Onore alla cultura ma...

 

ONORE ALLA CULTURA E AI SAGGI CHE LA SANNO TRASMETTERE

Ma la poca attenzione nel non “ripudiare” il cancro del Paese è indice 

di superficialità e incoerenza nei confronti del “vero” disagio sociale 

di Ernesto Bodini

Cosa bisogna (o bisognerebbe) fare per coinvolgere le persone interessandole ad una materia piuttosto che un’altra? Io credo che al di là dell’argomento la parte più coinvolgente oggi più che mai è il personaggio invitato ad esporre, mentre l’argomento talvolta è in secondo piano: come dire, che la calamita è l’esponente-relatore specie se risulta particolarmente simpatico e accattivante: magari con la saggia “maestria” del modo di sorridere e della gestualità, poi l’argomentazione può essere più o meno interessante. Questa realtà spesso riguarda un pubblico in gran parte ipocrita e opportunista, ancor peggio vale per la dedizione ai cantanti pur presentando testi in inglese che non tutti comprendono, o divi dello sport e dello spettacolo dalle performance coinvolgenti: l’importante è saper attirare i fan, il resto conta poco o nulla. Personalmente ho partecipato a numerosi convegni e congressi i cui relatori erano in parte molto famosi e di un certo spessore scientifico e culturale, ma il pubblico non sempre era numeroso, ad eccezione per la presenza di calibri come la prof.ssa Rita Levi Montalcini e pochissimi altri. E questa è una delle mie prime constatazioni. In questi giorni i mass media hanno dato particolare risalto agli interventi pubblici dello storico piemontese (e ormai notissimo) Alessandro Barbero, ottimo comunicatore e dotato (a detta di molti) di una particolare simpatia tale da risultare a dir poco empatico. Perciò, nulla da dire su questo personaggio ormai “salottiero” anche in televisione, ma per quanto riguarda la fiumana di pubblico che tra i giovanissimi sta riscoprendo l’interesse per la storia e la comunicazione, ancorché plateale, verrebbe da chiedere loro se si sono mai posti il perché in Italia nessuno ha pensato di intrattenere le platee con argomenti relativi, ad esempio, come interpretare gli articoli della Costituzione, e soprattutto come agire quando gli stessi non vengono rispettati dalle stesse Istituzioni. Per non parlare poi del fatto che non si è mai assistito ad incontri pubblici per spiegare il perché dell’esistenza della burocrazia e possibilmente come farvi fronte. Il paradosso è che tutti si lamentano di questo ancestrale fenomeno ma nessuno si preoccupa di come affrontarlo, visto che crea problemi quotidiani a tutti i cittadini… un po’ meno alle persone particolarmente abbienti. Ebbene, essere dotti in una o più materie storico-culturali e scientifiche e diffonderle è certamente un buon contributo alla collettività, ma allo stesso tempo il non coinvolgerla nel volerla “acculturare” in autodifesa, credo che sia una carenza che rasenta indifferenza e superficialità, come dire: “ognuno pensi per sé e Dio per tutti”. Eppure, secondo la mia esperienza in fatto di “autodifesa” in relazione ai diritti (seguiti dall’espletamento dei doveri), se si ridimensionassero gli “effetti” della burocrazia” (a cominciare da quelli più banali), molte situazioni incresciose non si verificherebbero da parte delle Istituzioni. E ora che è stato depennato l’art. 323 del C.P. relativo all’abuso d’ufficio, sarebbe interessante sapere come reagirebbero i fan delle varie star nel caso tali abusi da parte dei burocrati tornassero alla ribalta… Si continui dunque, data l’utilità, a fare cultura e ad osannare vip e altri protagonisti al seguito, ma intanto il “the crippler” (sociale) made in italy, ovvero “lo storpiatore” che è la burocrazia, continuerà a mietere vittime soprattutto anziani, disabili e tutte le persone che non sono in grado di difendersi. Solo così continuando il nostro Paese potrà annoverarsi tra quelli in via di regressione…!


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