Contestare con irrazionalità è deleterio...

 

QUANDO IL MODO DI CONTESTARE

È IRRAZIONALE E DELETERIO

Agire impropriamente non garantisce nulla…

se non la lesione alla propria dignità.

di Ernesto Bodini

Anche in Italia come in diversi altri Paesi, quando si intende contestare una ingiustizia collettiva o individuale, si è soliti manifestare in piazza ad esempio facendo sciopero della fame e della sete per uno o più giorni, oppure fare ostruzionismo sociale bloccando temporaneamente le attività sia pubbliche che private. Ma quali i vantaggi? A mio avviso pochi o nessuno tantè che il più delle volte le situazioni del contendere non variano, o comunque assai minimamente. In alcuni casi i più “esasperati e facinorosi”, in quanto affetti da una discutibile ideologia, si esprimono in modo più plateale magari sino a minacciare di togliersi la vita o di recare danno alla collettività e alle Istituzioni. Questi esempi di contestazione se ben analizzati rasentano la irrazionalità, oltre a venir meno alla propria dignità; e ciò sta a significare che forse si vogliono imitare esempi di contestazione relativi ad altri tempi, con la differenza che in certe epoche non era possibile opporsi agli usurpatori (se non a prezzo della propria vita), sia perché unici despoti del sistema e sia per l’assenza di leggi e di democraticità. In buona sostanza, rivendicare un diritto che non viene riconosciuto in un Paese come il nostro richiede cultura, obiettività e saggezza avendo a disposizione una Costituzione garantista (?) e una pletora di Leggi. Ma purtroppo la massa vociante non ha queste basi e si lascia trascinare da traghettatori (taluni violenti) dotati di un certo carisma, che spesso con il loro modo indurre sono fuorvianti… e se non anche a volte trasgressivi, senza contare poi che in molti casi la discesa nelle piazze procura atti di vandalismo, e chi li compie è doppiamente responsabile sia perché commettono un illecito (se non anche reato) e sia perché i danni arrecati ricadono interamente sulla collettività. Detto questo, intendo precisare che rimane inalterato il diritto di contestare una ingiustizia singola o collettiva, ma allo stesso tempo si tratta di individuare alternative che abbiano un maggior senso di democraticità e quindi di buon senso. A mio avviso quello che la maggior parte degli italiani non ha capito e non vuole intendere, è il fatto di avvalersi delle Leggi vigenti quando esse prevedono determinati diritti, oltre ad altrettanti doveri; il difficile sta nell’imporre alle Istituzioni il loro dovere nel rendere operative le Leggi vigenti… senza distinzione per alcuno, incominciando ad armarsi di carta e penna e dar seguito a quell’iter che può configurarsi, ad esempio, in diffide, denunce, esposti, etc. Personalmente, nel corso della mia esistenza e sino ad oggi, in determinate situazioni per contestare questa o quella ingiustizia, mi sono avvalso della conoscenza di norme e leggi (sia pur in forma autodidattica e per questo senza essere necessariamente un legale), cercando di interpretarle in modo oggettivo e razionale, a cominciare dal far fronte ad azioni di mobbing in ambito lavorativo; oppure affrontando i burocrati senza sentirmi inferiore ad essi. Io credo che se tutti agissero in tal modo, a patto di essere onesti e dalla parte della ragione, il più delle volte si addiverrebbe alla definizione del proprio problema. Del resto, rammento, il burocrate si rivolge al cittadino-utente sempre per iscritto mentre quest’ultimo al massimo contesta verbalmente (voce che quasi sempre si perde nel deserto), oppure rinuncia alla sua battaglia con le Istituzioni. Ma devo rilevare che purtroppo c'è un ostacolo apparentemente insormontabile, ossia come non si riesca a “pretendere” un riscontro scritto (e men che meno una udienza) da parte di figure apicali come i ministri, in quanto pare non essere tenuti a corrispondere con il singolo cittadino poiché figure istituzionali. In questo caso a me sembra essere un atteggiamento di mancata trasparenza e di mero dispotismo che, unitamente all’ignoranza e all’inerzia del cittadino comune, favorisce il malcontento e conseguente… disgregazione sociale. Dunque, non mi stancherò mai di ripetere che generalmente (a parte le persone abbienti) gli italiani preferiscono vivere con un problema che non riescono a risolvere, piuttosto che accettare una soluzione che non riescono a comprendere; oltre al fatto che la lungimiranza di Alessandro Manzoni (1785-1873) è sempre più attuale: «Noi italiani in genere siamo fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi». Un’ultima osservazione: va rilevato con insistenza che quando una legge in vigore non è operativa e rispettata per una qualunque ragione, la stessa dovrebbe essere modificata o abolita, diversamente non ha alcun senso tenerla attiva; per non parlare poi della cosiddetta anomìa legislativa: in tal caso va da sé che tutto ciò che non è normato è opinabile. Per tutte queste motivazioni se non si è coerenti e razionali non si andrà mai da nessuna parte… alla faccia della democrazia!

ne scelta la classe

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