In nome della libertà

 

IN NOME DELLA LIBERTÀ 

Nel corso dei secoli molti Paesi hanno dovuto fare i conti con questo diritto per lungo tempo calpestato. E oggi, anche il nostro, civile e moderno, sta subendo analoga esperienza sia pur in forma attenuata… ma lesiva. 

di Ernesto Bodini

Obiettivamente si dovrebbe convenire con quanto sosteneva il filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau (1712-1778): «L'uomo nasce libero, ma ovunque è in catene» (e preciserei: fisiche e psicologiche). Concetto superato? Non proprio, in quanto nel corso di secoli quasi tutte le popolazioni hanno conosciuto questo principio che, in diversi modi, si è concretizzato proprio nella non libertà. In molti casi tale limitazione è stata (ed è) imposta da ragioni religiose e culturali, in altri più politiche con l’ambizione del potere tale da sottomettere i propri simili. Ma a questi despoti chi dà loro il diritto di vietare quello che è concesso dalla Natura (ovvero, da Dio)? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe poter penetrare nel loro “misterioso” emisfero cerebrale, le cui cellule sommandosi determinano assurdi ragionamenti e comportamenti tanto da distinguersi dai loro simili che dovremmo considerare eguali. Pur non addentrandomi nell’ambito della Biologia e della Psiche di cui non ho competenze, vorrei analizzare il susseguirsi di questo “fenomeno” socio-comportamentale che da secoli divide gli esseri umani in “superiori” e “inferiori”. Questa netta distinzione ha visto nascere varie forme di schiavitù e di sudditanza, in alcuni casi palesi e senza alcun ritegno, in altri più attenuate in senso di non limitazione della libertà fisica, ma spesso lesive dal punto di vista psicologico e socio-culturale… Ma cosa significa libertà? Apparentemente la risposta sarebbe univoca: il diritto universale di vivere senza alcuna forma di vessazione e/o restrizione da parte di alcuno, ma alla luce degli eventi che si sono manifestati e si manifestano ogni giorno un po’ ovunque, tocchiamo con mano che siamo tutti potenzialmente soggetti ad una qualche forma di restrizione e quindi di non libertà. In passato molte popolazioni hanno dovuto lottare per conquistare (o riconquistare) il diritto alla propria libertà, persino quella di pensiero, di parola, del proprio credo, etc., spesso al prezzo della propria vita. Si pensi ad esempio alla schiavitù negli Stati Uniti d’America durata per più di un secolo, ossia da prima della nascita degli USA nel 1776, e continuata soprattutto negli Stati del Sud fino al passaggio del XIII Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti nel 1885. Ma già vent’anni prima, dal 1865 il presidente Abramo Lincoln (1809-1865) abolì la schiavitù in tutta l’Unione americana, e questo è uno degli esempi tra i più eclatanti che ha evidenziato quanto tempo è occorso per ottenere la libertà al prezzo di molte vite umane. Ma tralasciando i casi di limitazione della libertà fisica vera e propria, non si può sottacere la limitazione della libertà di vivere anche in un Paese come il nostro, in quanto non si è più liberi di uscire di casa con il rischio, ormai quotidiano, di essere aggrediti o di subire la violazione della propria dimora, e questo vale anche per gli operatori sanitari e gli insegnanti le cui aggressioni verso di loro sono pressoché quotidiane. Ma le nostre Istituzioni (ossia gli uomini che le compongono e che detengono il potere) credono di fare abbastanza per tutelarci? A mio avviso ritengo di no, in ragione del fatto che questo reato incombe su tutti noi (meno le persone che sono sotto scorta, e a volte neppure loro); un dato di fatto in netto contrasto con chi continua a rammentarci i diritti e relativi valori della Costituzione… costantemente disattesi!

Quindi, un Paese libero sì, ma al tempo stesso prigioniero di una sorta di schiavitù “modernizzata” che nemmeno le Leggi fungono da deterrente. E ci siamo mai chiesti, ad esempio, perché le aggressioni ad operatori sanitari e scolastici avvengono in strutture pubbliche e raramente in quelle private? Una domanda sibillina, provocatoria? Forse, ma la risposta è fortemente intuibile. Sia chiaro, nessuno delle Istituzioni vuole mettere a repentaglio la libertà dei cittadini, ma il non riuscire a tutelarli direttamente o indirettamente equivale a privarli di tale diritto… Ma ci sono altre limitazioni alla libertà personale come, ad esempio, le molte persone che vivono sole sono penalizzate nell’accesso ai servizi e alla vita di relazione, quindi non libere, inoltre non si dimentichi tutti i detenuti innocenti la cui libertà è stata infranta a causa di errori giudiziari da parte degli uomini preposti… convinti di tale merito. E che dire dei tanti casi di privazioni (anche della libertà) a causa della burocrazia? Se tutto ciò non è privazione della libertà personale, che cos’è? Queste constatazioni un tempo non molto lontano erano praticamente impensabili, o quasi, ma soprattutto dagli anni ’70 in poi sono sempre più concrete, e pare senza inversione di marcia! È pur vero che il nostro Paese è libero da quel sistema politico-dittatoriale da ben ottant’anni, ma per assurdo oggi ci troviamo a dover subire una non libertà fisica ancorché aggravata, come ripeto, dalla perenne burocrazia. Insomma, un regresso che stiamo pagando a caro prezzo… sia pur con il massimo rispetto per tutte quelle popolazioni che non hanno mai conosciuto la vera libertà! Quindi, relativamente alla nostra realtà, prima di menzionare la Costituzione si faccia menzione e si richiami all’ordine la propria coscienza… e solo dopo si può parlare di vera libertà!

 

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