Anche i disabili hanno diritto ad un lavoro...

 

L’IMPRENDITORIA LAMENTA CARENZA DI PERSONALE…

Ma nessuno considera che ci sono molti disabili disoccupati, e che

 purtroppo si preferisce non avere come dipendenti. Eccezioni a parte.

di Ernesto Bodini

Da sempre politici, sindacati e associazioni ci informano del loro impegno nell’affrontare questo o quel problema, ma altrettanto costantemente non se ne viene quasi mai a capo. E ciò sia perché i problemi sono tanti e di notevole rilevanza sociale e sia perché costanti sono le divergenze tra chi è parte in causa nell’affrontarli per risolverli. Prendiamo ad esempio l’eterno problema del diritto ad un posto di lavoro per le persone disabili, il quale è sancito dalla Legge 68/99,  nota  come "Norme per il diritto al lavoro dei disabili", che mira a favorire l'inserimento e l'integrazione lavorativa delle persone con disabilità. Questa legge prevede l'obbligo per aziende pubbliche e private con un certo numero di dipendenti di assumere una certa percentuale di lavoratori appartenenti alle categorie protette, tra cui persone con disabilità. In Italia, si stima che ci sia circa un milione di persone con disabilità disoccupate o in cerca di lavoro. Questo dato è significativo se confrontato con la media europea, dove il tasso di occupazione delle persone con disabilità è di circa il 50%, mentre in Italia si attesta intorno al 20%; quindi solo il 32% delle persone con disabilità è occupata. Ma ad ogni presentazione ufficiale di imprenditori per fare il punto sui bilanci di fine anno delle proprie aziende, o per presentare innovazioni e piattaforme aziendali, nel citare l’aspetto riguardante la forza lavoro e relativi problemi, mai citano se tra il personale hanno dipendenti con disabilità e, in caso positivo, non è dato a sapere se l’assunzione è stata spontanea o per “imposizione” di Legge. Ma neppure i sindacati quando scendono in piazza a reclamare questo o quel diritto, ed ulteriori preoccupazioni per il futuro dei lavoratori, mai un cenno ai disabili disoccupati sia pur dotati di capacità mansionarie residue o totali. Da notare che oltre alla Legge anche la Costituzione garantisce per tutti (quindi senza alcuna distinzione) il diritto al lavoro, non solo in quanto principio ma anche, ovviamente, per il proprio sostentamento. Se decenni fa con la (analoga) Legge 482/68 per assumere una persona disabile bisognava imporlo al datore di lavoro, oggi anche con la Legge 68/99, per certi versi simile, la situazione non è mutata… anzi, l’attuale normativa prevede una scappatoia: l’imprenditore privato che non intende assumere un disabile preferisce pagare una multa. Attualmente, in considerazione del calo demografico e dello scarso ricambio generazionale, mi sembra che si rasenti l’assurda incongruenza nel non considerare la forza lavoro delle persone disabili, e anche se non tutti possono occupare certe masioni, sicuramente sono collocabili in diversi altri ambiti; tra questi la spontanea nascita di ccoperative sociali, oltre a considerare le opportunità da parte delle Pubbliche Amministrazioni le quali, detto per inciso, sono tenute anch’esse ad assumere una certa percentuale di persone con disabilità.

Ma purtroppo, va detto che anche nel comparto pubblico le persone che sono affette da una certa disabilità, specie se psicofisica, pare non essere gradite e questo è un ulteriore oltraggio alla loro dignità, oltre ad essere in antitesi con i principi costituzionali e relativa Legge. A mio avviso, giacché parlo per diretta esperienza (ormai superata da tempo avendo saputo impormi) sia pur relativa al comparto privato, è che le Istituzioni Pubbliche (politici compresi) preferiscono la via dell’assistenzialismo, una scelta che non rende e umilia ulteriormente rispecchiando il cristiano principio della carità… come se non si fosse mai superato quel fatidico periodo dell’Ottocento. Ma nel frattempo le associazioni di categoria cosa fanno? Sono anni che non sento e non vedo alcun scudo levarsi in difesa di questi potenziali e in parte reali lavoratori, come pure  parte degli interessati sembrano adagiarsi preferendo una forma assistenziale di sostentamento. In buona sostanza, non si è mai superato il concetto della cultura del diritto per i più indifesi, e di ciò a parer mio ne sono responsabili la politica, e in gran parte la grande famiglia degli imprenditori così come delle Istituzioni pubbliche. Un’ultima osservazione. Le famiglie particolarmente abbienti con figli disabili, nella maggior parte dei casi non si pongono certo questo problema, e ciò è un insulto (sia pure indiretto) nei confronti di chi non ha possibilità economiche, non volendo garantire loro un posto di lavoro e accontentarsi della elemosina dello Stato. Se questa è democrazia Dio me ne scampi e liberi: in proporzione era forse meglio l’Italia di fine Ottocento e primi Novecento… almeno c’era la “scusante” che non esistevano opportune Leggi e la Costituzione era ancora un lontano miraggio!


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