A caro prezzo libertà e vita umana...

 

LA LIBERTÀ E LA VITA UMANA OGNI GIORNO A CARO PREZZO 

Preziosi doni sempre più a rischio di perderli 

di Ernesto Bodini

Da molto tempo, ormai, in Italia non si è più liberi di uscire di casa senza incontrare qualche malintenzionato, così come non si è sicuri di non incappare nella possibilità di essere indagati senza una dimostrata ragione reale, come dire che è fin troppo facile appartenere alla numerosa famiglia dei detenuti innocenti per errori giudiziari. Tra i tanti casi, dei quali l’elenco è interminabile, basti ricordare la a dir poco penosa vicenda di Enzo Tortora, il noto giornalista e presentatore televisivo che, per una serie di assurde delazioni (siamo nel 1983) ha scontato da innocente oltre nove mesi tra carcere e domiciliari. Il finale, per quanto appagante poiché risoltosi con la sua piena assoluzione prima in Corte d’Appello (1986) e poi confermata dalla Cassazione (1987), ha avuto un ulteriore tragico epilogo: in poco tempo è deceduto essendosi ammalato di cancro. Aveva solo 60 anni. Conseguenza del dramma sofferto? Personalmente io credo di si! Per quanto paradossale analoga vicenda (e altre simili se ne possono aggiungere) può capitare a chiunque e in qualunque momento della propria vita, e ben poco viene fatto dal punto di vista della prevenzione a tutela della collettività. Va da sé che si deve considerazione e rispetto all’oneroso ruolo dei PM, dei difensori e dei giudici che a loro dire non fanno altro che acquisire prove e testimonianze, ma oltre al fatto di applicare i Codici questi ultimi sono dotati di una certa discrezionalità nel valutare i fatti e nel sentenziare…; diversamente non si spiegherebbero le migliaia dei condannati ingiustamente, per non parlare del fatto che non mi risulta che gli autori delle sentenze, quando non addebitabili, si siano scusati pubblicamente con gli sfortunati…(tanto i danni li rifonde lo Stato, ossia tutti noi!). Va anche detto che in merito alle testimonianze i lor “signori” non dovrebbero sottovalutare che da sempre si dice che esistono tre tipi di testimoni: coloro che hanno visto bene, ma non sono sicuri di ciò che hanno visto; quelli che non hanno visto tanto bene, ma sono quasi sicuri di aver visto bene; infine quelli che non hanno visto assolutamente nulla ma sono sicuri di aver visto tutto. Ma tornando al concetto iniziale dell’articolo a mio parere, come ripeto, la realtà è a dir poco preoccupante, tant’é che le aggressioni e gli omicidi hanno raggiunto una media di 1-2 al giorno sia all’interno che all’esterno dell’ambito famigliare; oltre ai decessi causati da altre azioni della medesima responsabilità. Le carceri sono da tempo stracolme, e i cui detenuti stranieri sono circa il 30-40 per cento, parte dei quali (italiani compresi) sono affetti da turbe mentali, o comunque con patologie incompatibili con la vita carceraria; per non parlare poi dei suicidi, come pure della scarsità del personale di sorveglianza e dei relativi problemi di “forzata convivenza” con i detenuti. Ad “alleggerire” l’atmosfera in questo ambito in alcune carceri sono presenti azioni di volontariato ad opera di pochi volenterosi che, tra una iniziativa e l’altra, intendono contribuire a trasmettere un po’ di serenità e di speranza…; ma purtroppo ciò non basta in quanto fra le parti (detenuti, operatori istituzionali e volontari) non c’é la dovuta proporzione numerica, oltre al fatto che questi ultimi sono soggetti a determinate limitazioni… Detto questo a mio modesto avviso, per quanto garantista ma nello stesso tempo anticonformista, non intravedo una via d’uscita, o comunque a breve termine, tale da prevenire in toto atti criminosi che mettono a repentaglio la nostra incolumità. Infatti, a ben osservare, in questi ultimi decenni si è potuto constatare che qualunque provvedimento legislativo e/o restrizione per molti soggetti non funziona nemmeno come deterrente e, di conseguenza, la nostra vita è continuamente in pericolo… ad eccezione di coloro che godono della scorta privata o istituzionale, e a volte anche la loro. Se volgiamo l’attenzione oltre i nostri confini il dramma del “rischio vita umana” è molto più elevato per cause diverse, ma pur volendo essere altruisti come si fa a “trascurare” la nostra realtà? Questo quesito suona come un dilemma e come tutti i dilemmi di una certa rilevanza umana, le soluzioni non sono mai dietro la porta. Ecco che allora viene da chiederci: cosa fare? Non sono certo io la persona più indicata per suggerire una risposta e tanto meno qualche ipotesi di miglioria (anche se solitamente facendo critica come opinionista mi permetto di esprimere suggerimenti), ma se si continua di questo passo è inevitabile constatare che la vita è una continua lotta per l’esistenza, con la certezza palese della sconfitta finale. Si salvi chi può… con la benedizione di Dio e la protezione dei nostri Santi protettori!

 

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