Giovani e giovanissimi allo sbando...

 

GIOVANI E GIOVANISSIMI ALLO SBARAGLIO…

Difficile un ritorno al passato anche se solo dal punto di vista morale. Ma

gli eccessi del presente e per il futuro sono un insulto al buon vivere civile

di Ernesto Bodini

I problemi della gioventù e dei giovanissimi in particolare (quelli minorenni) si stanno sommando ormai ogni giorno. Si passa dai reati più efferati ad azioni persecutorie come bullismo e stalker nei confronti dei loro coetanei e degli adulti. Una analisi sociologica di questo fenomeno che sta esplodendo è a dir poco impegnativa, tale da richiedere pareri e consulti di esperti come psicologi, psicoterapeuti, antropologi e giuristi. Ma senza disconoscere o prevaricare tali competenze, che di primo acchito sarebbero i primi due deputati ad intervenire, vorrei rammentare che sino a non molti anni fa nel nostro Paese esistevano i collegi ad internato, in parte per l’assistenza fisica degli ospiti e in parte per l’impossibilità di alcune famiglie (numerose) di averli a casa. Anche a quei tempi la minore età presentava qualche problema “esistenziale”, come ad esempio per la forzata convivenza e la lontananza dai propri affetti famigliari, ma quasi mai il loro comportamento trascendeva in azioni bellicose o anche di mancanza di rispetto verso gli adulti che li accudivano, sia pur considerando anche in presenza di alcune restrizioni… E una volta dimessi dai collegi questi giovanissimi ospiti, ormai vicini al 18° anno di età (allora si era maggiorenni a 21 anni), si sono trovati a contatto con una realtà “più grande” di loro: pochi mezzi, ingenuità, inesperienza e magari anche senza più famiglia. Impellente era quindi la necessità di trovare i necessari punti di riferimento come una occupazione, non sempre praticabile se i soggetti avevano ad esempio una qualche forma di disabilità… e quindi la non accettazione di essi. Tuttavia, per quello che ricordo di quegli anni, l’esigenza della sopravvivenza aveva sempre la meglio, e gli eventuali ostacoli erano superabili con il buon senso, la razionalità e un po’ di ottimismo. Certo, erano altri tempi durante i quali si cominciava ad assaporare qualche conquista in fatto di diritti, soprattutto nel post ’68, e a parte azioni popolari di rivendicazione solitamente pacifiche (tolte le eccezioni), l’inserimento di quei giovani avveniva più o meno gradualmente, e il relativo comportamento era per lo più di pacifica convivenza e rispetto dei ruoli anche perché, a mio avviso, il rispetto delle regole in società aveva un certo peso per l’ancora esistente Servizio di Leva, poi abolito con la Legge 226 del 23/8/2004. E anche se in quei giovani non sono mancati episodi di “disagio” psicologico e sociale per una o più ragioni, era assai raro il ricorso alla assistenza di psicologi, mentre oggi il loro intervento è sempre più richiesto per la gran parte dei giovanissimi. Ma tornando a quei tempi la mente umana non era disturbata dalle sollecitazioni del progresso e dalle molte tentazioni: è pur vero che i rapporti relazionali tra i due sessi, ad esempio, sussistevano e non privi di stimoli, ma il più delle volte erano contenuti e solitamente all’insegna del rispetto reciproco.

Ma oggi, con l’avvento di internet e dei vari social la situazione si è in gran parte capovolta, ed ogni occasione di qualunque genere è favorita da eventi esterni compreso il sapere di essere impuniti se minorenni (soprattutto se al di sotto dei 14 anni), non eludendo la carenza e la irresponsabilità delle famiglie; mentre risulta essere più comodo responsabilizzare la Scuola e lo Stato. Ma mi permetto di sottolineare quanto deleterio sia il ruolo di certi mezzi di comunicazione (filmati e pubblicità in primis) che, con le loro proposte “allettanti”, favoriscono atti di emulazione che solitamente sono l’anticamera della illusione e della delusione! Ecco, in sintesi, un quadro di una società che nonostante i mezzi e le conoscenze di chi è preposto, non si riesce ad arginare il fenomeno il quale per assurdo è sempre più in auge. Quindi, prevenzione o repressione? A mio modesto parere si fa molto poco nel primo caso, e un po’ di più nel secondo; ma se si attuasse una più consistente sinergia fra le due, e nel contempo si facesse meno retorica attraverso discorsi e moniti spesso assai ripetitivi, forse si potrebbe sperare in una sorta di riordino sociale; ma nello stesso tempo sarebbe utile che chi ne ha le facoltà e le competenze diffonda esempi di azioni umane e umanitarie. E ciò basterebbe? Forse, a patto di mettere un freno alle eccessive libertà, al progresso tecnologico e a quel perdono camuffato da mero buonismo. Un’ultima considerazione: una volta si diceva che l’esempio viene dall’alto, ma oggi resta da stabilire chi fa parte di quell’altura!

 

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