Se una vita... vale per il sociale

 

SE UNA VITA… VALE PER IL SOCIALE

Quando una scelta per la solidarietà umana rispecchia il massimo valore etico

di Ernesto Bodini

Nel vasto panorama del volontariato sono molteplici le realtà di intervento, e nel nostro Paese sono alcuni milioni le persone che vi si dedicano. Un esercito, più o meno costante, al servizio della collettività che oltre al mero concetto di solidarietà umana, in molti casi sopperiscono alle carenze e/o assenze dei ruoli istituzionali. Ma tutto questo quanto può servire nel concreto? Indubbiamente molto ma a mio avviso, secondo la mia esperienza, vi è anche molta dispersione sia per la scarsa competenza di talune figure nei vari settori come quello della sanità e più estensivamente della burocrazia, e sia per il fatto che molte realtà associative sono un doppione tra esse. Ma va anche rilevato che disservizi e incongruenze sono causati dallo scarso dialogo tra le parti interessate, la cui conseguenza è oggetto di conflitti e di sovrapposizioni… Per quanto lodevoli, tra alcuni protagonisti della solidarietà non mancano presenzialisti tout court che, se individuati da qualche figura istituzionale, talvolta vengono segnalati come tra i più “meritevoli” e, in questi casi, posti all’attenzione di chi riconoscerà loro una medaglia, una pergamena o addirittura un titolo di benemerenza istituzionale… magari anche con l’appellativo di “eroe”: nemmeno al filantropo Albert Schweitzer (1875-1965) è stato riconosciuto tale titolo (non ne aveva bisogno… e io credo che lo avrebbe respinto al mittente). Se l’agire per volontariato poggia su queste basi (in realtà da sempre) personalmente ritengo la “svalorizzazione” del medesimo, proprio perché secondo l’etica dell’altruismo quello che conta non è l’apparire ma l’Essere, mentre spesso nella realtà dei fatti avviene l’opposto. Queste mie considerazioni non devono essere intese come censore della solidarietà, sia pur spontanea e per certi aspetti lodevole, ma come rigore etico nel massimo rispetto della dignità del prossimo che si intende beneficiare. E che dire, inoltre, di quel buon agire sotto forma di beneficienza espressa con donazione in denaro? Questo protendere sempre più diffuso, è continuamente sollecitato soprattutto da associazioni spesso con il metodo della (sia pur garbata) “imposizione”: se si dona 9 euro al mese si contribuisce al sostegno di questa o quella iniziativa socio-assistenziale; un innocente invito alla solidarietà che fa breccia in molti cuori, anche perché tale gesto non costa fatica ed è immediato. In buona sostanza, senza denigrare nel concreto la buona volontà di ognuno, ritengo che sia da avvalorare un volontariato senza etichette particolari (associazionismo, movimenti d’azione con tanto di tessera e distintivo), una sorta di volontariato più profetico e libero da ogni orpello o vincolo istituzionale e burocratico. Una parentesi a parte merita il dedicarsi alla informazione, in quanto tale ruolo (se non sottoposto ad un preciso rapporto editoriale profit) è da considerare un diritto-dovere, ma anche un serio impegno che ne garantisca la crescita culturale, sociale e civile. Quindi, se svolgere attività non profit deve essere indice di sensibilità e spontaneità, il valore intrinseco è proprio nell’etica con l’impegno di essere sempre nel giusto, e chi è nel giusto solitamente realizza qualcosa… anche se gran parte della società non se ne avvede. Per questa conseguenza si metta al bando ogni qual si voglia indice di mancata riconoscenza, perché l’esempio non solo è la cosa che influisce di più sugli altri: è l’unica cosa. Del resto, lo stesso Schweitzer sosteneva: «L’unica cosa importante quando ce ne andremo, saranno le tracce d’amore che avremo lasciato». Tracce d’amore che vorrei che fossero di tutti noi! Un’ultima considerazione: il “vero” volontario che per libera scelta agisce per soccorrere il prossimo, non è un pioniere e non ha bisogno di essere normato e, per quanto riguarda le motivazioni del proprio agire, esse vanno al di là di ogni ideologia con il maggior impegno che impone per dovere e saggezza la tolleranza nei confronti di chi ha bisogno.


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