TRA CITTADINI E P.A.
PERMANE UN MURO QUASI INVALICABILE…
Anche in Piemonte si
comunica poco se non attraverso l’Urp,
call center e fastidiosissime e a volte inconcludenti e-mail.
di Ernesto Bodini
Più passo il tempo a leggere, studiare, fare ricerca, osservare ed informarmi su ciò che mi accade intorno, più mi rendo conto di quanta pochezza è dotato l’uomo, non perché deve essere perfetto ma perché si perde anche nelle minime cose, persino nelle banalità sia pur utili al suo vivere quotidiano. Si prenda, ad esempio, il fatto che per ogni disservizio (anche minimo) causato dalla burocrazia, la stragrande maggioranza dei cittadini si rivolge scrivendo alla rubrica “Lettere dei lettori” dei quotidiani o settimanali; un bacino che personalmente da tempo ho coniato essere lo “sfogatoio quotidiano”, che a nulla o a poco serve per risolvere il proprio contendere con la P.A. E va subito precisato che in questi casi l’interlocutore è la stessa P.A. e non una testata giornalistica, quindi è razionale e corretto rivolgersi all’interessato… e non al vicino di casa; anche perché solitamente il problema su cui disquisire è personale e nessun altro può o deve essere interessato. Inoltre, questi sfoghi-lamentele il più delle volte non risolvono il problema lamentato, ad eccezione se il fatto è eclatante e di particolare interesse generale. Continuo pertanto a ripetere che è opportuno rivolgersi di volta in volta a chi di dovere attraverso quel benedetto mezzo che si chiama Raccomandata A/R, attraverso la quale in taluni casi si può imporre al destinatario una risposta entro 30 giorni, in difetto, la P.A. è passibile di denuncia per omissione in atti di ufficio: art. 328 C.P. Ma oltre a questo aspetto di carattere legale, va rimarcato che il cittadino comune solitamente non riesce (come dovrebbe) ad interloquire di persona con la P.A., e questo perché indotto a comunicare per iscritto o per telefono e, in caso di insuccesso, dovrebbe richiedere un colloquio con il destinatario predisposto, ovviamente motivando tale necessità. Purtroppo, devo rilevare che da un po’ di anni a questa parte, almeno in Piemonte, le varie P.A. attraverso i loro funzionari e/o dirigenti tendono a non ricevere il pubblico in ufficio, invitandolo a scrivere o, in subordine, rivolgersi al Difensore Civico Regionale. Questo voler “eludere” l’incontro con il cittadino da parte di questo o quel burocrate è diventata in questi anni una imposizione, sia perché i mezzi informatici sostituiscono e faciliterebbero il colloquio e la ragione del contendere, e sia perché in caso di seria incomprensione tra le parti la corrispondenza scritta del burocrate può facilmente risolversi con affermazioni diplomatiche, e telefonicamente… la linea si potrebbe interrompere. Studiando questo fenomeno sicuramente piemontese (di altre Regioni non so in quanto non ci vivo), ravviso che la gran parte della popolazione continua ad essere succube di un sistema, e nessun movimento o associazione di volontariato ha mai educato i propri concittadini su come rapportarsi nei confronti della P.A. in caso di divergenze. Parlo con cognizione di causa perché personalmente da sempre come cittadino affronto i problemi con la P.A. in modo diretto, e non mi sono mai avvalso del mio ruolo di giornalista, se non per ragioni esclusivamente professionali; ma non solo, in tal senso ho sempre aiutato il mio prossimo ad agire come spiegato sinora. A riprova di ciò conservo da qualche decennio la corrispondenza intercorsa tra me e i Ministeri e la P.A. regionale: erano tempi d’oro in cui vigeva il buon senso, la razionalità, maggior trasparenza e, manco a dirlo, il necessario rapporto umano. Preciso anche che le missive non erano firmate dalle Segreterie ma in prima persona dai Dirigenti, Funzionari e Assessori. Ed è desolante constatare che oggi non esiste più questo contatto diretto tra le parti tanto da penalizzare le relazioni umane, e poi non c’é tanto da stupirsi se in qualche parte del Paese si verificano aggressioni ed episodi di inciviltà verso la persona e il patrimonio. Anche questo, a mio avviso, è un piccolo (si fa per dire) spaccato della società italiana che, come tanti altri, nessun reggente al potere riesce a contenere e tanto meno a prevenire. Un’ultima considerazione: se ai tempi di Dante, e successori, si usava penna d’oca e inchiostro (oltre a ricchezza di spirito e lungimiranza) dando ai posteri il meglio del meglio della saggezza, oggi con i mezzi informatici non si addiviene nemmeno a concepire l’importanza e la insostituibilità del rapporto umano. Un’era della perdizione (sic!).
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