UNA VICENDA UMANA DELLA QUALE IL SSN SI DOVREBBE VERGOGNARE
A
volte è la persona burocrate ottusa e insensibile che con il suo
agire
“favorisce”
l’aggravarsi di una malattia e delle relative conseguenze
di Ernesto Bodini
La nostra Sanità continua a deludere tanto che
sempre meno considera anche i pazienti tra più gravi, come quelli affetti da
una neoplasia e, a riguardo, l’Asl piemontese non fa sconti nemmeno a questi
malati che, oltre alla diagnosi che per certi versi è una vera e propria
sentenza, devono affrontare il calvario di lunghe e ripetute sedute di chemioterapia
e radioterapia. È il caso, ad esempio, di una docente L.G. in un Liceo della
provincia torinese che, rivolgendosi al quotidiano la Repubblica (articolo del 24/11/2023),
ha reso nota la sua odissea che consiste nel fatto che seppur dichiarata malata
grave dai medici, tale condizione di gravità l’Asl gliela riconosce un giorno
alla settimana, ossia solo il giorno in cui si sottopone a terapia, con la
conseguenza che in altri giorni di “giustificata assenza” le viene decurtato lo
stipendio. Ora, pur non entrando ulteriormente nella vicenda non conoscendola
personalmente, stando così i fatti c’è da puntare il dito contro le Istituzioni
medico-legali e comunque dell’Asl per eccesso di burocrazia, ma più
propriamente per conclamata insensibilità di determinati addetti ai lavori.
Come più volte ho scritto e commentato pubblicamente il burocrate (amministrativo
o medico) è affetto da una sorta di cecità e se non anche di riluttanza per le
persone malate gravi come, appunto, i pazienti oncologici. Dire che casi come
questi rientrano nella “guerra tra poveri” è puro eufemismo, ma una delle cause
di questi assurdi effetti che hanno ben poco di umano, sostengo da sempre essere
dovuti a quel famigerato Federalismo, ossia ogni Regione soprattutto per le
questioni sanitarie si gestisce come meglio crede; ciò significa che chi è
residente in Regioni meno virtuose è destinato a soccombere non fruendo le
prestazioni che vengono erogate da altre Regioni e, l’episodio su citato,
purtroppo non è un caso isolato in quanto in svariati altri settori in cui la
burocrazia, che da sempre definisco essere il “cancro dell’Italia”, imperversa
e non dà tregua ai cittadini… tranne a chi occupa posizioni “privilegiate” o di
potere. Ecco che verrebbe da richiamare alla memoria alcuni articoli della
Costituzione (32 e 3, ad esempio), e il concetto di uguaglianza è e rimane solo
sulla Carta... È pur vero che non tutti possono essere abbienti, ma è
altrettanto vero che di questo passo l’ipocrisia istituzionale continua ad
imperversare, e proprio per queste ragioni non si invochi l’essere nazionalisti
e tanto meno patriottici… Inoltre, l’ipocrisia italiana raggiunge il suo acme
quando invoca e segue la politica dell’europeismo, una falsità ideologica dato
che le Istituzioni nostrane non rispettano e non fanno rispettare i nostri
stessi diritti costituzionali. A quella signora, che ho citato, vorrei farle
pervenire la mia solidarietà, ma anche l’invito (se ne ha la forza e
l’intendimento) a scrivere una missiva a chi di dovere (che rimane agli atti),
precisando che le cellule tumorali non guardano in faccia nessuno, anche se in
non pochi casi le persone abbienti godono dei migliori sostegni possibili. E in
ragione di quest’ultima osservazione, in questi tre anni di pandemia ho potuto
seguirne l’evoluzione dal punto di vista della gestione e, sono convinto (come
ho scritto), che una diversa volontà politica avrebbe fatto risparmiare vite
umane e molte altre risorse. So bene di essere più o meno una voce fuori dal
coro, ma nello stesso tempo il mio libero anticonformismo non fa che
rispecchiare la realtà quotidiana. A questo punto, a quelli che scendono in
piazza a pontificare vorrei chiedere come reagirebbero se venissero penalizzati
come la signora citata in questo articolo, e soprattutto se ai governanti
venisse precluso qualche sostegno a fronte di una malattia oncologica o simile.
Indubbiamente si può dedurre che loro
appartengono ad una “casta” e noi alla cosiddetta “massa vociante” (plebe) che
poco o nulla conta… se non in occasione di elezioni. Oggi più che mai a mio
dire l’Italia cosiddetta democratica è il Paese dell’ingiustizia tout-court su
tutti i fronti, e a ben poco sono serviti gli esempi dei primi “illuminati”
politici di inizio Repubblica; un modesto corpus che credeva in certi valori
(almeno così dice la Storia), valori che si sono persi per strada e sono
convinto che non riemergeranno poiché etica e morale, probabilmente, sono
termini destinati a restare soltanto nelle pagine del Dizionario della Lingua
italiana. Vorrei concludere rammentando che una persona è degna se fa sua ogni
virtù ma spesso l’uomo, specie se ha potere, non è degno, ed ancor meno se tale
potere lo esercita nei confronti di un suo simile semplicemente perché lo
ritiene a lui inferiore… come un malato oncologico! E a questi burocrati
(soprattutto non medici) che non soffrono e hanno una visione “limitata” della
malattia oncologica, peraltro con necessità costante di terapia, penalizzando
“de facto” il paziente ritenendolo malato a tempi alternati, vorrei rammentare
quanto segue. In ogni dove la malattia oncologica (e non solo) frena la vita e
in molti casi la oscura sino a rallentarne il ritmo. Scandisce il tempo nel
tentativo, non tenue, di aggrapparsi alla speranza: ultima “risorsa” per
continuare a vivere. Ed ancora. Quando si accanisce moltiplicando i sintomi e
il dolore, la malattia crea una frattura, trasforma ogni cosa che fa parte del
quotidiano tanto da impadronirsi della mente e dell’anima; non dà tregua né tra
le mura di un ospedale e a volte nemmeno tra quelle domestiche. In ogni malato,
in particolare quello oncologico, la reazione alla malattia è diversa e allo
stesso tempo univoca, e va considerata ad oltranza, compresa e per quanto
possibile condivisa sia da parte dell’operatore sanitario che del
burocrate-fiscale, non in grado di comprendere che il paziente
affetto da una
neoplasia conclamata e irreversibile non è un malato un giorno alla settimana.
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