Ospedale Mauriziano Progetto CardioDonna

 

ALL’OSPEDALE MAURIZIANO DI TORINO UN AMBULATORIO

DEDICATO ALLE PATOLOGIE CARDIACHE DI GENERE 

Intervista alla dottoressa Tiziana Claudia Aranzulla, cardiologa interventista. 

Passione e notevole esperienza per il trattamento delle patologie cardiache di genere 


Dott.ssa Aranzulla, come è nata l’idea (o esigenza) di istituire il Centro CardioDonna?

“L’idea è nata con la dr.ssa Andreana Bossola, presidente della Fondazione Ordine Mauriziano di Torino, di dedicare alle donne tra i 30 e i 50 anni, una fascia di età importante in cui la prevenzione primaria è carente in quanto si ritiene che le donne di queste età non possano ammalarsi di cuore; ma di fatto non è così anche perché sono tanti i fattori di rischio tradizionali e non, inclusi stili di vita non corretti, farmaci, etc.”

Quali sono le patologie cardiache più ricorrenti nelle donne?

 “La cardiopatia ischemica (prima causa di morte nelle donne in tutto il mondo), ed altre emergenti, spesso trascurate, come la cardiopatia peri-partum, le dissezioni coronariche che riguardano giovani donne anche in assenza di fattori di rischio, ma che sono sottoposte a stress cronico non gestito, oppure che lo gestiscono “on demand”, ad esempio con attività fisica molto intensa ma occasionale…”

Quali altre cause ricorrenti delle patologie cardiache nella donna?

 “I picchi ipertensivi che possono essere correlati alle emozioni o a momenti di estremo dolore psicologico in seguito ai quali si manifestano cardiopatie come la sindrome di tako-tsubo che presenta un quadro clinico analogo a quello di un infarto ma con coronarie prive si restringimento, trombi e dissezioni”

La donna in gravidanza è più soggetta a rischio?

 “La donna in gravidanza è più soggetta a rischio soprattutto quando non viene monitorata, e questo per diversi motivi. Ad esempio molte donne arrivano alla gravidanza senza mai essersi sottoposte ad un controllo cardiologico preventivo, sempre a causa del pregiudizio che la donna sia immune fino al periodo post-menopausa. Ma in realtà non è così: al primo ecocardiogramma si può evidenziare che è portatrice di una cardiopatia  ipertrofica o di un’altra cardiomiopatia, che impattano nel decorso della gravidanza con rischi per la stessa e anche per il nascituro”

 Nella donna nullipara, invece?

“Nella donna nullipara post-menopausa il rischio cardiaco può essere influenzato dal quadro ormonale, quindi l’inquadramento dal punto di vista ginecologico è fondamentale. Lo specialista ginecologo può predisporre una terapia sostitutiva ormonale in pazienti che vanno incontro alla menopausa con molto sintomi, oppure personalizzare la terapia sostitutiva nelle donne con un rischio cardiovascolare di base elevato (ad esempio le donne con ipercolesterolemia), o di carattere genetico (esempio donne con familiarità per cardiopatia ischemica precoce), magari scegliendo un trattamento con dosaggi minori. Ma questa attenzione di combinare un profilo ginecologico ormonale e cardiologico non è così diffusa, e anche nella fascia di età 30-50 anni che abbiamo selezionato, spesso alcune donne assumono la pillola a lungo termine ma non hanno mai fatto dei controlli cardiologici per stabilire, ad esempio, se l’assunzione di determinati tipi di pillola ha peggiorato il profilo lipidico… e quindi un rischio cardiovascolare”

La depressione e la solitudine nelle donne sono componenti che possono favorire in qualche modo una patologia cardiaca?

“Si, ed è dimostrato in quanto c’è una connessione diretta tra depressione e cardiopatia. Possono contribuire altri tipi di fattori intercorrenti: la donna depressa può curarsi meno o avere uno stile di vita peggiore e quindi ammalarsi di cuore. Ma anche direttamente la depressione favorisce lo sviluppo di una cardiopatia, e soprattutto in quest’era è un aspetto che non andrebbe trascurato, anche perché a volte la depressione implica l’isolamento sociale (indipendentemente dalla solitudine che può essere una scelta) e quindi l’assenza di supporto in caso di problemi cardiologici o della necessità di chiedere aiuto in emergenza…!”

 Qual è l’attualità sulla cosiddetta morte improvvisa?

“La morte improvvisa va distinta: se dipende da un fenomeno elettrico con componente genetica, come nella Sindrome di Brugada, o se conseguenza di una aritmia maligna dipendente da una cardiopatia ischemica. Vi sono stati casi di donne molto giovani esenti da malattia coronarica aterosclerosica, ma con dissezione coronarica ed occlusione di piccole arterie coronariche che, indipendentemente dal calibro possono causare fibrillazione ventricolare e morte improvvisa. L’aumento delle dissezioni coronariche può dipendere non solo dall’aumentato stress che le donne fronteggiano oggigiorno, ma anche da fattori di rischio cardiaci non tradizionali, come ad esempio l’abuso di cocaina che può determinare vasospasmo, che può complicarsi con dissezione coronarica e morte elettrica; altra causa di morte elettrica può essere anche l’uso incontrollato di psicofarmaci. Tuttavia, ci sono delle condizioni geneticamente determinate come, appunto, la Sindrome di Brugada”

Cardiologia interventistica, emodinamica e cardiochirurgia, sono trattamenti in “simbiosi” o vanno ben distinti?

“Oggi i primi due sono da intendersi sinonimi, in principio il termine emodinamica si riferiva allo studio dei flussi all’interno del cuore mediante i cateterismi cardiaci; poi c’è stato uno sviluppo della metodica ad indirizzo non solo diagnostico ma anche interventistico. Oggi, la coronarografia è la parte diagnostica e quando si riscontra una occlusione coronarica si procede con l’angioplastica. La cardiologia  interventistica oggi si è espansa in quanto è anche interventistica strutturale in riferimento alle strutture portanti del cuore tra cui le valvole (aortica, mitrale e tricuspide). La cardiochirurgia è riferita ad interventi eseguiti tradizionalmente a cuore aperto”

In questi casi quanto conta la compliance tra paziente e medico per la buona riuscita di queste metodiche terapeutiche?

“Dal mio punto di vista conta almeno quanto l’atto operatorio, e questo per una serie di ragioni. La conoscenza della propria patologia è fondamentale, ossia il paziente deve essere informato bene su come si intende procedere e dei vantaggi che ne possono derivare dalle metodiche disponibili: l’atto tecnico viene facilitato in un paziente consapevole che, ad esempio, non si agita durante la procedura condotta in anestesia locale. Nel post operatorio, a fronte di una buona esecuzione tecnica, se non si assumono i farmaci correttamente e non si prosegue  con un adeguato stile di vita, si potrebbe vanificare il risultato del trattamento”


Alle pazienti cui è stata fatta la diagnosi di una cardiopatia, quali consigli per la prevenzione secondaria?

“Non ricadere nelle mancate accortezze che hanno portato a una diagnosi e cura tardiva della cardiopatia, anche perché molte pazienti hanno fretta di ritornare  ad assumere i ruoli precedenti della loro quotidianità, incluso quello di caregiver. In buona sostanza non si esce dalla cura ma si entra in un percorso di cura. Ciò a volte viene perso nel lungo termine con l’illusione e/o convinzione che l’evento cardiaco non si ripeta. Tuttavia, c’è da dire che, in media, le donne sono più “responsabilizzate” delle controparti maschili e sono quindi molto attente alla terapia”


Quando e come si accede all’ambulatorio CardioDonna?

“L’ambulatorio è dedicato alle donne tra i 30 e i 50 anni. Si accede una volta alla settimana con l’impegnativa del CUP che rechi la prescrizione di “Visita CardioDonna”. La parte ulteriormente “nobile” di questo ambulatorio è stata la parte interventistica (di cui mi sono occupata in modo diretto come responsabile), riuscendo a garantire alle donne che accedevano a questo ambulatorio la presenza di una équipe totalmente femminile. Il progetto CardioDonna è dedicato a questa fascia d’età ma al Mauriziano l’attenzione è rivolta a tutte le donne, e questo con l’obiettivo di diffondere un messaggio culturale… che vale anche per i colleghi cardiologi, e per tutte le altre pazienti di tutte le età; e di questo ringrazio personalmente la direzione generale e sanitaria, ruoli ricoperti al Mauriziano da donne di assoluta eccellenza, le dott.sse Franca dell’Occo e Maria Carmen Azzolina, oltre al mio primario, il dott. Musumeci”

Qual è il suo punto di vista sul ruolo della divulgazione giornalistica per questo argomento?

“Oggi si fa molto di più dal punto di vista della conoscenza, la quale a mio avviso dovrebbe però essere più integrata coinvolgendo più specialisti, affinché non siano informazioni occasionali ma capillari. Sarebbe anche utile avere un grado di consapevolezza un po’ più elevato in tutte le fasce d’età. Non meno utili, inoltre, gli eventi da dedicare a questi temi coinvolgendo non solo i mass media ma anche la popolazione in genere, per una migliore ricettività e quindi per una sana prevenzione primaria, e questo indipendentemente da una visita medica”

La S.C. di Cardiologia è diretta dal dott. Giuseppe Musumeci. L’ambulatorio CardioDonna è contattabile dal lunedì al venerdì dalle ore 8.00 alle ore 16.00 allo 011/508.2470.


UN PARTICOLARE RICONOSCIMENTO ALLA CARDIOLOGA ARANZULLA


Nei giorni scorsi nella sede del Consiglio Regionale del Piemonte, con una cerimonia sobria ma corredata di manifestazioni d’affetto, la dott.ssa Aranzulla è stata insignita del Premio Marcellina Gilli 2025, istituito dallo stesso Consiglio Regionale e dalla Consulta femminile regionale. Nel corso della cerimonia, oltre a ricordare le più importanti e significative note curriculari della cardiologa, il presidente del Consiglio Davide Nicco si è particolarmente congratulato con la professionista per il talento dimostrato e per il contributo dato all’innovazione medico scientifica, allo sviluppo e alla crescita del territorio piemontese. «Un riconoscimento bello e doveroso – ha aggiunto – che testimonia quanto il ruolo delle donne sia determinante, efficace, centrale e necessario nei diversi ambiti delle nostre comunità. La società è senz’altro migliore quando a parteciparvi attivamente sono anche le donne ed è quindi necessario che ci creino sempre maggiori opportunità, affinché esse possano esprimere appieno se stesse in ogni ambito del vivere civile». La dott.ssa Aranzulla, oltre al suo curriculum, è una delle Top Ten al mondo: nel 2018 è stata selezionata fra le dieci migliori come cardiologhe interventiste al convegno internazionale C3, Complex Cardiovascular Catheter Therapeutics, che si è tenuto a Orlando, in Florida.

Nella seconda foto l’èquipe interventistica del progetto CardioDonna – Nella terza il momento della premiazione (la premiata è la quarta da destra). 

 


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