Uno strano fenomeno socio-culturale...

 

UNO STRANO FENOMENO SOCIO-CULTURALE…

ANCHE IN AREA SUBALPINA

Anche chi non appare ma vuole Essere, non è meno ricco di

quel sapere, “adorato” dalle sue fonti ispiratrici di saggezza.

di Ernest Bodini

 Anche nell’area piemontese da alcuni anni si nota una certa “riluttanza” nell’essere accolti con spontanee e “generose” proposte culturali in ambito pubblico. Pur essendo ancora presente una certa attività di volontariato, espressa un po’ da chiunque, ho notato che da più parti argomenti culturali di una certa importanza sono, per così dire, snobbati, ad eccezione se tenuti da certi personaggi particolarmente intraprendenti e soprattutto se appartenenti a qualche filone politico e/o istituzionale. Nel frattempo continuano ad essere in auge i “detentori del sapere”, preferibilmente se cattedratici o già noti al pubblico e magari con relativi fallower, i quali generalmente sono invitati da chi organizza i loro incontri e talvolta previo compenso. Ora, se contribuire a diffondere cultura bisogna far parte di una certa cordata o avere attinenza con qualche Ateneo o Associazioni, oltre a rientrare in certe simpatie avendo determinate conoscenze, non mi sembrano essere titoli di completa garanzia…, sia perché avere determinate nozioni fa parte del proprio costruito bagaglio, e sia perché i “condizionamenti e le aderenze” (sfacciato opportunismo) talvolta possono ingannare il pubblico fruitore; ciò bene inteso, senza nulla togliere a coloro che provengono da una formazione accademica e/o professionale ricca di conoscenze materiche di tutto rispetto. Questa tendenza, che personalmente ravviso ormai da alcuni anni, si è acuita soprattutto a far data dall’inizio della pandemia da Covid-19, avendo notato in più occasioni una ridotta razionalità nei comportamenti relazionali con difficoltà di intese, e con la conseguenza di una minore obiettività nel giudicare l’importanza di iniziative (anche le più modeste e meno impegnative), sia pur esse finalizzate al contributo socio-culturale tout court. Parimenti si continua ad assistere a volenterose intraprendenze di carattere istituzionale, non certo prive di merito ed interesse sia pur con finalità promozionale… Tuttavia, ben vengano proposte per  diffondere un po’ ovunque ogni personale bagaglio culturale, il cui valore ed utilità a mio avviso sono direttamente proporzionali alle ricadute finali, ossia, a fine ricezione cosa si porta a casa? A mio parere l’era delle grandi firme, come pure gli spazi per autori minori, è andata decrescendo unitamente alla ricchezza di spirito i cui appartenenti di un tempo ci hanno preceduti nell’Olimpo della saggezza e delle condivisioni. Personalmente non sono mai stato sfiorato da particolari ambizioni e tanto meno da invidia od astio, ma l’essere anticonformista legato ad ideali personali profondi mi rende più libero nel fare queste constatazioni, con il vantaggio di mantenere la ricchezza del mio “sapere”, facente parte di un bagaglio che nessuno può spudoratamente condizionare… Ecco che, giunti al XXI secolo inoltrato, la metamorfosi in corso a mio avviso delinea una società povera di valori, che anche certi mass media ed altrettanti politici intendono far credere il contrario. Infine, mi chiedo: vale la pena proporsi pubblicamente per il bene e nel bene a fronte di quella che si può definire “ipocrisia culturale”? Ciò significa che se si appare anziché l'Essere si vale qualcosa, diversamente non si vale nulla: questa è la società d’oggi! Ma ciò nonostante non mancano le cosiddette “ancore di salvezza”, ossia amici che ci parlano anche se non ci possono ascoltare e non ci tradiscono mai, ossia i nostri Libri (si noti la maiuscola) che, albergando nelle nostre librerie, rendono la nostra dimora una reggia dove nessun “usurpatore” può varcare la soglia… se non per condividere. Metafore? Non proprio, se si ama questo credo!

 

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