I "veri" protagonisti della rinuncia e del sacrificio

 

NON DIMENTICHIAMO I “VERI” PROTAGONISTI

DELLA RINUNCIA E DEL SACRIFICIO 

Sempre meno interesse e meno spazio per ricordare chi ha contribuito a dare 

un senso compiuto alla propria esistenza con finalità decisamente umanitarie

di Ernesto Bodini

Tra le molte professioni ed altrettante dedizioni a scopo filantropico nel corso dei secoli molte persone sono state, per così dire, designate dal destino ad assumere un ruolo confacente alla loro personalità e quindi alle loro attitudini, in molti casi sin da giovanissimi. Altre, invece, pur avendo avuto determinate attitudini le circostanze della vita non le hanno “favorite”, venendo così meno (loro malgrado) alla maggiore utilità sociale e umanitaria. Altre ancora, invece, non erano certamente predestinate ad essere particolarmente utili al prossimo, e questo per una serie infinita di ragioni. Per il primo caso la storia ci elenca una serie di personaggi che con la loro dedizione sono stati protagonisti di notevoli azioni umanitarie, non solo dando il meglio di sé con conseguenti risultati, ma anche con l’intento “doveroso e responsabile” di diffondere e sensibilizzare il prossimo affinché il loro esempio potesse essere tramandato a favore della specie. Nel secondo caso, ossia tutte quelle persone che avrebbero voluto essere utili al prossimo per lavoro o dedizione volontaria, le sorti sono state avverse e probabilmente provocando in loro uno stato di impotenza e di sofferenza interiore che, quasi sicuramente, per questa ragione non sapranno mai rassegnarsi. Nel terzo caso, la loro indole non ha incontrato un destino favorevole tanto che il non aver avuto una minima propensione per svolgere un ruolo professionale od una sia pur modesta azione umanitaria non profit, l’indifferenza a mio avviso ha reso più povera o quasi “inutile” la loro esistenza… se non anche la loro presenza nella società. Ma poi vi è un altro esempio che riguarda persone che avendo determinate potenzialità a scopo benefico, sono state ostacolate nell’espletarle creando in loro un senso di rabbia (ma questo termine è forse non corretto) e di frustrazione, come se la loro  vita fosse stata in qualche modo sprecata… In merito a queste considerazioni mi piacerebbe poter elencare tutti quei protagonisti che hanno avuto “un passo in più”, avendo contribuito a migliorare l’esistenza del prossimo, ma mi rendo conto che se partiamo dagli albori dell’umanità l’elenco sarebbe interminabile. Mi limiterò, quale biografo, a citare tre notevoli esempi di grande solidarietà umana che, a mio avviso, dovremmo tener presente e continuare a diffondere di quanto bene abbiamo potuto godere tutti noi. Fra questi l’alsaziano dottor Albert Schweitzer (1875-1965), medico filantropo, filosofo, teologo e musicista-musicologo di fama. Dotato di particolare dedizione, a 30 anni rinunciò ad una solida carriera di cattedratico per diventare medico e dedicarsi agli africani in Gabon, fondando un ospedale e il lebbrosario. Fu prolifico scrittore e organista di fama internazionale, i cui proventi li indirizzò totalmente alla sua opera missionaria, compreso il compenso del Premio nobel per la Pace che gli fu riconosciuto nel 1953. Altro personaggio a me altrettanto caro il sacerdote milanese Don Carlo Gnocchi (1902-1956), che sin dalla adolescenza ebbe la vocazione al sacerdozio che più estesamente si concretizzò con la dedizione al recupero fisico e morale dei mutilatini, prima, e dei poliomielitici poi. Ma non solo. A seguito del conflitto si arruolò volontario negli alpini per seguire i suoi giovanissimi allievi (in parte del Gonzaga di cui era direttore spirituale), erano i suoi ragazzi e non volle lasciarli andare soli al fronte. Il destino lo ricompensò poiché non solo ebbe modo di confortare i suoi commilitoni morenti sul campo, ma si ripromise che al suo ritorno in patria si sarebbe dedicato alle giovani vittime offese dagli ordigni bellici, e successivamente al recupero dei giovani colpiti dal virus della poliomielite. Per realizzare questo impegno fondò la “Pro Juventute Don Carlo Gnocchi” (della quale chi scrive ne è ex allievo), una realtà che ha coinvolto oltre 30 mila tra ragazzi e ragazze. Morì a soli 54 anni ma, non pago del suo interiore servizio, volle che le sue cornee potessero dare luce a due giovani ciechi: Silvio Colagrande e Amabile Battistello (recentemente scomparsa). Un gesto umano assai nobile, si direbbe, ma che assunse un valore altamente sociale aprendo la strada all’era dei trapianti, in quanto prima di allora la Legge italiana non permetteva tali interventi, e neppure la Chiesa si era mai espressa in tal senso. La terza figura a me altrettanto cara, che ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere personalmente, riguarda il prof. Albert Bruce Sabin (1906-1993), un medico polacco, naturalizzato statunitense, il quale divenne medico e in particolare virologo e microbiologo, il cui merito fu quello di aver realizzato il vaccino contro la poliomielite, malattia endemica che nei primi anni del secolo scorso e sino alla metà dello stesso, mieteva molte vittime con decessi per insufficienza respiratoria ed altrettante con paralisi degli arti. Quindi un ricercatore, un cattedratico, uno scienziato che ha concluso la sua opera professionale ed umanitaria rifiutando di brevettare la sua scoperta, affinché il  vaccino (che porta il suo nome) fosse accessibile a tutti i bambini del mondo: da allora ad oggi si calcola che ben oltre 2 miliardi di bambini e adulti sono stati vaccinati e preservati dal rischio di contrarre il virus. Il lettore noterà che nella prima parte dell’articolo mi sono espresso al passato, ma ciò non toglie che altri protagonisti del medesimo valore hanno contribuito a favore dell’umanità in tempi più recenti e, anche in questo caso, credo che l’elenco non sia tanto modesto. Vorrei concludere che il ricordo dei personaggi che ho menzionato, dei quali da tempo ne curo la biografia con passione e immedesimazione, venisse ospitato nelle Assise delle università od altre sedi pubbliche per iniziativa di cattedratici, biografi, letterati, umanisti e antropologi e, se non privi di sensibilità, anche di quei politici che hanno il potere di organizzare tale iniziativa… anche se far rievocare questi protagonisti solitamente non dà loro sufficiente lustro.

Nella foto da sinistra: A. Sabin, Don Gnocchi, A. Schweitzer


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