ANCHE IL 4 AGOSTO È UNA
DATA DA RICORDARE
L’innocente ottimismo di
Anna Frank e il
ricordo della generosa
amica Miep Gies
di Ernesto Bodini

Sono trascorsi ottant’anni
e ancora si continua a parlare dell’Olocausto, un lungo periodo di sofferenze e
morti, e anche se pochi, esistono ancora testimoni viventi le cui ferite non si
sono rinariginate, e non possono rimarginarsi non solo per la ancora presenza
di negazionisti ma anche per la continuità di altri conflitti in vari Paesi del
mondo. Ciò significa che gran parte degli uomini non si è evoluta nel bene e
per il bene, come se il destino della specie umana fosse segnato da queste
tappe. Tra i molti martiri oltre 6 milioni gli ebrei, un popolo che non deve
essere considerato diverso per la religione o ceto sociale di appartenenza, ma
semmai imitato per la nobiltà del suo essere e del suo portamento nell’ambito
della società. Purtroppo, però, chi è nobile d’animo suscita invidia (peraltro
ingiustificata) tanto da essere considerato inferiore ed estromesso dal tessuto
sociale. Ciò accadeva ancor prima dell’ultimo conflitto… e la storia continua.
Ma vorrei ricordare che nel corso dell’ultimo conflitto ci sono stati esempi
non di rassegnazione ma ottimismo e fiducia negli uomini, nonostante tutto; e
questo era il credo di Anna Frank (1929-1945), la giovane ebrea morta nei campi
di sterminio la quale ha lasciato una testimonianza attraverso il suo “famoso”
diario che, grazie a Miep Gies e suo marito (amici della famiglia Frank), per
due anni consecutivi nascosero la famiglia Frank dai nazisti. Dopo la
deportazione degli otto occupanti dell’alloggio segreto, la signora Miep salvò
il diario di Anna consegnandolo alla storia dell’umanità. Miep Gies era alle
dipendenze come segretaria di Otto Frank prima della guerra. Austriaca di
nascita, aveva rifiutato di aderire ad
un movimento femminile nazista. Da quando la famiglia Frank era stata costretta
a nascondersi (non sono mai usciti nemmeno per un giorno, rischiando la vita),
insieme al marito portava loro cibo e acqua
Durante una delle diverse rievocazioni-commemorazioni pubbliche, Miep
ebbe a dire: «Io sono grata di essere
riuscita a salvare il Diario di Anna. Quando l’ho trovato sparpagliato sul pavimento io l’ho rubato. Ho deciso di
portarlo via per restituirlo ad Anna quando lei sarebbe tornata. Ogni anno il 4
agosto io chiudo le tende di casa mia e non rispondo né al campanello né al
telefono: è il giorno in cui i miei amici ebrei sono stati portati al campo di
sterminio. Io non ho mai superato quello shock!». Questa donna umile e
coraggiosa ha trascorso il resto dei suoi anni chiedendosi perché queste
persone meravigliose hanno dovuto affrontare un destino così crudele; i forzati
di quell’angusto alloggio (noto anche come Achterhuis) situato al Prinsengracht
263 ad Amsterdam, che era anche sede
della azienda di Otto Frank. «Io non ho
parole – prosegue la sua testimonianza – per descrivere come queste persone fossero ancora amichevoli e sempre
grate. Si, una parola ce l’ho: “Eroi, loro erano veri eroi”. Le persone a volte chiamano me eroina, ma io
non voglio questo perché quelli che si nascondevano erano i veri coraggiosi. Le
persone spesso mi chiedono perché ho trovato il coraggio di aiutare i Frank;
penso che le persone non dovrebbero mai pensare
che devi essere speciale per aiutare chi ha bisogno di te. Io
semplicemente non avevo scelta: avrei vissuto molto molte notti insonne e una
vita miserabile se mi fossi rifiutata di
aiutare i Frank, e anche se il mio aiuto è stato inutile, è stato meglio
tentare che non averci proprio provato».

Ecco perché nel
giorno della sua deportazione (il 4 agosto 1944, ndr) la Miep (nella foto) fece
quella promessa di conservare il diario di Anna. Con questo intendimento
avrebbe voluto vedere il suo sorriso nel ricevere in cambio il suo diario. Ma
dopo un terribile tempo di attesa e di speranza arrivò la notizia che Anna era
morta. Miep consegnò subito il diario a Otto Frank, unico sopravvissuto,
dicendogli queste parole: «Parlerò di tua
figlia fino all’ultimo giorno della mia vita». A distanza di tutti questi
anni il Diario di Anna Frank fu
pubblicato in milioni di copie in diverse lingue, e fra coloro che lo hanno
letto forse avranno avuto problemi o conosciuto la depressione, magari incapaci
di curare la propria esistenza; ma si saranno anche resi conto che nonostante
Anna fosse in costante pericolo di vita (unitamente alla sua famiglia e ai
“coinquilini”) ha scritto nel suo diario idee di speranze per il futuro. E
quale il suo messaggio per una doverosa riflessione di cui far tesoro? Ci
invita a entrare nella sua stanza segreta
per condividere con lei i momenti di gioia, i conflitti familiari, le riflessioni sulla vita e la consapevolezza sempre crescente delle
atrocità che si consumavano al di fuori
delle mura sicure del suo nascondiglio. Ma leggendo il Diario di Anna si
rilevano ancora altri messaggi non solo di speranza e di ottimismo, ma anche la
convinzione che nonostante tutto, l’uomo è buono e può sempre migliorare.
Questo lodevole contributo della signora Miep per non dimenticare, ma
soprattutto per credere che c’è ancora tanto posto per la generosità in questo
mondo, basta volerlo essere… sia pur tra altrettante difficoltà! Miep Gies è
morta nel 2010 a 101 anni. Il suo nome è scritto tra i “Giusti delle Nazioni”, per ricordare gli eroi che hanno rischiato
la vita per salvare gli ebrei della Shoah. Ma davvero possiamo imitarla? Non è
facile rispondere a questa domanda, nonostante all’interno degli oltre 50
conflitti sparsi per il mondo ci sono operatori volontari che rischiano la vita
per aiutare chi è destinato a “soccombere” a causa della malvagità altrui.
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