Carenza di valori etici...

 

CARENZA DI VALORI ETICI NELLE INIZIATIVE SOCIO-CULTURALI 

Vale ancora la pena proporsi spontaneamente? I tempi sono cambiati come anche gli interessi di chi potrebbe considerare volontà e capacità altrui.

di Ernesto Bodini

In questi ultimi anni, quindi anche prima dell’evento della pandemia da Covid-19, in più occasioni mi sono proposto un po’ ovunque quale relatore (non profit, anche se non famoso come la società d’oggi richiederebbe) su vari temi di mia competenza. Premesso che tali mie proposte le effettuavo per iscritto con tanto di qualifica e di incondizionata disponibilità per data e orario, da quasi tutti i destinatari, del Piemonte in particolare, raramente ho ottenuto un minimo cenno di riscontro, e questo sta a significare una grave carenza di etica epistolare, cattiva educazione e di non considerazione in quanto Persona/Concittadino/Professionista… che però non vanta una certa notorietà. Per queste ed altre ragioni ne ho dedotto una decadenza del buon intendere i rapporti sociali, aggravata dalla supponenza dei destinatari interpellati, sia essi politici che rappresentanti di istituzioni varie, di associazioni culturali e di volontariato in genere. Per contro, pur non avendo io alcuna velleità dell’apparire, anche nella nostra realtà piemontese prevale il “vezzo” delle conoscenze, delle aderenze, delle simpatie, delle personali convenienze, alla lunga poco conta se i “favoriti” siano meritevoli di essere considerati e accolti; una ipocrisia che alimenta quello stato d’essere sociale che esprime da parte di coloro che alla resa dei conti nulla valgono con immaginabili conseguenze. I vari mass media, la pubblicità e i diversi social danno sempre più lustro a chi può rendere (sotto ogni forma), poiché l’immagine si impone sempre e dovunque. Ricordo che sino a vent’anni fa o poco più, sia a Torino che altrove, chiunque avesse avuto da proporre qualche iniziativa socio-culturale, anche di un certo impegno e senza rivestire un importante ruolo, era in genere ben accolto e quasi sempre il pubblico non mancava, come pure le cronache ne davano volentieri notizia; un modo di intendere di apprezzare non solo gli argomenti proposti, ma anche la buona volontà di far conoscere il proprio “sapere” con i presupposti della condivisione e del piacere di stare insieme. Poi, come si suol dire, passano gli anni, la gente cambia anche per via della forte influenza di certi media e di certi interessi, ciò vale a dire: se mi procuri pubblicità o sei presentato da qualcuno che conta ti invito ad esporre, diversamente ne potremo riparlare… (ma in genere non c'é mai seguito!). E oggi, ci lamentiamo se la società è costituita da persone che valorizzano di più chi fa divertire anche senza produrre una reale cultura e un minimo di benessere sociale in senso etico, cui seguono episodi di cronaca che lasciano molto a desiderare. Dunque, a mio avviso si è evoluta una società dai falsi miti e dagli altrettanto falsi valori che sono causa (lo si voglia ammettere o meno) di molte delusioni e altrettanti dispiaceri, e quindi di una retrocessione etico-morale e culturale che trent’anni fa non avrei immaginato.  Ma l’uomo che ha una propria etica e che non scende a compromessi, e magari è anche un inevitabile anticonformista, continua ad assaporare il dialogo con i protagonisti dei propri libri, virtuali ma sinceri che insegnano e non tradiscono; oltre a trasmettere saggezza e umiltà che molti contemporanei d’oggi hanno perso! Concludo affermando, come  sosteneva Luigi Pirandello (1867-1936), che nel corso degli anni, anch’io nel mio tragitto socio-culturale ho incontrato molte maschere e pochi volti.


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