AMBIZIONI FUORI CONTROLLO: SIA IN AMBITO PUBBLICO CHE PRIVATO
Ciò che si aspira per il
meglio è umano, ma viene meno
soprattutto se in assenza di etica e razionalità
di Ernesto Bodini
Ogni volta che
nasce una società, un partito
politico, una associazione, un movimento
e tante altre entità del genere, inevitabile l’instaurarsi della gerarchia con
l’obiettivo-esigenza della dirigenza e relative responsabilità. L’entità
gerarchica è molto varia in quanto dipende dall’importanza e dalla grandezza di
tali realtà; quindi, si pensi ad un Presidente e suo vice, ad un direttore
generale e suo vice, alla figura del segretario, al referente delle
pubbliche relazioni ed altri ruoli che potremmo definire di “sottoposti”, più o
meno importanti o utili… In assenza di
questi subentrano i cosiddetti facenti funzioni o sostituti ad interim. L’esigenza
gerarchica nell’ambito del privato io credo necessiti la individuazione delle specifiche
figure di riferimento, che solitamente sono individuate per “strette”
conoscenze dei fondatori, nepotismo e clientelismo, ma anche tra figure dotate
di particolari caratteristiche politico-sociali e finanziarie. Anche
nell’ambito del sociale, della cultura e del volontariato tali individuazioni
sono analoghe; mentre i collaboratori di editori quali Case editrici e Testate
giornalistiche (alle dipendenze degli stessi o free-lance) vengono individuati
non certo con l’inserzione del classico annuncio: “cercasi collaboratore”. Per
quanto riguarda l’ambito della Pubblica Amministrazione (P.A.) solitamente
anche le figure apicali e di comando sono generalmente dipendenti delle stesse,
e la rincorsa ai massimi gradi gerarchici con ruoli di responsabilità spesso
(pare) avvengono per concorso interno od esterno. Per quanto concerne l’ambito
della politica io credo che le nomine avvengono per effetto di quella che
personalmente definisco “corsa all’oro”, un sistema ancestrale che non è certo
privo di nepotismi, clientelismi e intrallazzi vari… più o meno occulti e non
sempre onesti (voti di scambio, etc.), mentre per i requisiti di competenze e
capacità ci sarebbe molto da discutere… Questa sorta di “analisi sociologica
dei poteri di gestione e di comando, vuole essere un richiamo al fatto che in
Italia spesso si elude il concetto di meritocrazia, tant’è che taluni
professionisti in auge, in ascesa o in via di formazione appena possono
lasciano il Paese e, pur non serbando rancore per alcuno, nel loro bagaglio vi
è un po’ di amarezza (mi si perdoni l’eufemismo), seguita dalla non meno
importante “sofferenza” nel lasciare i propri famigliari e se non anche le proprie costruite
amicizie.
Se
andiamo indietro negli anni credo di poter affermare che l’ambizione a
ricoprire una carica istituzionale, più o memo importante e con o senza
responsabilità, non era inusuale neanche agli albori della nostra Repubblica, ma
certamente avveniva in modo più razionale e con un po’ più di obiettività, se
non anche di umiltà; infatti in molti ambiti abbiamo avuto esempi degni di tale
considerazione, e in questo caso non si possono sottacere i membri della
Costituente, come pure ad esempio i primi tre presidenti della Repubblica; ma
proprio in quegli anni non si erano ancora fatte certe “conquiste” sociali e la
popolazione in parte ingenua e in parte semi analfabeta (ma anche in buona
fede), dava per scontato che chi ambiva ad un ruolo apicale e di comando aveva
certamente i dovuti requisiti professionali, culturali e morali; oltre al fatto
che non erano privi di un curriculum vitae, il quale solitamente comprende un
titolo accademico. In questi casi è il caso di dire che a volte l’abito non fa
il monaco. Ma oggi ritengo che nella maggior parte dei casi non è più così, sia
perché sono aumentati il nepotismo e il clientelismo e sia perché si è data la
massima interpretazione del diritto… (cicero pro domo sua). Ora, fra tutti
quelli che riescono ad appagare la propria ambizione a mio avviso il concetto di
etica è un “optional”, e le relazioni sociali e professionali lasciano molto a
desiderare soprattutto a discapito del cittadino comune. Infine, per quanto
riguarda il ricoprire un posto di rilievo nell’ambito del volontariato, spesso
accade che chi fonda una associazione o ha contribuito notevolmente alla sua
crescita, ne diventa “automaticamente” il presidente… per anni o addirittura a
vita. Anche in questi casi, volendo proseguire, ogni commento è inutile.
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