UTILI SUGGERIMENTI PER IL CONSUMATORE TOUT COURT
Come difendersi dalla pubblicità che non convince…, o dalla non corretta interpretazione nell’utilizzo del contenitore di un prodotto farmaceutico
di Ernesto Bodini
Continua imperterrita la pubblicità online
(oltre che in versione cartacea e
filmico-televisiva) di qualunque prodotto: una concorrenza spietata tanto da creare
fastidio e scompiglio tra i possibili fuitori. Spesso i proponenti speaker non
sono limpidi nel presentarsi e nel proporre, ed altrettanto spesso taluni sono
anche ingannevoli… (per non parlare dell’uso del “Tu” confidenziale come se le
parti si conoscessero da tempo), con promesse allettanti seguite da adulazioni
che sanno più di ipocrisia che di sincerità. Ma tant’è, queste sono le regole
del progresso… e del commercio e ora, con l’avvento della intelligenza
artificiale, si tende a completare l’opera della cattura del maggior numero di
clienti. Ma i potenziali consumatori come possono difendersi da questa
aggressività, che tanto lede la privacy quanto anche la libertà di accettare o
rifiutare qualsivoglia proposta? Indubbiamente non è semplice sia perchè in
molti casi si ha bisogno di sapere, e sia perché apparentemente non ci sono
mezzi diretti per respingere offerte indesiderate. Tuttavia, a mio avviso si
potrebbe cominciare con il non acquistare (per lo meno nell’immediato) prodotti
non prettamente indispensabili, oltre ad avvalersi del “passa parola” e dai
vari manifesti sparsi un po’ ovunque… avendo più tempo per valutare la veridicità
e la convenienza del prodoto. Inoltre, quando si viene a conoscenza della
pubblicità di un prodotto che “non convince” o appare di dubbia qualità dal
punto di vista della convenienza, sarebbe utile fare le proprie rimostranze
(per iscritto) al produttore, o in sub ordine all’agenzia pubblicitaria. Tempo
fa è stata fatta la pubblicità di un prodotto per l’giene intima femminile, la
cui esposizione televisiva e sui giornali rasentava l’oscenità o quanto meno il
cattivo gusto della performance… Ebbene, scrissi alla ditta produttrice
esprimendo la mia “indignazione”, e mi fu risposto in modo laconico di essere rammaricati
in quanto non essermi piaciuta la loro pubblicità, e che comunque il loro fine
era quello di abbattere un certo tabù… Non replicai ritenendo che sarebbe stato
inutile, ma intanto feci questo primo passo con la convinzione che se fossimo
stati in molti a fare tale rimostranza, quasi certamente l’azienda sarebbe sta
indotta a rivedere le prorie esigenze-intese con i consulenti pubblicitari. In
un altro caso, anche se non si tratta di pubblicità, scrissi ad una azienda
farmaceutica spiegando che un farmaco da loro prodotto e messo in commercio
presentava una difficoltà nell’apertura del contenitore… A breve mi fu risposto
invitandomi ad inviare (a loro spese) un campione del prodotto stesso in quanto
lo avrebbero esaminato. Nel giro di pochi giorni mi fu risposto che, dopo
opportuna verifica, quel contenitore del farmaco non presentava alcuna anomalia
nell’utilizzarlo… In effetti, si trattava di managgiarlo in un certo modo!
Questi due esempi, anche se diversi tra loro, a dimostreazione del fatto che
certe rimostranze (o invadenze) quando è possibile andrebbero fatte sempre per
iscritto, un modus operandi che il cittadino-consumatore non è solito attuare
e, di conseguenza, continua a lamentarsi e a subire l’invasione della
prepotente pubblicità, e magari il “disservizio” circa l’utilizzo di un
determinato prodotto sia esso farmaceutico o di altra natura. In buona
sostanza, come da sempre sostengo, al cittadino-consumatore non restano che le
armi di carta e penna e, quando è il caso, perseguire con relativa diffida o di
esposto/denuncia: il “nemico” va sempre preso per le corna e mai per la coda,
con l’accortezza della ragione e del massimo rispetto!
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