Alcune considerazioni sulla società del malessere...

 

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA SOCIETÀ DEL

MALESSERE CHE SAREBBE BENE RILEVARE… 

Non si fa abbastanza per prevenire i disagi sociali e

per questo ne stiamo subendo tutti le conseguenze

di Ernesto Bodini

Nonostante i molteplici eventi avversi si verifichino tutti i giorni, pare che la società sia costretta (suo malgrado o meno) a subire. Si prendano ad esempio le aggressioni (pluri quotidiane) alla collettività: tutti noi possiamo essere aggrediti in qualunque momento del giorno e ovunque, magari senza un apparente motivo da chiunque, sia esso sano di mente o affetto da una patologia psichiatrica, a cominciare dalla depressione grave che sta interessando sempre più soggetti. Molto ricorrenti sono i delitti in famiglia, siano giovani o meno i componenti della stessa e oltre alle vittime gli autori vanno ad incrementare il lavoro delle Procure e la popolazione carceraria. Nessuno nega che eventi come questi avvenivano anche in passato, ma bisognerebbe capire quali siano le ragioni che stanno incrementando questo fenomeno. Come più volte ho scritto una prima ipotesi è individuabile nella eccessiva libertà nel manifestare e nei conseguenti comportamenti, e ciò a partire dagli anni ’70 in poi, come se non bastassero la conquista democratica di determinate Leggi, il criterio di emancipazione e i contributi del progresso… che oggi sono senza controllo. In questi ultimi decenni si è dovuto far fronte al processo della immigrazione con  esiti positivi ma anche negativi… Ma la storia insegna che la promiscuità di culture e fedi religiose diverse non è mai stata un indice razionale e tanto meno risolutivo. E ora che sono state chiuse le stalle e liberati i buoi il fenomeno di cui sopra sta diventando sempre più incontenibile, tanto che nemmeno le rispettabili Forze dell’Ordine (unico nostro valido riferimento) stanno perdendo in parte quel potere… essendo i loro componenti anch’essi a rischio della propria incolumità. Ma il fenomeno della “asocialità e della aggressività” è ancora più grave in quanto tali atteggiamenti sono ad opera anche di minori, una popolazione che ha ancor meno da perdere rispetto agli adulti ed è inevitabile il continuo perpetuarsi delle loro malefatte. A tutto ciò si aggiungano alcuni mezzi di comunicazione a partire dai vari social, strumenti pericolosi quanto le armi tant’è che anche con la tecnologia della comunicazione si commettono vari reati (omicidi compresi), peraltro fagocitati da certi film e pubblicità quali produttori di emulazione che, in non pochi casi, sfocia in illusione e delusione: da qui alle reazioni avverse il passo è breve. Vorrei anche aggiungere che il mondo dei mass media dà sempre più censo e visibilità non solo a chi sa e sa fare qualcosa di utile, ma anche a chi non sa e non vale nulla e pretende di sapere o valere qualcosa. In quest’ultimo caso gli interessati non si rassegnano tanto da sconfinare nel rifiuto di accettare la propria “misera” realtà, responsabilizzando chi nulla può con conseguenti azioni di vendetta contro la persona e il patrimonio pubblico. Una parentesi ulteriore riguarda il non sapere (e non volere) contestare una eventuale ingiustizia, semmai sia comprovata, preferendo agire con la violenza indipendentemente dalle conseguenze che ne possono derivare. E che dire delle aggressioni agli operatori sanitari e della istruzione? A mio avviso sono sempre mancate le basi da trasmettere alla popolazione, precisando che diritti e doveri vanno di pari passo (eccezioni a parte), ma si dice che l’esempio viene dall’alto e oggi le belle parole non interessano più a nessuno: un tempo si diceva: “Armiamoci e partite”, e invece si doveva dire e fare: “Armiamoci e partiamo”, ovviamente in senso metaforico e non materiale. Da rilevare, infine, che quando accadono tutti questi episodi si interpellano vari specialisti, i quali fanno affermazioni un po’ laconiche e sovente alquanto retoriche del tipo: “Mancano dei punti di riferimento”, “Si è persa l’identità della Persona”, “Occorrono stimoli diversi”, etc. A mio dire sono affermazioni che lasciano il tempo che trovano in quanto non seguite da esempi concreti, e intanto dobbiamo fare i conti con politiche che si contraddicono e quindi divergenti disorientando ulteriormente la popolazione. Alcune pagine storiche ci rammentano che in tempi di restrizioni varie (anni ’50 e ’60 ad esempio) c’era più umanità e non pochi casi di fratellanza e solidarietà, tant’è che i sentimenti dell’invidia e del rancore erano piuttosto rari. Un’ultima osservazione: dal punto di vista dell’informazione è pur sempre da rispettare il diritto-dovere di cronaca, ma eccedere e sottolineare in forma acuta determinati episodi negativi io credo che, sia pur indirettamente, si solleciti le menti umane più turbate soprattutto se affette da una determinata patologia. E in merito a ciò, proprio perché sono considerazioni di un modesto ma obiettivo e costante osservatore nonché convinto anticonformista, quasi sicuramente non verranno mai rilevate e considerate da alcuno, e pur non facendo alcuna profezia le cadenze della quotidianità sono innegabili… salvo volerle negare per qualsivoglia convenienza…!


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