AUTOGRAFO CON O SENZA DEDICA?
Un semplice gesto per avvicinarci gli uni agli altri il cui valore lo
esprime
non tanto una semplice frase ma soprattutto la reale intenzione della
stessa
di Ernesto Bodini
Il
pensiero di voler fare dediche solitamente è inteso come un atto che indica
sensibilità e altruismo, soprattutto quando chi le fa conosce (o dovrebbe
conoscere) molto bene il destinatario o i destinatari delle stesse, come pure
l’eventuale loro operato, sia esso di carattere professionale o più
“semplicemente” finalizzato ad azioni di volontariato e filantropia, ma volte
anche per semplice ringraziamento. Tale pensiero, che può essere manifestato a
voce o per iscritt0, apparentemente è un gesto di normalissima consuetudine tra
noi esseri umani di buon senso e privi di retorica o mera ipocrisia; ma a volte
le frasi di dedica sono ripetitive (se non anche banali) e in parte si
assomigliano… come fossero partorite da uno stesso copione; per altri versi,
invece, anche se alcune dediche sembrano essere simili per espressione del
concetto e dei vocaboli, se lette con il reale spirito interpretativo di chi le
ha vergate risultano non solo gradite ma anche di buon auspicio per il nostro
futuro. Ma perché si fa una dedica? Le occasioni come i motivi sono molteplici:
da quella notoriamente di carattere sentimentale… con finalità di conquista, a
quelle di ringraziamento, di un semplice augurio e ancor più di complimento, se non anche ancora per esprimere condoglianze. In questi anni personalmente mi sono state
fatte molte dediche a vario titolo, che per il vero ho sempre apprezzato, ma anche
se con il tempo in parte si sono attenuati o interrotti i rapporti con i
mittenti, per me il valore delle stesse è rimasto tale anche se nel contempo la
considerazione è, per così dire, sfumata…, ma non per questo da disprezzare; quello che invece più dispiace è
che in alcuni casi i generosi mittenti di tali dediche si sono ricreduti (o
involontariamente li abbiamo fatti ricredere) e, quasi sicuramente,
rimpiangerebbero di averle fatte. Questa analisi sociologico-comportamentale
nasce dal fatto che riprendendo in mano tali testi (che conservo tutti),
solitamente vergati su un semplice bigliettino o nelle prime pagine di un libro, nella
maggior parte dei casi suscitano ancora emozioni perché, in fin dei conti, il
desiderio di tale gesto nasceva (voglio sperare) dalla spontaneità e magari anche
dalla reale considerazione. Inoltre, da questi brevi elaborati ho potuto
recepire qualche scorcio della personalità degli autori, come pure la loro più
o meno accentuata fantasia anche se a volte un po’ “banale”… ma credo sincera!
Oggi, con la presenza sempre più imperante dei vip dello sport, del cinema e
dello spettacolo (politici compresi), più o meno noti, le nuove generazioni
sono alla caccia spasmodica di dediche e relativi autografi, ma a mio parere in
questi casi il più delle volte la dedica è rappresentata solo dalla firma del
personaggio del momento…, senza pretendere un suo pensiero spontaneo. Inoltre,
quello che entusiasma maggiormente le ultime generazioni è poter avere una
firma (anche solo siglata) di autori che alla società non hanno dato nulla e
poco hanno insegnato, se non il farsi imitare su come si può diventare famosi e
come arricchirsi… Anni fa, avendo avuto occasione di intervistare il Nobel per
la Medicina, prof.ssa Rita Levi-Montalcini, il prof. Christian Barnard, ed
altri protagonisti della Scienza, non mi passò per la mente di chiedere loro un
autografo; mentre per ragioni più “intimistiche” conservo quella del prof.
Albert B. Sabin (contemporaneamente a quelle di alcuni suoi colleghi), a
margine di un convegno scientifico internazionale da loro presieduto. Ma
conservo anche dediche di persone “comuni” che ho considerato e stimato, e non
per queste meno Persone di altre! Tra queste mi piace portare alla luce quella
di un amico avvocato (oggi scomparso), il quale si è a me espresso con una
dedica su una intera pagina della sua tesi di Laurea (omaggiatami), auspicando
che un giorno avrei potuto dare alle stampe la sua biografia. Questa, come alcune altre,
ha rappresentato un onore, ma anche il rammarico di non aver potuto soddisfare
il suo desiderio… Da notare che le dediche sono anche l’occasione per rievocare
e incrementare la saggezza degli aforismi, spesso citati, una buona “abitudine”
culturale che arricchisce sia l’estensore che il ricevente. Or dunque, se fare
o ambire ad avere un autografo e/o dedica è segno di considerazione,
riconoscenza e stima, ritengo essere anche segno di responsabilità verso il
destinatario volendolo considerare un nostro pari; peccato però che in alcuni
casi tali espressioni, così “fuggevoli” se non sincere, sono destinate al
cestino, e se scritte sulla pagina di un libro che non si è mai letto, sono un “insulto”
alla letteratura avendo impropriamente approfittato di questa autorevole
fonte. Ma non si smetta comunque di fare una dedica con la quale si vuole identificare
la Persona, purché sia sincera e per chi
la riceve ve ne sia il merito, indipendentemente dalla ipotetica durata del
rapporto relazionale.
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