La tecnologia della comunicazione, oggi,

 

LA TECNOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE, OGGI

Pregi e difetti di un progresso che svalorizza l’entità della Persona 

di Ernesto Bodini

Sino a non molti anni fa il dialogo era considerato un’esigenza quasi di vita, e ciò indipendentemente dal tipo di relazione. Ovviamente, venendosi a creare gradi di parentela, sentimenti di amicizia, innamoramenti vari e rapporti di lavoro il dialogo fra due o più persone è diventato inevitabile. Ma poi, con l’avvento dei cellulari (telefonia fissa a parte) e dei vari social, il buon dialogare soprattutto di persona motivato e sensato, a mio avviso si è ridimensionato… sino a diventare quasi sterile e se non addirittura quasi insofferente. Inoltre, il fatto di essersi ridotta al minimo l’abitudine di scrivere una lettera, attraverso i  vari social e soprattutto con i cellulari si comunica meno bene, sia dal punto di vista del buon esprimere e sia da quello della sincerità: va da sé che solitamente si mente più facilmente se non si ha davanti l’interlocutore, proprio perché la mimica ed ogni altra forma espressiva spesso tradiscono le nostre emozioni, e quelli che sanno fingere (non propriamente onesti) non sono molti. Ecco che l’assunto di una relazione umana basata sul dialogo, onorato dall’uso dei doni della parola e dell’udito, si è andato impoverendo a discapito di una buona qualità di vita. È pur vero che nell’antica Grecia ed in altre epoche  non esistevano mezzi di comunicazione, ma ciò nonostante il buon Socrate che non ha mai voluto lasciare nulla di scritto, amava dialogare intrattenendo animatamente i suoi interlocutori. Non ha lasciato nulla di scritto per sua scelta, considerando la scrittura come un modo statico per cristallizzare la verità, mentre egli prediligeva l'oralità e il dialogo come strumenti essenziali per la ricerca filosofica e per guidare le persone a scoprire la verità dentro se stesse. La sua filosofia ci è giunta attraverso le testimonianze scritte dei suoi discepoli, in particolare i dialoghi di Platone e gli scritti di Senofonte, che riportano le sue idee e il suo metodo dialettico. Ed è altrettanto vero che oggi è impensabile comunicare senza l’utilizzo di mezzi tecnologici, ma nello stesso tempo proprio attraverso questi in realtà si vive peggio; basti pensare, ad esempio, che in questi decenni proprio attraverso tali mezzi si commettono reati d’ogni sorta, inganni, truffe e persino omicidi. Poi, con la pandemia il modo di relazionare è diventato sempre più difficile e forzatamente per via social e telefonica (cellulare in particolare), e proprio l’uso dei cellulari e dei tablet ha tolto la parola… e non solo in senso metaforico, complice il periodo in cui il virus Covid-19 che si è impadronito del nostro fisico, della nostra psiche e soprattutto dei nostri sentimenti. Pur non volendo essere una sorta di anti-tecnologico, ritengo deleterio comunicare attraverso il metodo del “messaggiare” (peraltro quasi sempre in modo sgrammaticato), molto spesso con lunghi sproloqui contornati da animazioni che sanno di ridicolo e puerilità. Anche oggi incontrando una persona, conosciuta o meno, si dà una certa consistenza alla stretta di mano, ritenendolo un gesto di accoglienza, mentre oggi in molte occasioni (ho fatto caso personalmente) quel gesto non ha quasi il valore della spontaneità, a parte le poche eccezioni, e stringere una mano con sincerità e spontaneità è certamente indice di reciproca accoglienza ma anche il presupposto per l’inizio di un buon dialogo, sia pur breve. Queste mie osservazioni per evidenziare il grave e continuo impoverimento delle relazioni umane, parte delle quali per diverse ragioni sono inevitabili… anche a causa delle incomprensioni, diffidenze e pregiudizi. Concludo nel precisare che non volendosi sottrarre ad un qualunque rapporto umano, a mio avviso è preferibile ridurne le opportunità al fine di evitare talvolta spiacevoli equivoci e delusioni; se poi si volesse chiamare in causa la non più disponibilità di dialogo (de visu) tra cittadino e i referenti della Pubblica Amministrazione, significa creare una dicotomia per “sminuire” la Persona come tale… ma non come cittadino contribuente, e se quest'ultimo si rivolge ad essa, di rado riceve risposta se non obbligata per Legge. Un’ultima ed onesta osservazione: anche chi scrive è in parte condizionato da tutto ciò… ma non per proprio volere, e anche se volessi dialogare di persona o comunicare con una lettera, il più delle volte rimarrei inappagato! Ma forse, come diceva qualcuno, c’é molta freddezza fra gli uomini, perché non osiamo dimostrarci cordiali come siamo.

 

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