Lo scopritore dei Raggi X che non ha brevettato

 

AL FISICO TEDESCO WILHELM K. RÖENTGEN

 IL MERITO DEI PRIMI RAGGI X

Oltre un secolo fa la scoperta che rivoluzionò l’era

della diagnostica strumentale, e che non volle brevettare 

di Ernesto Bodini

Tra tutte le professioni sanitarie ve ne sono alcune che sono poco nominate, non perché valgono tecnicamente meno di altre, ma semplicemente perché, a parte qualche eccezione, fanno parlare poco di sé. Fra queste ritengo doveroso menzionare quella dei tecnici Sanitari di Radiologia Medica (TSRM), un corpus di professionisti che lavorano sia a stretto contatto con il paziente da sottoporre all’esame radiologico, sia con il medico radiologo che deve interpretare l’esame e refertarlo. Personalmente negli anni scorsi ho avuto l’opportunità di vivere alcune ore accanto a questi tecnici (in un ospedale pediatrico di Torino), solitamente quasi sempre relegati all’interno del loro comparto, intenti a preparare il paziente sulla base per una Tac, una Risonanza Magnetica o semplici RX; una realtà che per il vero è praticamente uguale a quella per l’indagine diagnostica del paziente adulto. Quella della Radiologia è una disciplina dalle antiche origini se si rammenta lo scienziato che “aprì” le porte ai Raggi X, quindi oltre un secolo e mezzo di vita. Ma chi è questo autore, peraltro così poco ricordato? È il tedesco Wilhelm Konrad Röentgen (1845-1923, nella foto) di cui quest’anno ricorre il 180° della nascita, che ha rivoluzionato gran parte delle Medicina e delle Scienze umane, sino a favorire l’evoluzione di sofisticate apparecchiature. Sono la casualità, l’entusiasmo e il fine filantropico che hanno reso celebre questo barbuto e compassato professore di Fisica, nativo di Lennon, una cittadina della Renania situata nella riva sinistra del Reno, quando quell’8 novembre  del 1895, aveva vissuto una vicenda davvero incredibile! Röentgen, che si era da tempo appassionato allo studio dei “raggi catodici”, aveva inavvertitamente appoggiato su di una pila di lastre fotografiche la chiave della sua scrivania; poi, era andato a fotografare i fiori del giardino dell’Istituto di Fisica dell’università di Wurzburg, di cui era direttore. Ma quando sviluppò le lastre fu a dir poco sorpreso nel vedere su di una, invece di un fiore, l’immagine della chiave della scrivania! Riflettendo per alcuni giorni si rese conto che dai tubi sotto vuoto (tubi di Crookes), nei quali faceva passare la corrente elettrica, si sviluppano dei misteriosi raggi (raggi X, appunto) capaci di attraversare un corpo solido e di fissarne l’immagine su di una lastra. Della validità di questo fenomeno ebbe ulteriore conferma quando provò ad anteporre la propria mano tra il tubo radiante e lo schermo si delineava nettamente l’ombra della mano, anch’essa “trasparente” ai  raggi, solo che… era solo la carne ad essere attraversata dai raggi, mentre le ossa “li fermava”. Prima di rendere pubblica questa scoperta, aveva bisogno di prove concrete da presentare a sostegno di quanto avrebbe asserito. La moglie Bertha si rese disponibile a farsi “fotografare” la mano con quei raggi misteriosi, lasciando un documento che in breve avrebbe fatto il giro del mondo; la prima radiografia della storia della radiologia, una delicata mano di donna con tanto di fede all’anulare sinistro (foto in basso). Sempre nello stesso anno, Röentgen si affrettò a depositare alla Società fisico-medica di Wirzburg una comunicazione preliminare dal titolo “Uberline neue Art von Strahlen” (Su di una nuova specie di raggi). Il 4 gennaio 1896 furono esposte all’Associazione dei fisici di Berlino alcune radiografie eseguite dallo stesso scienziato e, nonostante l’incredulità e le obiezioni di alcuni, la scoperta ebbe il sopravvento tant’è il 13 gennaio, il fisico tedesco fu invitato dall’imperatore Guglielmo II a ripetere a Berlino le sue esperienze alla presenza di autorità e scienziati. Il trionfo non si fece attendere e, dieci giorni dopo, alla Società fisico-medica di Berlino, fu deciso all’unanimità di chiamare “Röentgen” i nuovi raggi.

Le fantastiche possibilità dei raggi X non mancarono di provocare tra la gente comune episodi di eccessiva esaltazione: divenne di moda farsi radiografare la testa o le mani come souvenir; nelle fiere di paese vi erano dei box dove bastava pagare qualche centesimo per vedere il proprio scheletro. Tale mania, però, provocò un’ondata di circospetta meraviglia nell’opinione pubblica, che incredibilmente vide in quei raggi una potenziale minaccia all’intimità personale; e, mentre da una parte l’ignoranza in materia dilatava questo bizzarro timore, dall’altra vi fu chi ne trasse profitto mettendo in commercio biancheria intima “non penetrabile ai raggi X”. Inizialmente il nuovo metodo non ebbe notevole impiego in diagnostica: nei primi anni, fu utilizzato solo per evidenziare fratture e corpi estranei. Una cautela peraltro giustificata anche dal fatto che già allora si rilevava la pericolosità delle radiazioni, in quanto producevano ustioni sulla pelle (da qui la necessità di schermare le apparecchiature). Tuttavia, fu proprio il rilievo di questi effetti secondari dei raggi X a dare inizio alle prime forme di rontgenterapia. Risultato di grande ingegno, quello del fisico Röentgen, al quale nel 1901 il re di Svezia consegnò il Premio Nobel per la Fisica. Come il prof. Albert B. Sabin, scopritore del vaccino contro la poliomielite (al quale non fu riconosciuto il Nobel per la Medicina), anche Röentgen non volle brevettare la sua scoperta, mettendola al servizio dell’umanità. Scoperte che richiamano anche il problema della serindipìa (scoperta fatta per caso) il cui concetto si concreta nella perfetta definizione data dall’ungherese Szent-Gyorgii, premio Nobel 1937 per la Medicina: «La scoperta consiste  nel vedere ciò che ognuno vede, e nel pensare ciò che nessuno pensa». Mentre il prof. Sabin sosteneva che «un buon ricercatore deve avere un’enorme curiosità, tenacia e una grande onestà. Se una scoperta gli sembra troppo bella per essere vera, ci sono buone possibilità che non lo sia». Questo, come altri esempi di grande dedizione per lo sviluppo della Scienza e della Medicina, meriterebbero essere maggiormente ricordati anche nelle Accademie, così come in sedi culturali, affinché i confronti servano ad acquisire una maggiore consapevolezza dell’importanza tanto della ricerca quanto della pratica clinica… ma purtroppo ciò avviene assai di rado!


Commenti