Perdita delle amicizie...

 

IL FENOMENO DELLA PERDITA DELLE AMICIZIE… SE TALI ERANO 

Un aspetto relazionale della vita comune che avviene più

o meno regolarmente, ma di fatto non lo si approfondisce...

di Ernesto Bodini

Chi nel tempo non ha dedicato qualche riflessione e fatto profonde considerazioni sul rapporto umano come quello più comune che si chiama amicizia? Io credo che quasi tutti nella vita divenendo adulti hanno intrecciato rapporti umani, in alcuni casi più modesti quasi a voler accennare ad un inizio di amicizia, in altri casi più intensi sino a divenire una sorta di fratellanza… Ma ciò che è difficile stabilire è cosa si intenda per amicizia, almeno per la nostra cultura italiana, soprattutto rapportata a questi ultimi decenni. Come più volte ho scritto l’amicizia è (o può essere) un sentimento nobile dalle molteplici interpretazioni, come il modo assai variegato di rapportarsi l’un l’altro/a, e ciò anche in funzione degli eventi della vita che si frappongono sia essi soggettivi o collettivi. Ma questo desiderio-esigenza di relazionarsi in modo più diretto e stretto in non pochi casi è purtroppo in decadimento, e le ragioni sono molteplici. Si cominci a considerare i moltissimi interessi che ruotano attorno ad una relazione sia sul nascere che consolidandosi nel tempo, le diverse origini socio-culturali di appartenenza, l’eccessiva libertà (licenziosità) nell’atto del confidarsi (privacy e confidenze spesso tradite), i diversi gusti e interessi per ogni cosa e per ogni dove, in taluni casi la differenza di età e, col passare del tempo, il manifestarsi di delazioni, critiche e maldicenze riportate da terzi estranei e/o rispettivi familiari ai quali a volte si dà troppo credito, per non parlare poi di quando subentra l’invidia. Ma a parte queste innegabili e ricorrenti motivazioni bisogna considerare non di meno altri aspetti come ad esempio l’incapacità di tollerare, di perdonare e soprattutto di comprendere lo stato d’animo di chi si frequenta e si ritiene amico/a; caratteristiche queste, vicendevoli, che oggi si riscontrano sempre più spesso, alle quali a mio avviso va aggiunta la mancanza di onestà intellettuale di ammettere i propri torti (e magari anche i propri difetti) e di parlare schiettamente… senza offendere. Ma sta proprio qui il punto dolente in quanto nel corso del rapporto amichevole (o presunto tale), si possono instaurare dei fraintesi e quindi una incomprensione che a volte non si è in grado o non si vuole chiarire; tale atto quasi sempre è motivo di rottura che si sarebbe potuto evitare, appunto, se si fosse affrontato quel problema o quella titubanza e non dare adito a giudizi inappropriati e ancor più ingiustificati. Inoltre va  anche detto che un rapporto di amicizia, anche intenso, che magari dura da tempo, non si riesce (o non si vuole) stabilirne la durata della frequentazione, ossia se ci si debba sentire e/o vedere assiduamente o meno, e chi debba farsi sentire e/o vedere per primo: a volte il lungo “silenzio” dell’uno o dell’altro può dare adito a sospetti di vario tipo… Ecco che considerando tutte queste caratteristiche il sentimento di amicizia, come comunemente vogliamo intenderlo, rischia di frantumarsi e di conseguenza non si può che dedurre che a monte il sentimento non aveva solide basi di sincerità e onestà. Infine, vi sono poi i casi in cui si tende ad annullare un rapporto di amicizia, magari durato anni e senza alcun particolare screzio, per il “semplice” motivo di una mutata considerazione verso l’altro/a maturata in seguito a profonde riflessioni più verso se stessi che verso chi si vuole allontanare. Questo aspetto ha una valenza a mio avviso psicologica profonda (non è il caso di scomodare Freud o suoi colleghi) e solitamente non la si vuole comunicare al nostro interlocutore, sia perché non la comprenderebbe e sia perché si offenderebbe al punto tale da incolpare di “infedeltà” e incomprensione chi ha voluto interrompere tale rapporto di amicizia.

Detta così questa spiegazione sembrerebbe essere contorta e priva di un comprensibile significato, ma se ben analizzata potrebbe essere vicendevole  assumere il senso di razionalità. Quindi, esiste l’amicizia pura senza alcun cedimento e priva anche di una sola delle caratteristiche su citate? Forse no, ma se esistesse sarebbe assai rara e in questi casi meriterebbe la benedizione di Dio, in quanto di fronte ad Egli siamo tutti suoi Figli, ma pochi nella vita terrena meriterebbero l’appellativo di fratellanza e tanto meno di amicizia. Un ulteriore aspetto dell’amicizia, per certi versi più delicato, riguarda l’amicizia tra uomo e donna, un rapporto che trova le sue naturali connotazioni innegabilmente nella sfera psico-fisica che, se rispettata e ben lontana da ogni subdolo desiderio, anch’essa può diventare addirittura di fratellanza e che ha nulla a che vedere con un rapporto di relazione. A questo riguardo Arthur Schopenhauer (1788-1860) è di parere opposto…, ma lascio al lettore la curiosità di approfondire. Un’ultima considerazione: se gli innumerevoli eventi della vita ci disturbano possiamo pure considerarli responsabili della rottura di un rapporto umano e di una amicizia, ma non per questo non dobbiamo non conservare il ricordo di quando ci si é conosciuti, frequentati e stimati… soprattutto se privo d’ogni personale interesse, ancor meglio se ci siamo resi in qualche modo utili. Nel frattempo i saggi suggeriscono: smetti di cercare chi non ti cerca mai (o che ama farsi cercare...), in quanto ciò è a conferma che molte amicizie si sono dissolte e si dissolvono nell’oasi della perduta considerazione. E, per dirla sino in fondo, c'é anche da considerare che quando certi amici sono prodighi sino all'eccesso nel fare complimenti, il più delle volte sconfinano nell'ipocrisia... anche questo l'ho imparato da alcuni filosofi.

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