 39 del 28/2/1990) rammento che la
stessa non ha aperto le frontiere, ma ha regolato l'immigrazione in
Italia, affrontando aspetti come il controllo dei flussi, il soggiorno e il
diritto d'asilo. Le sue disposizioni principali hanno incluso l'abolizione
della limitazione geografica per i rifugiati dalla Convenzione di Ginevra del
1951, l'introduzione del timbro di ingresso sui passaporti degli stranieri
extracomunitari e la regolamentazione delle procedure di ingresso e
respingimento. Ora se con tale provvedimento si è voluto
intendere una politica di solidarietà (tanto per usare un eufemismo), non mi
sembra, in base a quanto espresso all’inizio dell’articolo, che si sia ottenuto
il massimo dei risultati, sia perché nel frattempo si sono avvicendate varie
posizioni politiche, e sia perché si rasenta l’utopia nel voler trovare una
soluzione univoca tra i molti Parlamentari di ieri e di oggi. Ecco che allora
ci troviamo in una situazione a dir poco ibrida tale da restare permanente ancora
per chissà quanto tempo e, intanto, muoiono molti stranieri immigrati più meno
legalmente, e anche noi che li ospitiamo. Da questo quadro negativo si escluda
quella percentuale di varie etnie (e non razze) che si sono ben inserite,
rispettando le nostre Leggi e “contribuendo” ad incrementare la popolazione:
ben vengano dunque, ma a queste inderogabili condizioni.
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