CHI OSA PORRE UN FRENO ALLA NOTORIETÀ?
Forse non è facile stabilire quando e come si fa una buona informazione,
ma è indubbio che l’anticonformismo e il non essere condizionati da alcuno,
è garanzia per una migliore informazione al pubblico.
di Ernesto Bodini
Non ho ancora recepito
da alcuna fonte la preoccupazione che il dare troppa visibilità a personaggi
noti, e meno noti, potrebbe (il condizionale è doveroso) essere indirettamente una
delle cause di certi reati, sia contro la persona che contro il patrimonio. Si
dà quindi per scontato che tutti i vip, o quasi, essendo già abbondantemente
noti non hanno bisogno di ulteriori e ripetuti aggiornamenti sulle loro
performance, sulla loro vita privata (lussi e sfarzi compresi) e sui loro gusti
d’ogni genere, anche di tipo comportamentale… anche perché i loro fan ormai
sanno tutto e di più e, ciò che è peggio, è che spasimano per essere sempre più aggiornati... Dicasi altrettanto l’eccesso di visibilità che i mass
media danno a figure emergenti, o pseudo tali, per il solo fatto che per
farsi conoscere hanno compiuto una determinata “assurda o banale” azione, o che sono apparsi in
televisione anche una sola volta magari per partecipare a qualche quiz
televisivo e farsi un selfie con il presentatore-conduttore di turno. Ecco che
da queste ricorrenti e per certi versi ingiustificate informazioni, il
lettore-telespettatore a mio avviso acquisisce automaticamente la conoscenza
sempre più “aggiornata” di idoli ultra noti, e di idoli che vorrebbero essere
ma che tali non sono, con il risultato che la distrazione e l’allontanamento dalla
razionalità sono garantiti, contribuendo ad impoverire la società di certi
valori morali per lasciare il posto a quelli materiali: denaro, potere e
lussuria, anche questi causa (diretta o indiretta) di determinati reati o
comportamenti anomali. Ovviamente il diritto di informare è lecito e
intoccabile, ma chi stabilisce che informare nel modo come su descritto esula
da ogni conseguenza negativa? Persone irresponsabili come quelle che ad esempio
praticano sport estremi, o che si cimentano in assurde acrobazie per il solo
gusto dell’adrenalina e di apparire dimostrando nel contempo il “coraggio” di
sfidare anche la morte, sono il pessimo esempio di una società dalla eccessiva
ed incontrollata libertà e in parte entusiasta di quel che accade e vede, sia
pur sapendo a priori che l’assurdità tende ad avere il sopravvento. A tal
riguardo vogliamo scomodare psichiatri, psicologi e antropologi invitandoli a
valutare questa “evoluzione” offrendoci il loro parere e magari anche qualche
suggerimento per arginare il fenomeno? Io non credo che serva a molto, tant’è
che sinora non ho recepito da essi sensibili ed approfondite considerazioni, e
intanto i mass media continuano a dare sempre più spazio (spesso con inutili ripetizioni) a tutti quei
personaggi la cui notorietà dovrebbe ridimensionarsi, o quasi… Anche se da
tempo si sente invocare la necessità di una buona informazione, di fatto ciò
non avviene, anche perché c’è da chiedersi anzitutto cosa si intende per buona
informazione. Pur appartenendo alla categoria di coloro che fanno
informazione, personalmente non sono soggetto ad alcun conflitto di interessi,
in quanto non sono legato ad alcun editore e tanto meno ad una cordata politica
e/o di partito; mi avvalgo semplicemente del diritto-dovere di informare per
vocazione sociale, al fine di contribuire a dare notizie e consigli utili sia
per avere conoscenza dei propri diritti e sia per prevenire (per quanto possibile)
spiacevoli conseguenze da parte di chicchessia. È indubbiamente un vantaggio
l’essere un reale e costante anticonformista anche nell’informare, fedele al
mio aforisma: “Ubi libertas ibi patria”,
una sorta di garanzia non solo per me stesso ma anche, se non soprattutto, per
i lettori.
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